Alternativa: dove sono i Brunetta del Molise? L’ analisi del coordinatore Zagaria

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Nicola Zagaria ( coordinatore Alternativa Molise)

A volte ci chiediamo il senso della giustizia giusta, nel rispetto dei cittadini. A volte ci chiediamo perché e percome l’amministrazione della Res Pubblica, della Repubblica di queste banane e di Pinocchio, della cosa pubblica in una veste di promotore del benessere collettivo, non funzioni. La DestraSinistra, il male apparentemente incurabile del Paese, non si smentisce mai. Il renzusconismo non è ancora morto. Eppure Berlusconi è morto e Renzi sta lì, tra i papaveri arabi del parlamento. Giusto per citarne i diretti protagonisti principali. Forza Italia non smette di compiacersi e onorare il defunto Silvio. Qualcosa di orribilmente nefasto, se ci si pensa. Si rivolterebbe nella tomba se vedesse oggi il tracollo del Paese e dei nostri territori in svendita totale, consapevole di aver dato ampiamente una grossa mano? Chissà. Le destre non si smentiscono mai. Nel rimpallo di qualche parentesi di governo di sinistra, che quando è lì per caso finisce sempre per fare peggio. E niente stiamo messi così. Nel piccolo Molise, guai a toccarli, tra mammasantissima e padroncini di borgata, tra dinosauri e incapaci cronici. Messi li come le belle statuine e le cariatidi per tutte le stagioni. E allora eccolo il nano malefico di turno. Ve lo ricordate. Il Brunetta. Dopo i danni interminabili di governo non anonimi, ma inanimati, che ci fa’ ancora li? Età 75 anni. Pensionato. Altezza 1,54 cm. Se non è cresciuto fino ad ora insomma. Parliamo di metafore, sia chiaro. C’è poco da fare. Ma c’è tanto da ridere. Almeno quello, amaramente. È stato ripescato ad hoc. In zona cesarini. Ed è stato messo a capo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Competenze ed esperienza. Ineguagliabili. Un organo che proprio in quel misfatto referendum istituzionale del 2016, dopo l’approvazione parlamentare della riforma, quel Renzi voleva correttamente abrogare. Senza riuscirci. Un migliaio di dipendenti in tutto. Un ente funzionale? Detto dai molti praticamente inutile. Diretto dell’economista berlusconiano di ferro dal 2023 per nomina diretta del governo Meloni.
I 64 consiglieri componenti vengono nominati dal Consiglio dei Ministri. Il CNEL, istituito dal lontano 1958 è praticamente un organo consultivo , di parere e di promozione legislativa. Anche per le regioni, in materia prettamente economica e sociale e preminentemente sul lavoro. Totale documenti prodotti in circa cinquant’anni pari a poco meno di 1400. Un po’ pochini. Dato il tema. È stato riesumato alla ribalta per esprimere la notoria opinione sul salario minimo, i cui numeri sono impietosi in Italia rispetto al resto dell’Europa. I costi totali sembrano scesi dai circa 20 milioni di euro l’anno del 2014 a circa 6 milioni. Mica poco, viceversa. Ultimo nevralgico parere negativo appunto, tuonò il Brunetta: “il salario minimo è inutile e non serve a nessuno”.
Ma il misfatto enorme è ben noto. È durata poche ore la telenovela. Innanzitutto una modifica, datata 2024, del decreto PNRR, cuciva su misura la norma che consentiva, al presidente e ai componenti del CNEL, di ricevere un compenso nonostante che dal 2012 fossero stati vietati incarichi retribuiti da parte della pubblica amministrazione a chi fosse in pensione. Non dovevano beccare un centesimo. E invece. Il Brunetta si alza lo stipendio a 310 mila euro l’anno.
Per il CNEL tutto normale in una nota: “il Cnel non ha effettuato alcun adeguamento, se non per propria legittima attività, limitandosi alla doverosa applicazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 135 del 09.07.2025, che ha ripristinato a decorrere dal 1° agosto u.s. il tetto retributivo dei 311.658,53 euro”. Non fa una piega. Mammina Meloni, e non solo, si è incavolata. Ma come piccolo bimbo ti ho fatto già un regalone, che manco meritavi ( immaginiamo abbia detto al Brunetta). E te che fai?! E no. Si torna indietro. E il Brunetta ora si vuole addirittura tagliare lo stipendio. Troppo sgamati. Dopo la scandalosa manovra finanziaria per il 2026 non era il caso di mettere a repentaglio qualche punto nei sondaggi. Abbiamo scherzato. Si accontenterà di 250 mila euro l’anno, il Brunetta. Poi chissà.
Ma dove vogliamo andare con una classe politica siffatta. Non c’è speranza davvero. Continuate a votare questa gente? Ma poi, nel piccolo Molise? Che ghiotta occasione parlarne.
Ma se stanno scappando tutti dal Molise a che serve allora questo CNEL? Chi sono i referenti regionali che si interfacciano con questo che sembra un totem piuttosto che un ente funzionale di riferimento? Il lavoro è una tematica morta in Molise. Dimenticata. Nessuno ne parla. Su cui bivaccano da avvoltoi i politicanti regionali da una vita. Elemosine, precarietà , flessibilità spesso. Perché se non appartieni al cerchio magico sei perduto e non vai da nessuna parte . Se non lontano anni luce da questa terra e dai suoi altrettanto piccoli e grandi misfatti.