Maltempo e alluvione, Giorgia Felice (Pd): appello per un Molise alternativo

Esiste un lembo di terra dimenticato e lasciato costantemente ai margini del dibattito nazionale; un lembo di terra, fragile, il più delle volte mero attraversamento per mete diverse e che attira temporanei ed effimere attenzioni solo quando diventa emergenza.
Il Molise è l’emblema di tutto questo e, oggi, dopo i recenti disastri ambientali che hanno devastato la nostra terra, alzarsi in piedi per rivendicare il nostro diritto di esistere e cambiare, diventa un imperativo categorico.
Quelli che nel 2003 erano bambini, oggi sono giovani donne ed uomini di 30 anni, ma null’altro è cambiato in questi 23 anni, compresi gli attori(ni) della nostrana politica e di fronte a tutto ciò non possiamo rimanere ancora una volta inermi.
Appare infatti evidente come l’alluvione e le frane che hanno lacerato il nostro territorio, isolando intere comunità, non sono soltanto tragedie naturali, ma il risultato di anni di incuria, di una assenza di pianificazione, dell’incapacità di prevenire nonché di programmare ed immaginare il futuro: per farla breve, una deblacle totale della politica locale sia a destra che, soprattutto e colpevolmente, a sinistra!
E loro che fanno? Niente! Di fronte all’ennesima emergenza, in pompa magna, con il vestito buono, gli amministratori molisani corrono in prima fila per accogliere gli esponenti nazionali, per scattare una foto, una stretta di mano ed ottenere forse quella legittimazione che evidentemente non trovano più nel rapporto con i cittadini e soprattutto con i nostri coetanei costretti, sempre di più, a lasciare il nostro Molise, traditi ed abbandonati dalla loro cattiva amministrazione, ridotta a strumento utile ai loro spiccioli e miseri interessi personali, onde garantirsi un lavoro e futuro altrove.
Ed è il medesimo schema che abbiamo visto in relazione al referendum sulla divisione delle carriere.
Dopo la vittoria del “No”, molti rappresentanti si sono affrettati a salire sul carro dei vincitori, tentando di intestarsi un risultato che non avevano né sostenuto né interpretato, paurosi di esporsi apertamente in campagna elettorale, per poi ergersi a portavoce degli elettori del “No”, Ma in realtà a tali soggetti non interessano le ragioni del voto, l’importante è curare i propri interessi e favorire parenti, amici e persino nemici pur di garantirsi una poltrona o un incarico e l’eterno equilibrio della loro cerchia ristretta.
Emblematiche appaiono anche le scorse elezioni: nel silenzio generale, quasi assordante, le provinciali hanno regalato un altro seggio alla destra, sette su dieci; una simile disfatta si è avuta soltanto a Termoli con le elezioni comunali del 2024, quando i nostri cari amici di sinistra riuscirono nell’ardua impresa di garantire una maggioranza XXL con 19 seggi all’attuale amministrazione, ovviamente di destra!
Ed in questo grottesco meccanismo di lacci e lacciuoli, favori e poltrone, si consuma la frattura più grave: quella generazionale.
I giovani non sono disinteressati alla politica, ed il referendum ne è stata la prova, ma sono disillusi da questa amministrazione locale, nonché da una “finta sinistra” dei soliti noti, che appare ferma e immutata, incapace di rinnovarsi, di progettare il futuro e garantire risposte alle generazioni future.
Per questo, oggi, mi alzo in piedi e a nome di tanti, chiedo un aiuto chiaro e diretto alla sinistra italiana e prima di tutto a Elly Schlein: non basta parlare di rinnovamento nei congressi o nelle piazze nazionali, non è sufficiente rivendicare una distanza dalle vecchie logiche, se negli ambiti locali e territoriali si continua a tollerare ed alimentare le medesime logiche tribali.
Il Molise oggi è un banco di prova.
Se la sinistra vuole essere credibile, vuole diventare protagonista del cambiamento, deve avere il coraggio di intervenire soprattutto nelle dinamiche locali, nei sistemi chiusi, nelle reti di potere consolidate ed incancrenite, pretendendo trasparenza, apertura e soprattutto un effettivo rinnovamento.
Non si può chiedere fiducia ai giovani, mentre si lasciano inalterati i meccanismi che sistematicamente li escludono; è intollerabile parlare di futuro, se si continua a difendere il presente di pochi.
Serve un cambio generazionale reale, uno spazio per nuove competenze, energie e visioni. Serve il coraggio di mettere in discussione tutte le classi dei dirigenti locali che non rappresentano più da anni le comunità che amministrano.
Giovanni Falcone diceva “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così, solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è, allora, che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”.
Noi siamo disposti a pagare qualsiasi prezzo per il cambiamento, prima di tutto quello della fatica e dell’impegno quotidiano. La scelta ora tocca a voi : intervenire per cambiare le cose oppure continuare a voltarsi dall’altra parte, perdendo definitivamente anche il diritto di lamentarsi.
Giorgia Felice
iscritta al PD – circolo di Termoli


