Frana di Petacciato, parla l’ architetto Staniscia (comitato No Frana): progetti e anni buttati al vento, è spaventoso sentire dire che dobbiamo conviverci

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Sulla frana di Petacciato siamo nel momento della crisi annunciata ma non evitata. Ora si parla di movimento da mitigare. Di collegamenti da ripristinare. Ma non della storia di questa frana che, come ci spiega l’ architetto Domenico Staniscia, presidente del Comitato No frana, avrebbe potuto essere trattata con ben altri interventi. Una frana, lo ricordiamo, della grandezza di ben 4 km che insiste sul piccolo comune da ben 110 anni e che torna ciclicamente a danneggiare il territorio.

Abbiamo posto una serie di domande all’architetto Staniscia per chiarire a tutti la complessità del fenomeno ma anche le inerzie di politica e popolazione.

Domenico Staniscia la frana di Petacciato è una criticità ben nota al Molise. Si conoscono ben 110 anni di movimenti franosi periodici?

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Temo che la criticità di cui si parla sia stata percepita solo ora nel Molise. Non credo che se ne avesse piena coscienza nemmeno tra i residenti del comune di Petacciato, cittadini ed amministratori, vecchi e nuovi.
I movimenti franosi ebbero inizio nel 1906, cioè 120 anni fa.
Da allora si contano ben 17 rimobilitazioni (compresa l’ultima del 07.04.2026) con una periodicità, allo stato dei fatti, di 7 anni. In realtà i periodi di calma tra una frana e l’altra si diversificano dalla media aritmetica dei sette anni.
Le cause delle rimobilitazioni non sono mai state esattamente individuate nel senso che non sempre sono legate a fattori locali. Per capirci non sempre la frana si manifesta a seguito di piogge locali molto abbondanti. Per esempio a seguito dell’alluvione del gennaio 2003 la frana non dette alcun segnale di riattivazione.
Le indagini statistiche condotte sulla pluviosità della zona nel corso del secolo scorso, dimostrano che non esiste una precisa correlazione o corrispondenza tra annate molto piovose ed annate poco piovose, nel senso che la frana si è spesso manifestata, nel corso del tempo, anche a seguito di annate caratterizzate da siccità. Le modalità di ricarico delle falde, che entrando in pressione causano le frane, non sono state determinate nel senso che non è stato possibile determinarle, nei cinque anni di studio sulla frana condotti dalla Commissione Tecnico Scientifica che ha studiato il fenomeno tra gli anni 1997 – 2002 e che ha lasciato nel giugno del 2002, alla regione Molise, e da questa al comune di Petacciato, un progetto di interventi urgenti per la stabilizzazione del versante in frana. In altre parole le falde possono ricevere acque provenienti da ambiti territoriali anche molto distanti da quelli locali. I periodi in cui le riattivazioni si sono verificate nel tempo
(soprattutto nei mesi da gennaio a marzo) indurrebbero a ritenere che anche lo scioglimento delle nevi in ambiti montani sopraelevati e distanti possano aver influenza sul fenomenno franoso. Tale era il parere espresso dalla CTS e questa consapevolezza ha indirizzato i criteri di progettazione per gli interventi più urgenti per la stabilizzazione della frana di Petacciato.

Si è già verificata una situazione simile a quella che si sta vivendo dal martedì dopo Pasqua? Quando e quali conseguenze ci furono?

La rimobilitazione ultima ha avuto maggiore rilevanza mediatica per il fatto di aver interrotto l’autostrada. Nelle precedenti rimobilitazione l’autostrada non era stata danneggiata in modo particolare ed il traffico non era stato interrotto totalmente nelle due corsie. Gli spostamenti dei piloni autostradali erano rimasti contenuti entro limiti tollerabili e/o previsti in fase di progettazione dei medesimi. Può darsi che a lungo andare, a seguito dei ripetuti fenomeni franosi, le strutture abbiano cominciato a risentirne in misura maggiore che in passato.
Per quanto riguarda la statale 16 e la ferrovia i danneggiamenti rientrano nella norma, nel senso che sono del tutto simili a quelli che le due arterie ricevettero in passato.
Bisogna ricordare inoltre il fatto che la frana si sia manifestata a ridosso delle festività pasquali e il fatto che solo pochi giorni prima era crollato il ponte sul trigno della statale n. 16 e che ancora si cerca il corpo dell’uomo disperso. Si è quindi verificata una concatenazione di fatti che ha (purtroppo) mostrato ciò che a Petacciato si verifica da 120 anni a questa parte.
Tolti questi eventi eccezionali la frana sarebbe stata vissuta come in passato, con rassegnazione e sfiducia verso tutti i venditori di fumo che, come gli omologhi in passato, vengono a fare passerella.

