Maddalena “Lenuccia” Cerasuolo, l’intrepida ragazza delle “Quattro Giornate di Napoli”

di Anna Maria Di Pietro
Coraggio, intelligenza, intraprendenza e amor patrio concentrati nel corpo esile, ma dall’animo forte, di Maddalena Cerasuolo, giovane partigiana divenuta il simbolo di una Resistenza napoletana tutta al femminile passata un po’ inosservata insieme a quella, fondamentale, dei femminielli, appellativo riferito a omosessuali e trans, che spesso venivano confinati o eliminati, e che non si tirarono indietro per liberare Napoli.
Aveva ventitré anni “Lenuccia”, nomignolo familiare, quando decise di partecipare attivamente all’insurrezione popolare per combattere contro i tedeschi oppressori che, in quattro giorni, dal 27 al 30 settembre 1943, dovettero battere in ritirata. Accanto al padre Carlo, antifascista, e a un piccolo esercito di partigiani, combatté alacremente per salvare una fabbrica dall’assalto del nemico.
«[…] Trovai una mitraglietta e sparai, sparai, sparai contro le camionette e i carri armati… Sono passati tanti anni, ma non lo posso dimenticare […]».
Così disse molti anni dopo in un’intervista, con la stessa lucidità di allora, la stessa passione, il medesimo piglio da combattente. E lo disse con gioia, come se stesse rivivendo quei momenti, orgogliosa e fiera.
Ma la sua prontezza fu fondamentale per salvare il ponte della Sanità, unico collegamento con le principali arterie cittadine; le bastò ascoltare una conversazione per capire che i tedeschi volevano farlo saltare, corse a riferirlo ai compagni e insieme lo difesero strenuamente, evitando che i nemici arrivassero sul posto.
Per le sue grandi capacità, il suo spirito indomito e le eroiche imprese, tra la fine del 1943 e gli inizi dell’anno successivo, Maddalena Cerasuolo fu chiamata a lavorare per i servizi segreti britannici, e con il nome di battaglia “Maria Esposito” partecipò a varie e rischiose operazioni, attraversando le linee nemiche e addirittura superandole lanciandosi con il paracadute, tanto da ricevere un “Attestato di Benemerenza” dal Comando Numero 1 della Special Force per il suo contributo alla causa della Libertà. Il 24 maggio del 1946 fu riconosciuta Partigiana, appuntando sul petto una medaglia di bronzo al valor militare.
E oggi, il ponte che svetta sul quartiere Sanità è intitolato proprio a “Lenuccia”, rappresentando non solo un simbolo di Resistenza, ma anche un importante riconoscimento a quella compagine femminile che attivamente ha contribuito alla liberazione di Napoli, visto che è uno dei pochissimi ponti italiani dedicati a una donna.
La straordinaria Lenuccia eroina delle quattro giornate del 1943 in perenne ricordo e ammirazione, sono le parole della targa che la città di Napoli, come un abbraccio, ha dedicato a una straordinaria creatura che, come tutti i suoi compagni di viaggio, non ha agito per fame, secondo il subdolo racconto con cui si è cercato di sporcare la verità, ma per quei valori e principi che la animavano: libertà, amor di patria, giustizia, che hanno dato vita a un atto politico grandioso.


