La storia siamo noi, l’intervento dell’avvocato Fallica: quando i maestri smettono di schierarsi

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L’ avvocato e giornalista molisano Matteo Fallica denuncia un vuoto che si è venuto a creare nella musica contemporanea. Partendo da una frase recente di Francesco De Gregori che in questo momento politico sembra smentire la sua stessa carriera artistica.

“Woodstock – sostiene Fallica- non fu solo un concerto, fu una generazione che si oppose alla guerra in Vietnam. I figli dei fiori costrinsero Nixon a fare i conti con una cultura di pace che nasceva anche dalla musica.

Bob Dylan, John Lennon con Imagine, gli artisti degli anni ’80 mobilitati contro la fame in Africa e contro l’apartheid.
E in Italia? Guccini, De André, Gaber, Dalla, Bertoli.
Canzoni che non erano semplici melodie, ma visioni del mondo.
Parole che educavano ai sentimenti e, quindi, inevitabilmente, anche alla politica.

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Per questo deludono fortemente le parole di De Gregori quando dice “… il palco non è il luogo dove fare morale e provo un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo parla di politica o di questioni internazionali…”

Allora cosa ci ha raccontato fino ad oggi?

“La storia siamo noi” non era forse un invito alla responsabilità collettiva?
“Viva l’Italia” non era una presa di posizione civile e politica?
E “Generale” cos’era, se non il racconto umano e struggente degli ultimi, dei soldati mandati al massacro, delle ferite della guerra?

E ora non ci si deve più schierare?
La storia non l’hanno mai cambiata i neutrali.
L’hanno cambiata quelli che hanno avuto il coraggio di esporsi, come quello studente di Piazza Tienanmen che fermò i carri armati da solo.
Quello sì che era un gesto politico. Quello sì che era coraggio.
Ed è proprio a lui e a quelli che sognano con la musica un mondo diverso, che dedico questo pensiero.
Perché, come cantava proprio De Gregori, “la storia siamo noi”.