Lei insieme ad altre persone costituì un Comitato “No Frana”. Come venne accolto a Petacciato e che risultati volevano essere ottenuti?

Il comitato “ No frana” voleva ottenere il risultato di sensibilizzare i cittadini rispetto al rischio frana senza attendere quello che è poi successo il giorno sette aprile 2026. Voleva essere un momento di riflessione collettiva su questo problema per trovare la forza di affermare il diritto alla sicurezza di chi vive queste situazioni. Intendeva anche sottolineare la necessità che il comune si dotasse di un piano di Protezione civile come avviene in tutti i comuni soggetti a rischi rilevanti. Incontrò solo diffidenza ed indifferenza. Addirittura in molti ignoravano, a loro dire, che sul territorio del comune esistesse una frana e le dimensioni e la pericolosità della medesima. Vi fu addirittura chi, rivestendo ruoli di vertice all’ interno dell’ amministrazione comunale, invitava apertamente al boicottaggio delle iniziative intraprese dal comitato “No frana”.
Tra l’altro molti di questi “chi ” ora appartengono alla schiera dei “mitigatori”, a quelli cioè che ritengono la frana troppo grande per essere stabilizzata.
Sulla base di quali studi, analisi, conoscenze ed esperienze non è dato sapere.
Nel complesso ci trovammo di fronte ad un comportamento menefreghista ed opportunista, per non dire altro, da parte di una popolazione che, almeno in quella occasione ha dimostrato di non essere veramente comunità e collettività.

É vero che su questa frana si possono fare soltanto opere di mitigazione? Con determinati eventi si potrebbe fermare questo fronte franoso?

Nelle relazioni e nel progetto menzionato al punto 3, messo a punto dalla menzionata C.T.S., si adoperano termini quali : stabilizzazione, consolidamento e risanamento. 

Il redattore materiale del progetto, prof. Gregorio Melidoro, fu tra i tecnici che progettarono gli interventi per la stabilizzazione della frana del Montagnolo di Ancona del 1982.
Questa frana, gemella di quella di Petacciato, leggermente più ridotta ma per il resto avente caratteristiche del tutto simili alla nostra, dopo la realizzazione delle opere di consolidamento e stabilizzazione non è più comparsa tra gli eventi franosi. E’ stata messa in sicurezza. E’ stata stabilizzata.
Il prof. Melidoro portò a Petacciato un progetto simile a quello realizzato ad Ancona, cioè un progetto per consolidamento e la stabilizzazione della zona più critica della frana. Non si capisce perché ciò che ha funzionato per la frana di Ancona non debba funzionare per quella di Petacciato. Cosa c’entra la mitigazione? Tra l’altro il Ministero e la Protezione Civile dell’ epoca affidarono alla C.T.S. il compito di stabilizzare la frana di Petacciato, segno che tutti i protagonisti dell’epoca (oggi purtroppo scomparsi) erano più che convinti di mettere fine alla frana.
Adesso qualche nuovo “esperto” parla di mitigazione ed esprime il proprio parere ( parere, si noti bene, non il risultato di indagini ed analisi scientifiche condotte in loco e per ben cinque anni) secondo cui la frana di Petacciato non può essere fermata perché “troppo grande”, come se la qualità dei problemi dipendesse dal fattore dimensione.

Durante il governo a cinque stelle furono stanziati 41 milioni di euro per la frana. Quali opere dovevano essere messe a punto e che fine hanno fatto I finanziamenti?

