La crisi politica regionale specchio del fallimento della politica nazionale del centrodestra e della inutile DestraSinistra

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È ormai palese il totale fallimento della politica del centrodestra meloniano. Ma anche di quello molisano, in parallelo. Poca roba ha fatto questo governo, si spenderà nelle prossime mancette elettorali e galleggerà fino al termine del mandato. Magari ne anticiperà, strategicamente, il termine, dopo aver battuto i record di longevità, che sono fuffa se si guarda il malfatto e il mal tolto. Tagli, tasse e supertasse, altroché accise ci hanno ‘acciso’, straordinario il caro energia e carburanti. Ormai prelevando direttamente dalle tasche dei cittadini, nel loro quotidiano, su beni primari. Basterebbe sciorinare i numeri evidenti, che fanno finta di non vedere. Come basterebbe parlare di IRPEF alla molisana. Vengono i brividi. Il riarmo, che sembra una altisonante e lontana questione internazionale, è diventata il grimaldello con cui si stanno compiendo spaventose oscenità. In fondo si consuma così il paradosso del più atroce fallimento della destre. Tra dazi, gas russo, conversione germanica a industrie belliche, stritolati tra USA, Israele e Ucraina, siamo diventati aria fritta, prostrati come siamo a questa NATO, a questa ONU scenica e questa UE bellicista e bancaria. Si può essere certi che, in barba a chi ha gettato le basi per il fallimento del sistema Italia e ha sbandierato la nota teoria della necessaria cessione di pezzi delle sovranità nazionali, l’unica speranza è mettere in discussione queste logiche e queste appartenenze. Che non sono più scelte, ma ipotesi, secondo molti, irrealizzabili. Tutto sembra essere un insieme di dettami inesorabili da accettare, da destra a sinistra, com’è stato dall’euro in poi, fino ai gironi nostri. Al di là della propaganda, non c’è alcuna speranza per questo governo, nella teoria. Per questo sta garantendosi la sopravvivenza, grazie alla protezione offerta agli sponsor elettorali, alle lobbies e alla cupola che risponde all’agenda cosiddetta del drago ( Draghi). D’altronde i voti è più facile comprarli che convincerli. Destra e sinistra solo l’atra faccia della stessa medaglia. Il più grande errore, che si può continuare a commettere, è pensare che palazzo D’Aimmo a Campobasso, sede del consiglio regionale, sia così distante da tutto questo. Non è distante da Roma, dove si decideranno e imporranno i parlamentari di rito e di comodo, grazie alla nuova legge elettorale, il melonellum. E neanche distante dalla Casa Bianca e da Bruxelles.
Non senza ricordare l’impalpabilità dei parlamentari nel centrodestra, dopo vent’anni di dominio, oggi più che mai parallelo del governo nazionale. Quasi trent’anni per il maximum del parlamento europeo, l’onorevole oggi della Lega. Ci eravamo lamentati del disastro a cinquestelle, all’epoca: c’è chi sa fare di peggio. Anche il governo regionale è al giro di boa. Hanno bivaccato fino ad ora. Proclami continui e un PNRR ancora da rendicontare, che avrebbe dovuto rilanciare il Molise. Ma dov’è? Le pseduopposizioni stanno comode, sanno già di essere perdenti. La recita continua. I civici, tra costruire demagogie, genereranno il solito illusiosimo a destra e sinistra, grazie ai famosi listoni da gioco a nascondino. I terremoti amministrativi e le crisi nelle principali province, Termoli e Isernia, così come nel capoluogo Campobasso, testimoniano un grave malessere. Quello dei politicanti, sempre a caccia di un posto al sole, al coperto. Ma resistono bene a qualsiasi urto e polemica, intoccabili. Al bagnato ci restano i molisani, sempre al palo, mai capaci di un cambiamento, presi dall’astensionisno dilagante e dal becero clientelismo, tipicamente sannita. Quello che è accaduto alla sede vannacciana di Isernia, magari ad opera degli stessi compagni di merende, mortalmente feriti nell’orgoglio del fumo negli occhi, meriterebbe ben altro. Vagonate di letame sarebbero la cosa più utile per questa classe politica e dirigenziale vergognosa, incapace e dannosa verso i diritti dei molisani e il futuro di questa terra. Il destino sembra segnato sempre più precocemente, prima del tempo. Come in Francia. Ma siamo solo in Italia e in Molise.

ALTERNATIVA MOLISE