Gravina, tre anni di tasse col Governo Meloni: imprese umiliate, promesse tradite

La premier Meloni e il suo Governo festeggiano i tre anni di legislatura vantandosi dei “clamorosi risultati” ottenuti a favore degli italiani e sbandierano imprese italiane “in rampa di lancio”, nonostante la scure dei dazi.
Ma la realtà è un’altra, ed è certificata dai numeri: pressione fiscale al 42,8%, in aumento rispetto al 2024, e un sistema produttivo sempre più in affanno.
La nuova Legge di Bilancio lo conferma: appena 3 miliardi nel 2026 per le imprese, che diventano solo poco più di 7 nel triennio, comprendendo tutte le misure in campo.
Una cifra ridicola se confrontata con le richieste di Confindustria, che ne sollecitava almeno 8 miliardi l’anno, e con le promesse da 25 miliardi fatte dalla stessa premier per fronteggiare l’impatto dei dazi internazionali.
Dopo il flop di Transizione 5.0 e la cancellazione dell’Ires premiale, altra misura clamorosamente fallimentare, il Governo prova a correre ai ripari rispolverando i vecchi meccanismi del super e iper-ammortamento di Industria 4.0, strumenti che già in passato avevano escluso gran parte delle piccole e medie imprese.
Nel frattempo, si rifinanziano timidamente la ZES unica per il Sud e la Nuova Sabatini (supporto acquisti beni strumentali), il tutto con risorse risibili e senza una strategia industriale credibile.
Il risultato è una manovra che non sostiene la crescita, non incentiva l’innovazione e non tutela la competitività del Paese.
Ancora una volta, chi produce, innova e crea lavoro viene lasciato solo dal Governo di centrodestra.
Roberto Gravina (Movimento Cinque Stelle)


