Governo e linguaggio di genere: andiamo controvento continuando sul solco tracciato dall’ Accademia della Crusca e Usigrai

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Il Governo della donna premier, Giorgia Meloni, già ha fatto sentire nelle prime ore il suo vero volto maschilista. In una nota Meloni ha fatto sapere: voglio essere appellata al maschile, il presidente del consiglio.

E immediatamente i più si stanno adeguando. Anche i TG Rai che hanno nel contratto il rispetto del linguaggio di genere per le figure apicali.

Nessun ruolo come quello della Presidente del Consiglio è più apicale. Anche tra le femministe c’è chi è contenta per aver infranto il soffitto di cristallo.

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Peccato però che le schegge stanno già tagliando i piedi delle donne. Negare il linguaggio di genere è maschilista. Significa non riconoscere al femminile la possibilità di arrivare ai vertici. Eppure le professioni umili sono declinate da secoli sia al maschile che al femminile. Cameriere e cameriera è un esempio topico.

Si leggono scempi linguistici come: il primo presidente del Consiglio donna. Il presidente del consiglio e il suo compagno. I più distratti hanno potuto pensare: ottimo il primo premier gay. E invece no: è solo Meloni che ha scelto di essere appellata al maschile negando la sua appartenenza di genere. Mettendo una distanza siderale tra lei e le altre donne: quelle che forse ce la faranno nel 2122. Quelle che non verranno considerate perché “cosa volete di più avete il primo presidente del consiglio donna”.

Controvento non ci sta: continueremo nel solco tracciato da ” Donne, grammatica e media” di Cecilia Robustelli. Continueremo nel solco del manifesto di Venezia, di cui chi scrive è una fiera firmataria. Nessun arretramento, sarebbe anche difficile dal punto di vista grammaticale, tornare a usare il maschile dopo aver usato il femminile per le figure apicali per anni.

Continueremo con ” la presidente del Consiglio” , la giudice, l’ avvocata, la procuratrice, la primaria di reparto ecc ecc.

Seguiremo la linea Usigrai come riporta questa nota.

Rai e genere, Meloni vuole il maschile? Usigrai, no arretramenti Sindacato, direzioni chiedono il maschile, no a obblighi.

“L’avvocato, l’avvocata. Il presidente, la presidente. Mentre l’Italia si sta faticosamente adeguando agli standard europei sull’uso del femminile negli incarichi pubblici e nelle professioni – come dimostra anche la recente scelta della Treccani, che segue le indicazioni già fornite dall’Accademia della Crusca – in molte testate della Rai stiamo assistendo ad un pericoloso arretramento”. E’ la denuncia dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che chiede “allecolleghe e ai colleghi di segnalare eventuali violazioni” Mentre sottolinea che “Ordini di servizio o indicazioni in senso contrario verranno contestati dal sindacato nelle sedi opportune”. Le direzioni, si legge nella nota diffusa dall’esecutivo Usigrai, “stanno chiedendo alle colleghe e ai colleghi di usareil maschile per indicare il nuovo incarico di Giorgia Meloni, perché è lei a chiederlo. Ferma restando la libertà di ogni persona di denominarsi come meglio crede, altra cosa è ilracconto giornalistico. Ricordiamo che il contratto Rai Usigrai contiene al proprio interno il Manifesto di Venezia che fa preciso riferimento al linguaggio di genere, e che la policy digenere aziendale, recentemente approvata dal consiglio diamministrazione della Rai indica di usare il femminile lì dove esista. Nessun collega può essere dunque obbligato ad usare ilmaschile- conclude la nota- anzi i giornalisti Rai sono tenuti adeclinare al femminile i nomi”.