Le scuole di medicina in Afghanistan: un mondo solo maschile

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di Antonella Palladino

Le donne soffrono in ogni parte del mondo. Immersi in questo scenario da Terza guerra mondiale, abbiamo dimenticato le mille storie di diritti negati alle donne…

In questo momento storico sono le donne a soffrire maggiormente: nel Vicino Oriente, in Europa, ma sono solo gli scenari di guerra più noti.

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In Afghanistan, dopo il ritiro degli Stati Uniti, frettoloso e condotto in maniera irresponsabile, la questione femminile è più impellente che mai. Risalgono al mese di dicembre 2024 le ulteriori restrizioni imposte alle donne afghane, costrette a rinunciare ad una delle funzioni che, in realtà, anche i più feroci tradizionalisti riconoscono da sempre alle donne: il prendersi cura dell’altro.

Nel 2024, infatti, l’Emirato Islamico dell’Afghanistan ha escluso le donne dalle scuole di medicina, da settori fondamentali come l’infermieristica, l’ostetricia e la ginecologia. Alle donne viene concretamente negato di prendersi cura con consapevolezza e responsabilità delle altre donne e dei bambini. In questo modo, però, anche l’accesso alle cure è gravemente compromesso, considerata la cultura sensibile del Paese e i tabù connessi alle relazioni tra uomini e donne.

Basti pensare che i soccorsi a seguito dell’ultimo terremoto venivano prestati prima agli uomini ed ai bambini, mentre le donne a volte venivano addirittura lasciate sotto le macerie o comunque non curate in assenza di personale di soccorso e medico femminile.

Passa quasi in secondo piano un altro diritto fondamentale, a sua volta negato: quello all’istruzione. Appare del tutto accantonata la battaglia condotta dalla pakistana Malala Yousafzai un po’ di anni fa. Certamente, nel momento in cui la stessa vita delle donne diviene più precaria, pensare ad esigenze più elevate risulta ridicolo.

Purtroppo, però, non c’è salute senza istruzione, per cui i due aspetti sono strettamente connessi.

Naturalmente, il provvedimento si inserisce in un piano più ampio di leggi restrittive iniziato a partire dall’insediamento del governo teocratico talebano, nel 2021, a seguito del ritiro delle forze dell’operazione “Sostegno Risoluto”.

“Per promuovere la virtù e prevenire il vizio”, da allora tutti gli aspetti della vita degli afghani, sociali e privati, vengono di fatto sottoposti a controllo: uomini e donne devono seguire codici di abbigliamento rigorosi, barbe lunghe e corpi interamente coperti, frequentazioni ed amicizie spiate fin nel midollo.

Scorrono spesso le immagini delle donne afghane risalenti al periodo di influenza sovietica, dal governo filorusso del re Zahir Shah all’occupazione sovietica vera e propria. Donne libere, abbigliate secondo i dettami della moda del tempo, viste “sfilare” nella città di Kabul, importante centro accademico negli anni Settanta ed Ottanta.

Tutto, però, è cambiato nel momento in cui gli americani iniziarono a finanziare i mujaheddin, i combattenti religiosi afghani, favorendo l’insediarsi del primo governo talebano. Dopo i fatti dell’11 settembre e la conseguente occupazione statunitense dell’Afghanistan, conclusasi con il ritiro delle forze statunitensi e la nascita del secondo Emirato Talebano, oggi alle donne viene negata l’istruzione secondaria e di conseguenza l’accesso all’università, mentre il corpo femminile abbandona qualsiasi idea di comodità e modernità, e viene nascosto interamente, coperto per non indurre in tentazione.

La voce delle donne in pubblico è soffocata assieme ai loro corpi. Del resto, senza istruzione avrebbero ben poco da dire o probabilmente non sarebbero neanche in grado di raccontarlo.

All’immagine delle donne afghane che passeggiano con le minigonne alla Mary Quant, si sostituisce oggi quella di donne private della libertà di movimento, se non con un tutore.
Nonostante i conflitti protagonisti del nostro presente, non bisogna dimenticare che le donne soffrono, colpite nelle loro esigenze primarie, nei loro bisogni, snaturate e costrette all’invisibilità.

Non si tratta di una situazione circoscritta, perché anche nei Paesi “avanzati” la salute delle donne potrebbe essere in pericolo.

Forse bisognerebbe tornare a leggere libri come “Our Bodies, Ourselves” del 1970, la “Bibbia per la salute delle donne”, e pensare che probabilmente l’involuzione è troppo forte.

Anche in Italia qualche giovane scrittrice ha osato sollevare alcuni aspetti problematici legati al mondo della medicina che, a volte, tende a sottovalutare le problematiche femminili connesse alla sessualità e alla riproduzione. Il riferimento è al libro “Svegliami a mezzanotte” di Fuani Marino, che sottolinea la necessità delle cure e delle terapie anche durante la gravidanza.

L’indifferenza è ciò che distrugge il mondo, poiché l’ignoranza è contagiosa, viaggia e contamina dal basso. Il problema della salute delle donne afghane riguarda tutti e tutte, dalle russe alle palestinesi, dalle africane alle americane…

Ricordando il re Zahir Shah, conviene continuare a combattere per una modernità equa, giusta e responsabile che salvaguardi la salute fisica e psichica delle donne. Per recuperare un’idea sana di modernità, per assurdo, è necessario voltare lo sguardo all’indietro, alle testimonianze fotografiche, ai documenti, alle speranze degli anni Sessanta e Settanta per costruire un futuro dignitoso che non offenda l’essere umano.