La lezione di femminismo della senatrice Valeria Valente: il consenso nel rapporto sessuale è fondamentale. Il lavoro e la politica devono essere a misura di donna, basta visioni al maschile

Scritto da
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

Una vera e propria lezione femminista. È quella che ci ha dato nella serata di ieri a Campobasso, la senatrice Pd Valeria Valente.

Nella scorsa legislatura era la presidente della commissione femminicidio. La sua carriera politica è iniziata da Palazzo San Giacomo a Napoli, sua città di origine, dove era l’unica donna in consiglio comunale su 60 uomini.

“La scuola femminista – ha sostenuto nella sua arringa- mi ha insegnato a non scimmiottare il maschio, ma proporre una visione diversa, femminile e femminista”.

Pubblicità

Ed è così che ha portato avanti la sua carriera politica, opponendosi al “modello Meloni” che invece scimmiotta il maschile.

Il problema delle donne nel mondo del lavoro secondo Valente non è soltanto legato al ruolo di cura, nel quale vengono confinate le donne soprattutto nel nostro meridione. Ma soprattutto al mondo del lavoro ancora troppo declinato al maschile.

Soprattutto con i tempi ma anche con le modalità con le quali si deve puntare a far carriera.

Femminismo significa invertire il passo. Si certo in famiglia ma anche nei partiti politici. Bisogna andare oltre il concetto che il pubblico è maschile e il privato è donna.

E bisogna farlo anche nei partiti politici. Soprattutto nel Pd. Dove non basta avere una segretaria nazionale femminista. Ma bisogna lavorare nei territori. Qui in Molise ha lodato il lavoro di Micaela Fanelli e di Bibiana Chierchia, ma allo stesso tempo ha ritenuto fondamentale partire dai territori per ottenere la parità effettiva.

Prima del convegno moderato dal segretario medio Molise Salvatore Tronca, la abbiamo avvicinata.

Dopo la prima parte dove ci siamo occupate del lavoro delle donne abbiamo parlato anche del ddl stupri, modificato dalla senatrice Giulia Bongiorno. Valente ha confermato: il consenso è solo quando si dice sì. Perchè qui non si parla solo della violenza fuori casa ma anche di quella che può avvenire all’interno del matrimonio, dove il consenso non deve essere sempre scontato.