La sanità sana, ecco l’ esempio positivo di San Giuseppe Moscati

Di Nicola Zagaria
La liturgia dei santi rende memoria ad una delle figure più amate e ispiratrici nel campo della fede.
San Giuseppe Moscati è stato medico e scienziato, illustre e straordinario nella sua santita’, oltre che per la competenza professionale. Un esempio di medicina e di fede rare nel mondo modernista. Soprattutto nella dedizione umana alla sofferenza, alla povertà, non solo materiale, alle fragilità e alla malattia. Un esempio soprattutto di scienza ispirata dalla profonda religiosità e da doti peculiari che ispira particolarmente l’ordine dei Gesuiti. La sofferenza come rappresentazione dell’altare del Cristo che peraltro assurge a toni intensi di preghiera, da Giuseppe sempre sollecitata, e che preannunciano la prossima settimana Santa. Una sintesi religiosa fatta di credibilità, umanità e umiltà al servizio degli altri. Un modello in cui si fondono propietà che il mondo di oggi fatica a comprendere in ogni suo aspetto, richiamando alla coerenza dell’impegno nella cura del corpo ma anche spiritualmente. Oggi più che mai questi messaggi risuoano nelle riflessioni di tutti coloro i quali maggiormente sono coinvolti a ricercare nella espressività della sua figura. Rappresentando degnamente e soprattutto un modello di medicina, di professionalità sanitaria, di umanità santa che deve smuoversi dal ricordo per rendersi invece attuale. Tanto più in un mondo affetto da modernismo estremo, liberismo, nichilismo e materialismo totalmente privi di significato. Vivere una malattia e una professione possono e devo ispirarsi necessariamente a qualcosa di più profondo rispetto alla mercificazione dominante dei ruoli e delle necessità dell’essere e dell’ammalato, oggi più di ieri. Lungo i vicoli dei quartieri degli Incurabili di Napoli, tra le innumerevoli guarigioni miracolose e aneddoti, ogni giorno faceva il suo giro tra gli indigenti donando prestazioni gratuite e denaro e ogni altra utilità secondo necessità. Non si arricchi mai veramente. Essere medici e professionisti della sanità, oltreché uomini santi, rappresenta vocazioni e carismi personali da coltivare e non lasciare al caso di personalismi rari per quanto straordinari doni. C’è solo da imparare e riflettere nel nostro quotidiano.
Cito Giuseppe così:
“Io non separo mai la scienza dalla fede, per me la medicina è un dono di Dio. Non sono ricco, ma ho una ricchezza che non si vede, quella di poter aiutare chi ha più bisogno di me. Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio. Chi salva una vita salva il mondo intero”. Una preghiera per tutti noi, per gli ammalati e chi loro si dedica con passione e amore. Buona Pasqua.