Da quel che risulta al sottoscritto (ne ho il progetto) a qualcuno venne l’idea di spendere 41 milioni di Euro del Patto per il Molise più altri 3 milioni da reperire con “altri fondi” per realizzare un progetto in 4 lotti. Ogni lotto riguardava un quarto all’incirca del territorio in frana ma era sempre uguale a se stesso. Ognuna delle 4 zone doveva essere risanata con una trincea centrale su cui convergevano trincee laterali disposte a spinapesce. La profondità di dette trincee, sia di quella centrale che di quelle laterali era sempre di 6 metri mentre la larghezza, delle une e delle altre, era sempre di 1 metro. La lunghezza complessiva di tutti questi scavi era pari a 17.000 metri (17 Km). Le trincee dovevano essere fornite di tubo drenante e riempite con materiale arido e dovevano avere il compito di raccogliere e drenare le acque piovane, che secondo gli ideatori dell’opera sarebbero state la causa del ricarico delle falde in pressione che provocavano le frane. Quindi il presupposto era che la pioggia locale sarebbe stata il fattore scatenante delle frane, ipotesi non dimostrata ed anzi negata da quanto abbiamo già detto sopra. Una falda penetrata da acqua piovana è una falda freatica, si trova cioè alla stessa pressione dell’aria atmosferica e quindi non entra in pressione. Una falda in pressione non viene penetrata automaticamente dall’acqua piovana. Ma tant’è.  Di particolare questo progetto presentava la grafica di semplicità estrema tanto da poter essere realizzato senza problemi da studenti del terzo anno dell’istituto per geometri ed anche le modalità realizzative. Le dimensioni delle trincee ripetevano pari pari la lunghezza massima del braccio e la larghezza della benna di un escavatore. Sarebbe bastato aggiungere all’escavatore due camion per il trasporto terra e materiali ed una ruspetta per uniformare il terreno ed ecco che il problema frana del comune di Petacciato sarebbe stato subito risolto. Una idea geniale. Naturalmente le idee geniali, com’è giusto, hanno sempre un costo. L’onorario per progettazioni e direzione lavori di quest’opera geniale avrebbe dovuto ammontare, al lordo, a poco meno di  euro 5.500.000,00 (cinquemilioni e cinquecentomila euro). 

Quest’opera, anche per merito di chi ha protestato con parlamentari, governo, autorità locali ecc.ecc. è sparito dall’orizzonte della frana di Petacciato.
Ignoro dove siano finito i fondi, qualora ancora esistenti.

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro lamenta l’isolamento della sua Regione. Cosa pensa di questa situazione?

L’isolamento peggiore è anzitutto quello del comune di Petacciato, poi del Molise e poi, eventualmente di altri. Se il presidente della Regione Puglia intende dare una mano per risolvere il problema frana una volta per tutte a vantaggio di tutte le parti e senza perdere altro tempo prezioso è il benvenuto. Se le sue doglianze sono finalizzate ad altro rischia di essere quanto meno inopportuno.

Secondo lei, rifacendosi al passato, fra quanto tempo potrebbe tornare tutto alla normalità a Petacciato?

Non so rispondere perché a Petacciato, nei fatti, una situazione normale non c’è mai stata, perlomeno dal punto di vista della sicurezza e della incolumità pubblica. Spaventa questa eterna inconsapevolezza o rassegnazione al peggio che sembra pervadere gli abitanti del posto a fronte di problematiche che dovrebbero essere fonte di riflessione e motivo di azione. 

Personalmente penso che la frana di Petacciato, qualora si fosse manifestata in luoghi abitati da persone aventi piena coscienza di sé non avrebbe mai avuto vita così lunga.
Spaventano anche affermazioni del tipo “bisogna conviverci”, riferita alla frana, pronunciate da sedicenti esperti che esprimono il loro “autorevole parere”naturalmente non suffragato da alcuna conoscenza diretta ed approfondita della frana. Né pratica e, verosimilmente, né letteraria. Questi personaggi alimentano un clima di sfiducia invitando ancora una volta alla rassegnazione, all’inazione, alla tacita rinuncia al proprio diritto di vivere normalmente, in sicurezza, come tutti gli altri essere umani. Atteggiamenti del genere fanno ritenere che, come tutte le altre volte, eliminati il prima possibile i danni subiti dalle arterie stradali e ferroviarie principali, tutto il resto, cioè i problemi del costone dell’abitato di Petacciato, delle restanti parte di territorio comunale, della viabilità secondaria del territorio comunale e tutti i problemi della cittadinanza saranno rinviati ad altra data, alla prossima volta. Con tanti saluti. Sono pronto a scommettere che anche stavolta finirà così. E così, finalmente a Petacciato tornerà a regnare sovrana la normalità.

Per comprendere meglio cosa è accaduto negli anni a Petacciato sempre l’architetto Staniscia ha messo a disposizione una relazione del Convegno del 11.12.2017.

