L’ editoriale della direttrice Viviana Pizzi: nessun allargamento di Giunta senza prevedere l’ingresso di una donna nell’ esecutivo regionale

Mentre la sanità affonda, i trasporti non ci sono e il Molise risulta tra le regioni con più persone depresse a causa delle condizioni di isolamento nel nostro territorio, a cosa pensa la politica?
In una riunione della scorsa settimana del centrodestra è emerso che si sta pensando un allargamento della Giunta regionale da 5 a un massimo di 7 elementi. Tutto questo evidentemente per permettere alle forze politiche di accontentare ogni singola componente.
Essendo venuto meno, durante l’ era Toma, l’istituto della surroga, non serve nemmeno che entrino a Palazzo D’Aimmo altri due consiglieri.
Ma occorre cambiare lo Statuto della Regione Molise. Quello in cui si fissa a un massimo di 5 il numero degli assessori in Giunta.
Avverrebbe nell’unica regione d’ Italia dove non esiste la nomina di una donna in Giunta.
Infatti gli assessori sono Salvatore Micone, Michele Marone, Andrea Di Lucente, Michele Iorio e Gianluca Cefaratti.
Vincenzo Niro, che detiene l’incarico ai Trasporti è anche il sottosegretario. I due posti nuovi potrebbero andare a Roberto Di Baggio e Stefania Passarelli qualora si riesca a trovare la quadra.
Si potrebbe in questo modo ovviare alla mancata presenza di una donna in Giunta? In teoria sì. Ma la pratica è altra cosa. E andrebbe normata anche questa con un cambio di Statuto. Dove si imporrebbe per legge la presenza nell’ esecutivo del genere meno rappresentato.
Proposte di legge già presentate ma mai accolte dall’ assemblea che invece potrebbe dire sì all’ allargamento numerico dell’ esecutivo.
A noi di Controvento potrebbe andare bene l’ allargamento solo se seguito dal riconoscimento dell’ alternanza di genere nell’ esecutivo. Non è pensabile cambiare lo Statuto solo per aumentare il numero degli assessori senza garantire almeno una presenza femminile.
Non in una Regione, la prima in Italia, dove la Commissione pari opportunità ha nel suo ufficio di presidenza un vicepresidente uomo. Unica in Italia per togliere spazio alle donne e altrettanto unica per non darlo lì dove conta davvero.
Quindi nessun allargamento senza la quota di genere.


