Legge elettorale, non soltanto meno donne ma anche troppe firme per candidarsi: in Molise occorre il 2,5% dei consensi solo per provare la scalata al Parlamento

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La legge elettorale appena approvata alla Camera dei Deputati, ci consegnerà un parlamento non soltanto più “maschile” essendo caduto l’obbligo per i partiti di rispettare l’equilibrio tra i capilista del 60% massimo per il genere più rappresentato e un minimo di 40% per quello meno.

Non è solo questa la stortura più evidente di questo Melonellum. Che arriva comunque ottanta anni dopo il primo voto alle donne. E arriva dal primo Governo in Italia a guida femminile.

L’altra grande stortura è l’aumento delle firme per presentare le liste da 1500 a un massimo di 6mila. Tutto questo significa che le minoranze quelle vere, rappresentate a volte anche da gruppi con meno di 10 deputati o senatori, non varcheranno più le porte di Camera e Senato. Ci sono tuttavia delle eccezioni: chi ha formato un gruppo nell’ultimo anno di legislatura può presentarne 1500. Esentati tutti i partiti presenti in Parlamento dal 2022.

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Ma cosa significa dover raccogliere seimila firme in poco tempo? Non solo un tour de force per i partiti che ambiscono anche solo a presentare liste per rappresentanza. Ma anche dover raccogliere consensi (6 mila firme dovrebbero coincidere con 6mila voti) che vanno oltre la percentuale di eleggibilità soprattutto in regioni come il Molise.

Dove il numero totale degli elettori è di appena 237mila persone al di sopra dei 18 anni. Significa che ogni partito che vuole tentare di arrivare a Roma deve raccogliere almeno le firme che corrispondono al 2,5% dei voti in totale. Ricordando anche che chi firma per un partito non può farlo per un altro, il numero degli elettori totali a disposizione per presentare liste scende drasticamente.

Che significa questo? Avremo un parlamento non solo più maschile ma con meno rappresentanza. Rischiamo di rivedere in aula gli stessi gruppo politici del quinquennio 2022-2027 e così per sempre fino a che qualcun altro non decida di cambiare di nuovo la legge elettorale. Un fatto gravissimo.