Lavorare 13 ore al giorno per 37 giorni, il dramma in Grecia: la denuncia- riflessione della Costituente Comunista

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Di Giovanni Moriello

“Se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorar”, così cantavano le mondine nel 1906, costrette com’erano a stare coi piedi e le mani nell’acqua delle risaie per ben più di otto ore al giorno. Oggi, in Italia, saremmo costretti a intonare lo stesso canto, se solo avessimo ancora la voce e la forza per farlo. La nostra giornata lavorativa è, in verità, ben più lunga.

Non siamo soli, però. Anche in Grecia lavorare otto ore al giorno deve essere sembrato poco a qualcuno, tanto è vero che il governo conservatore guidato da Kyriakos Mitsotakis e dal partito Nuova Democrazia ha varato di recente una norma che consente ai padroni di prolungare la giornata lavorativa a 13 ore per 37 giorni all’anno. Secondo la ministra del lavoro, Niki Kerameos, tale impiego extra sarà consentito solo tramite «un accordo volontario» e verrà retribuito con un aumento della paga del 40 per cento; invece per tutti i sindacati greci, che hanno fatto ben due scioperi generali portando in piazza milioni di lavoratori, si tratterà di schiavitù legalizzata e di un ritorno a rapporti di lavoro ottocenteschi.

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Ricordiamo che i salari in Grecia sono tra i più bassi d’Europa – l’Italia è in ottima compagnia! – e che il Paese è da decenni strozzato dall’Unione Europea, la quale ha sfruttato – dopo averla causata – la famosa crisi del debito per imporre una politica ultra liberista e decisamente capitalista che portasse alla distruzione dello stato sociale. Infatti, tutti i governi che si sono alternati in questi anni, per ripagare i molti miliardi di euro con cui la troika europea avrebbe salvato il paese ellenico, hanno dovuto accettare riforme lacrime e sangue: aumento dell’età pensionabile, privatizzazione di servizi essenziali e di importanti infrastrutture – si pensi alla sanità e al porto del Pireo –, liberalizzazioni selvagge, blocco degli stipendi, ecc. ecc. . In pratica si tratta di un Paese letteralmente a pezzi, in cui l’inflazione è fuori controllo e moltissimi sono i greci che per tentare di sopravvivere sono costretti a fare anche due lavori. In tale situazione la maggioranza di governo non propone affatto di aumentare i salari a parità di ore di lavoro, ma di lavorare di più sotto il ricatto della miseria! Immaginiamo che moltissimi lavoratori del settore privato – a loro si rivolge tale norma – saranno costretti, dalle loro precarie situazioni economiche, ad accettare di lavorare 13 ore al giorno per più di un mese, al solo scopo di avere quattro spiccioli in più per sopravvivere. In questo modo, prendendo i lavoratori per la gola, l’elite conservatore e ultra liberista che governa in Europa e in Grecia scava una fossa sempre più profonda ai diritti dei lavoratori. Ricordiamo, infatti, che la riduzione della giornata di lavoro a otto ore è stata una battaglia storica e gloriosa del movimento operaio di fine Ottocento, come lo sono state quella per la settimana lavorativa di 5 giorni – sempre in Grecia, da alcuni anni si lavora 7 giorni su 7 -, quella contro lo sfruttamento del lavoro minorile, per il diritto di sciopero, per la scuola pubblica ecc. ecc. . Siamo assolutamente certi che i padroni italiani non si lasceranno sfuggire un’occasione tanto ghiotta, e tanto barbara!

Per noi marxisti, questa è l’ennesima conferma, se mai ve ne fosse bisogno, della giustezza delle nostre idee e delle analisi di Karl Marx: quando il capitale ha bisogno di accrescere il suo profitto, il cosiddetto plus valore, ha sempre la possibilità di ricorrere a due strade: abbassare i salari oppure aumentare le ore di lavoro. Ed è esattamene il caso della Grecia! È esattamente il caso di questi nostri compagni lavoratori, che saranno sempre più sfruttati e sempre più ridotti a bestie da soma. La disumanizzazione e l’abbrutimento delle masse lavoratrici sono due condizione senza le quali la società capitalistica non può esistere. Ne ha bisogno come l’aria. Ci chiediamo ai nostri compagni greci, dopo 13 ore di lavoro, che vita rimarrà da vivere? Cosa altro potranno fare? Non avranno il tempo e nemmeno le forze per dare una carezza ai propri figli, per stare con gli amici, per concedersi degli svaghi, per leggere, per viaggiare … Che razza di vita sarà mai la loro, se saranno così tanto alienati dal lavoro e da sé stessi?! Nel Terzo Millennio il capitalismo si regge ancora sulla barbarie e sullo sfruttamento meschino dell’uomo sull’uomo. È un fatto inoppugnabile.

Anche in Italia, compagni e compagne, i lavoratori sono oppressi, schiavizzati, malpagati e sfruttati, quotidianamente ed in ogni settore lavorativo. Il lavoro nero è stato di fatto legalizzato da decenni, quello allo sciopero non è più un diritto intangibile, il ricatto del licenziamento è il pane quotidiano di tutti, la miseria per moltissimi non è più solo un timore ma una crudele realtà!

Come spezzare le catene dello sfruttamento? Come non essere solo braccia e menti che producono il profitto di altri? Come essere padroni della nostra vita? Come essere veramente liberi e veramente felici? La strada che dobbiamo percorrere è la stessa che hanno percorso i lavoratori nell’Ottocento: PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNIAMOCI! PROLETARI DI TUTTI PAESI, COMBATTIAMO! Perché nostre sono le fabbriche, nostre sono le campagne, nostre sono le scuole e nostri sono tutti i luoghi di lavoro! PRENDIAMOCI LA LIBERTA’! PRENDIAMOCI LA VITA!