La guerra dei dazi, la visione della Costituente Comunista: la bilancia commerciale Usa è in rosso da troppo tempo

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Il capitalismo certamente non disdegna guerre tradizionali, anche se ormai differenzia gli obiettivi rispetto al passato più remoto: non più soltanto conquiste territoriali, ma accaparramento del business della ricostruzione, carburante indispensabile al capitalismo sempre più bramoso di accrescere la sua macchina produttiva.
Non bisogna quindi certo stupirsi se qualcuno definisce guerra dei dazi le recenti manovre trumpiane in materia di commercio internazionale.
Il presidente USA in questa logica doveva fare qualcosa perché la bilancia commerciale statunitense è in rosso da troppo tempo e questa è una condizione non sostenibile nel sistema capitalistico; perché esternalizzare la produzione in Paesi più “poveri” è un grosso profitto per tutti i padroni e certo non fanno eccezione gli americani, ma alla lunga il PIL ne risente; perché questo genera disoccupazione interna e alla lunga questo si paga in un sistema elettorale; perché la medicina più immediata sarebbe stata una svalutazione del dollaro, ma questo avrebbe danneggiato l’immagine di un presidente appena eletto che si era presentato come il profeta della rinascita.
In Italia ovviamente si è scatenato un feroce confronto tra gli attori, ma sarebbe meglio dire i commedianti, della politica italiana, già impegnati anche nel confronto sul “riarmiamoci e partite, ordinato da Bruxelles.
Comico l’atteggiamento della coalizione di governo che sull’argomento è riuscita a votare in tre modi differenti in Europa: Forza Italia a favore, Lega contro e Fratelli d’Italia astenuti. Il PD ha fatto addirittura meglio riuscendo a spaccarsi in un solo partito per poi trovare una miracolosa unità (più o meno) sulle stesse posizioni di Forza Italia.
Ora tutti si interrogano su come rispondere ai dazi USA, ma tutte le ricette sono incluse nello stesso perimetro capitalista.
La vera risposta dovrebbe essere fuori da questa logica ovvero creare un sistema che non sia fondato sul profitto, sulla predazione internazionale delle risorse, sullo sfruttamento della forza lavoro, sulla difesa egoistica del proprio mercato a danno di quello del vicino e, paradosso assoluto, formalmente dichiarato amico e alleato.
Questo sistema ha un nome preciso, un nome che evidentemente hanno molti paura di pronunciare, perché è forse uno spettro ma ancora si aggira per il mondo: è lo spettro del comunismo.
Noi non abbiamo paura di pronunciare anzi di gridare questa parola che è la sola salvezza dell’umanità perché una cosa deve essere ben chiara, il sistema capitalista non può autoriprodursi all’infinito perché quando terminerà di divorare ciò che è intorno a esso comincerà a cannibalizzare se stesso, come sta già facendo perché i ricchi ingrassano a danno dei ceti più deboli anche all’interno dei panorami nazionali.
Cercano di mascherare tutto questo sventolando un populismo sovranista ma questo è solo un gioco di prestigio e presto vedremo chiaramente che il capitalismo è solo una tigre di carta.

Costituente Comunista