Premessa
Nel seguito, per semplicità, mi riferirò sempre alla “ frana di Petacciato” come ad una massa unica ed omogenea, un unico corpo in movimento.
La realtà e la complessità delle cose saranno correttamente illustrate in seguito. Introduzione
La frana di Petacciato è un evento ormai abbastanza noto e studiato dagli esperti che ne hanno ottima conoscenza.
Come spesso accade quanti vivono sul territorio ed in un certo senso la subiscono o ne sono comunque condizionati, ne hanno una conoscenza insufficiente e spesso se ne fanno un’idea sbagliata.
Mi sono occupato della frana negli anni in cui è stata oggetto (per la prima volta nella sua storia ormai centenaria) di analisi e di studi scientifici condotti in loco, sul territorio, in modo completo e sistematico, negli anni che vanno dal 1996 al 2002.
Sono stato assessore in questo comune dal mese di ottobre 1996 al mese di febbraio del 2003.
Fui nominato in giunta come assessore esterno proprio per il mio ruolo di “tecnico” ed in tale veste mi sono occupato di seguire gli sviluppi successivi alla frana del 14 marzo 1996.
Rappresento quindi, mio malgrado, una sorta di memoria storica di alcune vicende relative alla frana di Petacciato. Vicende, a dire il vero, non solo tecniche.

