La mia piccola patria, Marco Damilano a Campobasso: il dualismo Meloni -Schlein è già il cambiamento

Scritto da
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

Marco Damilano con “La mia piccola patria” torna in Molise, dove è già stato ospite di Federico Pommier a Casacalenda con la rassegna Molisecinema. Sul palco con loro anche Antonella Presutti.

Il volume, uscito a fine 2023, ripercorre attraverso la citazione di alcuni film rappresentativi, la storia dell’ Italia dal secondo dopoguerra fino al 2023.

Ogni capitolo del volume rappresenta un decennio. Tutti ripercorsi ieri sera a Campobasso nella sede dell’ ex Gil con la visione di alcuni spezzoni dei film citati. Proviamo a ribaltare la situazione.

Pubblicità

Marco Damilano, da sostenitore del femminismo forse più di tante donne, ha visto nel dualismo al potere di Meloni e Schlein un segnale positivo per le donne.

“Meloni – Schlein è già un cambiamento – ha sottolineato Damilano- in una politica e in un giornalismo che sono molto maschilisti. La differenza è che per Meloni è più facile essendo donna di apparato mentre la strada per Schlein è più in salita rappresentando l’opposizione”.

Il tema è stato introdotto dalla visione di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi unico non nominato nel libro di Damilano perché postumo.Da questo spezzone nasce la riflessione sulla morte sui campi di Paola Clemente, morta di fatica con il cuore spezzato nel 2015 nei campi di Andria a 49 anni e con tre figli a carico. Senza mai smettere il ruolo di mamma, sotto il sole del 13 luglio. Dopo il suo decesso fu varata la legge sul caporalato. In una Italia, quella degli anni 2000 in cui si muore sul lavoro, di lavoro e di suicidio nelle carceri. Una Italia dove si continua a tradire le promesse dell’ articolo 3 della Costituzione. Scritto perché si dava per scontata la non realizzazione.

Il film di Paola Cortellesi che riprende l’ Italia del 1946, quella che per la prima volta ha portato al voto le donne ed esce devastata dalla seconda guerra mondiale.

Un altro riferimento alle donne nel libro di Damilano lo troviamo anche riferito a Franca Viola, la donna di Alcamo che per una sua battaglia personale, quella di non sposare il suo violentatore, ha permesso all’Italia una spinta per cancellare il delitto di adulterio ( previsto solo per le donne) , il matrimonio riparatore e nel 1996 lo stupro riconosciuto come un reato contro la persona.

Citato anche il partigiano Pintor morto saltando su una mina. Suo fratello Luigi Pintor diventa famoso come il più grande dei titolisti del manifesto.

Poi la carrellata di film iniziando da” C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola che uscì nel 1974 parlando dell’Italia del dopoguerra risaltando una Italia dove la semplicità vinceva sugli intellettuali. Dove il personaggio di Stefania Sandrelli si innamora di quello di Nino Manfredi perché sceglie la purezza. Era quello lo spaccato di una piccola patria genuina rappresentato quando il sistema politico entra in crisi ma la società anni 70 era molto vivace.

Poi c’ è “La dolce Vita di Fellini” che esce nel 1960 nell’ anno delle Olimpiadi di Roma che arrivano in autunno. Racconta del miracolo economico di una Italia che produceva più della Germania Ovest. Ma nel 1960 fu, dopo 15 anni, ci fu il primo rischio di una scolta a destra con il Governo di Fernando D’ Ambroni appoggiato anche dal Movimento Sociale Italiano.

Gli anni 60 rappresentano anche la nascita della televisione con i suoi stereotipi dovuti alla telegenia. Vediamo tutto questo nel film “Guglielmo il dentone” di Alberto Sordi.Una persona non avvenente ma molto capace. Che nonostante il suo difetto fisico non veniva messo da parte perché era un uomo che rappresentava la meritocrazia.La TV in quell’ epoca fu motore di unificazione. Nel 1994 produce Berlusconi che con Fininvest prima e mediaset poi è lui stesso la TV commerciale.

Poi c’ è ” Trevico Torino” sempre diretto da Ettore Scola che rappresenta la disillusione di un operaio Fiat che parte dal paese dell’ avellinese ( patria di Scola) per raggiungere Mirafiori.Realizza lo stesso che i poveri restano tali perché il sistema vuole così. Non vuole che si arricchiscono ma che restino schiavi nelle fabbriche.

Successivamente è stato analizzato il primo film di Fantozzi del 1975, anni in cui la politica cambiava con il divorzio, l’ aborto e altre leggi sui diritti civili.Ma la brutta notizia era che all’impiegato medio la rivoluzione non era arrivata. Fantozzi non era altro che il prototipo di coloro che scrivono oggi sui social, che non credono a nulla e che non vanno a votare.

Nel Divo di Paolo Sorrentino tramite il racconto della vita di Andreotti si vede la nascita, il momento più splendido e la morte del sistema partitico come pensato nella prima Repubblica. Viene fuori che non è vero che “il potere logora chi non ce l’ ha ” come disse lo stesso Andreotti ma logora chi ce l’ ha come lui stesso e Craxi perché cercando di mantenerlo a tutti i costi, si trovarono a governare un Paese che non conoscevano o che fingevano di non conoscere.

In ultimo in “Habemus papam” di Nanni Moretti del 2011 viene analizzato il ruolo della Chiesa. Con una profezia difficile da azzeccare: le dimissioni di Papa Ratzinger che si sentiva inadeguato rispetto alle proprie responsabilità in una Chiesa che ignorava il cambiamento della società.