Giallo di Pietracatella, l’opinione della direttrice: no ai processi sommari sui social, recuperiamo il ruolo giornalistico

Mamma e figlia morte avvelenate: ci sono nuovi sospettati. Cosa ne pensate?
Con questo post la trasmissione di Canale 5 “Dentro la notizia” ha avviato l’ ennesimo processo mediatico su Facebook sulla vicenda di Pietracatella.
A morire, lo ricordiamo, Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara De Vita.
Un processo sui social dove chiunque, anche chi non comprende nemmeno la differenza tra sospettato e indagato, può dire la propria e rovinare la vita di persone che poi risultano totalmente estranee all’inchiesta.


In questo caso il tiro al piccione riguarda sempre Gianni De Vita (marito e padre delle due vittime). In altri contesti anche la figlia Alice di 18 anni. In altri la cugina di Gianni e zia di Alice.
Anche il paese di Pietracatella si ribella a questi processi sommari. Ma la ” colpa” se di tale si può parlare, non sempre è dei cittadini che hanno il mezzo social a disposizione.
Ma delle tv nazionali come questa che propongono post dove, per ottenere visualizzazioni e commenti, istigano la gente comune a dire la propria anche a sproposito.
Ma anche di quelle “fonti qualificate” che spifferano verità. Prima dell’ufficialità delle relazioni scritte del centro antiveleni di Pavia.
In questo pezzo non abbiamo novità investigative da comunicare. Per le autopsie bisogna attendere fine aprile, come anche per delle analisi che verranno eseguite a Bari. L’inchiesta della procura di Larino è per ora, ancora senza indagati. E la tv si permette di chiedere cosa ne pensiamo.

Come collega glielo ho comunicato.
“Cosa ne pensate? – inizia il commento di chi scrive sui social- Ma davvero fate? Sono una collega locale ( molisana) e vi ricordo che non ci sono ancora le relazioni scritte del centro antiveleni di Pavia. Non si può chiedere alla gente un processo mediatico e social. È colpa di questi post che il nostro mestiere è stato svalutato negli anni”.
I social ci aiutano a veicolare le nostre informazioni. Ma troppo spesso, come nel caso di Pietracatella, stanno riducendo il nostro mestiere al ruolo di “postini della rabbia altrui”.
Se non si ritrova il centro del nostro lavoro, che è informare non istigare al commento selvaggio, il giornalismo perderà per sempre il ruolo di filtro tra le informazioni e i lettori.
A quel punto non avrà più senso. Ed è quello che chi scrive pensa da tanto tempo. Che un giornalismo spazzatura, senza un minimo di senso critico, ma utilizzato solo per clickbait e processi sommari, ha perso la sua autorevolezza e la sua funzione.
Lasciare liberi e sereni gli inquirenti di fare il loro lavoro è nostro dovere. Come lo è anche la tutela della famiglia delle vittime. Dove, al momento, non ci sono indagati nella vicenda.


