Inizia il mese contro la violenza sulle donne: in Molise troppi conflitti istituzionali tra associazioni che gestiscono i servizi e politica. Il punto della direttrice

È oggi il terzo giorno del mese di novembre. Mancano 22 giorni alla data del 25, in cui si ricordano le vittime di femminicidio.
Sarà di certo un mese denso di appuntamenti, convegni e scarpette rosse.
Ma in Molise proprio in questi giorni si assiste al cambio della guardia nei servizi antiviolenza tra la cooperativa Befree che li ha gestiti per 10 anni o quasi, e Liberaluna Onlus che proprio da oggi sarà chiamata a garantire alle sue assistite un percorso di rinascita.
Lo ha fatto anche prima dell’ aggiudicazione del bando, ma quello a cui è chiamata da oggi è un qualcosa di più.
Si partiva da una piccola sede a Campobasso ed ora gestiscono anche Cav a Isernia, Termoli e Campomarino.
Non è nostra intenzione ritornare sul caso della sede di Campobasso. Non ci interessa se ha ragione la consigliera delegata Stefania Passarelli oppure la sindaca di Campobasso Marialuisa Forte.
Quello che invece critichiamo è la mancanza di sorellanza femminile quando purtroppo ci sono donne in politica che appartengono a schieramenti diversi.
Esattamente come i loro colleghi uomini fanno prevalere gli interessi di parte rispetto a quelli delle donne violentate o dei figli che subiscono violenza assistita.
E questo alla nostra testata, che si definisce femminista, fa davvero molto male. Ora noi pubblicheremo dati e statistiche. Perché ci interessa far sapere quante sono le donne che si rivolgono al servizio antiviolenza.
Quante sono quelle che non denunciano invece è impossibile da sapere.
Tuttavia un centro o una associazione antiviolenza, proprio per rispettare la convenzione di Instanbul, deve assolutamente avere tutto il personale femminile, ma soprattutto non deve associare uomini.
Che è successo nel frattempo a Firenze? Che l’associazione Artemisia, fondatrice insieme ad altre dell’ associazione Dire contro la Violenza, è stata espulsa dalla rete stessa perchè rea di aver associato uomini.
Una cosa inevitabile per chi vìola un patto.
In Molise, almeno in teoria, sia l’associazione Befree che Liberaluna hanno tenuto fede al patto che nei centri antiviolenza non ci devono essere uomini.
Ma nei fatti l’associazione Liberaluna, pur non prevedendo una fusione con Metoo di Pasqualino De Mattia, ha previsto protocolli d’intesa per beneficiare di fondi provenienti dalle campagne di Viva Vittoria sull’uncinetto, per finanziare il centro e aprire la casa rifugio a Isernia, però non ancora attiva.
Il centro Liberaluna, al contrario di Befree Molise, non si è mai dichiarato femminista. La presidente dell’ associazione Liberaluna, direttamente collegata al centro antiviolenza, Zamira Facco, ha anche partecipato al concorso di miss Italia sostenendo che potesse rappresentare l’ empowerment femminile.
Abbiamo già detto cosa ne pensavamo.
Le donne vittime di violenza si aspettano ora che si possa collaborare in rete per il sostegno. Non amano le contrapposizione tra centri antiviolenza e gli sgambetti tutti al femminile. Le scarpette e i convegni non servono se non si lavora tutte insieme.


