Legge del consenso, Fanelli torna sul tema: chiunque abbia la responsabilitΓ  dica con chiarezza il suo pensiero su questa vergogna

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𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 π‚πŽππ’π„ππ’πŽ π„π’ππ‹πˆπ‚πˆπ“πŽ 𝐄̀ π’π„πŒππ‘π„ π•πˆπŽπ‹π„ππ™π€.

Non si puΓ² definire in altro modo ciΓ² che sta accadendo in Commissione Giustizia al Senato. Torno a sottolinearlo con forza: eliminare il riferimento al consenso non Γ¨ un mero dettaglio tecnico, ma un arretramento politico e culturale che non possiamo accettare.

La violenza non puΓ² essere misurata sulla forza della resistenza della vittima, ma sull’assenza di un “sΓ¬” libero, esplicito e attuale. È un principio di civiltΓ  che mette al centro la libertΓ  della donna. Tornare indietro significa rimettere ingiustamente il peso della prova sulle vittime, esponendole a pregiudizi che speravamo superati.

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Una vera ed amara “vergogna istituzionale”: mentre alla Camera si procedeva uniti sul reato di femminicidio, al Senato la maggioranza ha scelto di frenare su un testo che era giΓ  stato condiviso. È una contraddizione dolorosa rispetto alle parole del Presidente Mattarella sul rispetto e sull’educazione.

Il silenzio non Γ¨ un’opzione, specialmente qui in Molise. Difendere il concetto di consenso significa difendere la dignitΓ  di ogni donna e combattere quella cultura del dominio che va sradicata con urgenza, dalle aule parlamentari fino al nostro quotidiano.

Per questo, invito la Commissione Pari OpportunitΓ  della Regione Molise e chiunque ne abbia la possibilitΓ  e la responsabilitΓ , a pronunciarsi con chiarezza su questa vergogna. Non possiamo restare a guardare mentre vengono messi in discussione diritti che sono alla base della nostra convivenza civile.