La Belle Époque parigina rivive nel Museo degli Innocenti di Firenze

Scritto da
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

Di Eleonora Palmese

Una porta d’ingresso a vetri catapulta dal ventunesimo secolo alla Parigi sul finire dell’Ottocento: è così che Firenze dà il benvenuto alla nuova mostra su una delle personalità più interessanti e affascinanti della Belle Époque francese, Henri de Toulouse-Lautrec. Lautrec nasce ad Albi, in Francia, da una famiglia nobile. A causa della malattia, l’artista si allontana presto dalla sua casa natale per trasferirsi a Montmartre e vivere da Bohemien tra le strade dell’oggi famoso quartiere degli artisti. Qui, Lautrec dà vita sfrenata alla sua arte basata sulla riproduzione dei soggetti attraverso la loro essenza piuttosto che sul loro aspetto vero e proprio.
Dopo più di cento anni dalla sua morte, il Museo degli Innocenti del capoluogo toscano riunisce al suo interno alcune tra le opere più famose e caratterizzanti del percorso artistico di Henri. Dopo aver attraversato un portale di immagini dalla Parigi del secolo scorso, ecco che si viene accolti da numerosi corridoi che celebrano la vita e l’opera di questa personalità ritenuta, all’epoca, scandalosa.


Camminando all’interno della mostra si ha la possibilità di entrare in contatto non solo con il Lautrec delle litografie pubblicitarie, ma anche con l’uomo che documentava la vita nei bordelli parigini, portando su carta quelle scene che il pudore dell’epoca costringeva a rinchiudere tra quattro mura. Il percorso nel museo fiorentino si snoda attraverso le parti più conosciute della carriera dell’artista ma anche quelle più oscure: non manca, infatti, la sezione dedicata al periodo trascorso all’interno di un istituto mentale, durante il quale Lautrec disegnò per assicurarsi la libertà.
È un viaggio, quello all’interno del Museo degli Innocenti, che nel lasso di circa un’ora riporta gli ospiti indietro nel tempo, facendo respirare quell’atmosfera tipica della vita bohemien senza risparmiarsi lo sguardo sui tratti più scabrosi che ne venivano spesso celati.
La mostra, disponibile fino al 22 febbraio 2026, è sicuramente da non perdere per gli amanti dell’arte ma anche per chi, incuriosito da quest’ultima, vorrebbe un’occasione per ritrovarsi nella vita di quegli artisti che hanno costituito le fondamenta di un movimento volto a sfidare qualsiasi convenzione sociale dell’epoca.

Pubblicità