Relazione

1) Definizione giuridica
La frana di Petacciato è anzitutto un evento che condiziona la sicurezza del territorio e della popolazione. Ai fini di protezione civile rientra tra le calamità naturali di cui alla lettera c), punto 1, dell’art. 2 della Legge 24.02.1992 n. 225, istitutiva della Protezione Civile, e successive modifiche ed integrazioni. Secondo tale disposizione la frana di Petacciato era da ricomprendere tra le “calamità naturali o connesse con l’attività dell’uomo che, in ragione della loro intensità ed estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo. 2) Dati utili
Il territorio comunale di Petacciato ha estensione territoriale di circa 3400 Ha (34 Kmq).
La Commissione Tecnico Scientifica, nominata con ordinanza n. 2438 del 15.05.1996, che studiò la frana dal 1996 al 2002, nella relazione generale del giugno 2002, scrisse (forse con qualche ottimismo) che l’estensione del territorio in frana fosse da ritenersi non inferiore ai 350 Ha.
Per avere subito un utile termine di paragone ricordiamo che la famosa frana del Montagnolo, in Ancona, del dicembre 1982, aveva una estensione di 250 Ha.
3) Cenni storici sul comune
Il comune di Petacciato è nato il 30.12.1923. Dal 1421 a tale data è stato frazione del comune di Guglionesi. I luoghi sono stati abitati da tempi remoti e sono testimonianza di continue distruzioni e ricostruzioni stante le caratteristiche di fortezza e di vedetta elevata sul mare.
A seguito dell’ultima devastazione operata dai turchi nel 1690 l’abitato (che nel 1670 contava 56 fuochi, cioè 224 abitanti) restò deserto fino al 1815.
Nel 1816 il latifondista Gaetano D’Avalos, duca di Celenza, cominciò a rimettere in coltura i primi terreni e nel 1818 firmò i primi contratti d’affitto con coloni provenienti dai comuni limitrofi.
La storia dell’attuale abitato di Petacciato inizia in questa epoca. Duecento anni fa.
Possiamo senz’altro affermare che la storia (al massimo bicentenaria) degli attuali abitanti corrisponde solo in minima parte a quella (millenaria) dei luoghi.
Da un punto di vista tecnico questa cosa di per se sarebbe insignificante ; diventa fondamentale dal punto di vista culturale e comportamentale a fronte della sostanziale inerzia da sempre dimostrata verso una calamità che, se non adeguatamente affrontata, porterà, con i tempi dovuti, alla scomparsa totale della parte più antica dell’abitato ed anche di una parte del nuovo.
Per affrontare un evento calamitoso di tale portata è fondamentale anche l’atteggiamento mentale della popolazione, è necessaria la volontà collettiva di far fronte all’evento, è necessario l’apporto della comunità. Sul problema della frana l’apporto della comunità è sempre mancato.
4) Ambito della frana
La frana storica interessa il versante costiero del territorio di Petacciato. A valle, lato mare, la fascia costiera interessata dai movimenti franosi ha uno sviluppo di circa 2.5 Km. Si tratta della zona compresa tra il fosso Cacchione ed il fosso della Torre (oppure, se si vuole, tra i viadotti autostradali Cacchione e Marinelle). Il tratto di essa che nel tempo ha mostrato maggiori segni di instabilità è quella compresa tra le progressive ferroviarie Km 427+671 e Km 429+050.
A monte la frana interessa il coronamento della collina su cui sorge la parte più antica dell’abitato e si estende lungo tutto tutto il costone fino ad arrivare all’incrocio delle strade provinciali 51 (lato inferiore) e 96 (lato superiore) all’inizio della zona PIP verso Termoli.
5) La frana ha sempre carattere retrogressivo
Mi preme però sottolineare che la frana (o le frane) si manifestano sempre e comunque con carattere retrogressivo.
In termini estremamente semplici e per quanto ci interessa come cittadini residenti: il franamento del costone su cui sorge l’abitato è diretta conseguenza di ciò che avviene a valle, non ne è la causa. Il peso delle case sul costone non provoca la frana. La pericolosità di dette costruzioni, vecchie o nuove che siano, consiste esclusivamente nel rischio di essere trascinate a valle con tutto ciò che consegue.
A tale rischio sono quindi soggette tutte le parti di abitato, vecchie e nuove, prossime al ciglio di frana come ha ampiamente mostrato l’ultima rimobilitazione del 18.03.2015 a seguito della quale è stato reso inagibile l’edificio del comune.
6) Breve escursus storico sulla frana
La frana fu rilevata la prima volta nel 1906 dalle ferrovie dello Stato. La tratta ferroviaria Ortona –Foggia entrò regolarmente in funzione il 25 aprile 1864. Tra tale data ed il primo rilevamento della frana bisogna collocare la distruzione del grande bosco di Petacciato. Nel decennio che va dal 1890 al 1900 sul territorio di Petacciato furono tagliati più di 1400 Ha di bosco. Gran parte di quel bosco occupava proprio quel versante.
Nel 1916 le ferrovie dello stato rilevarono una seconda rimobilitazione.
Rammentando che il comune di Petacciato nacque solo nel 1923, è importante menzionare questa seconda segnalazione delle FFSS associandola all’ultima frana del marzo 2015.
La frana del marzo 2015 ha interessato parti di territorio (lato est verso Termoli) che fino ad allora erano ritenute, a memoria d’uomo, al di fuori dell’ambito interessato dai movimenti.
Nella frana del 1916 venne segnalato lo spostamento del binario, con freccia massima verso il mare di 60 cm, lungo due tratti diversi : dal Km 428+190 al Km 429+0.50 (per 860 m) e dal Km 429+419 al Km 429 +907 (per 488 m).
Dal 1906 al al 2015 si contano sedici rimobilitazioni della frana avvenute tutte nei mesi da gennaio a marzo, con le sole eccezioni del 09.05.1936 e con talune piccole riattivazioni dell’aprile 1979 e del 29.06.1991.
La prima segnalazione della frana da parte del comune autonomo di Petacciato risale al 21.01.1932. In una relazione il comune segnala la minaccia portata dalla frana alla “vecchia borgata” e da tale relazione si apprende anche dello spostamento del binario dal Km 428+175 al Km 428+700 e del fatto che l’evento ha reso inagibili parecchie case del borgo più antico.
Nel corso del tempo lungo il versante costiero furono costruite le principali infrastrutture di collegamento su gomma della costa Adriatica : la statale Adriatica e l’Autostrada A14 ed inoltre furono incrementati i collegamenti su rotaia con il raddoppio del binario.
Ad ogni rimobilitazione della frana queste infrastrutture risultano danneggiate ed i collegamenti subiscono interruzioni e ritardi.
A monte, verso il paese, risultano interrotte tutte le strade di collegamento provinciali e comunali.
Gli unici collegamenti possibili possono avvenire solo utilizzando la provinciale 110 nel tratto che va a sud e quindi raggiungere o il fondovalle Sinarca, lato Termoli, o la provinciale per Montenero per tornare sulla costa nel lato San salvo – Vasto percorrendo strade molto simili a mulattiere.
Alle interruzioni stradali si aggiunge sempre il danno al costone su cui sorge il centro storico. Nelle manifestazioni più cruente si aggiunge il crollo del costone lato Termoli con tagli longitudinali profondi sulla strada di sommità ( provinciale 96) e lo sprofondamento, a valle del costone della provinciale 51 parallela alla strada di sommità.
Le manifestazioni più eclatanti, che hanno interessato tutte le infrastrutture e tutti gli ambiti sopra descritti si verificarono, a memoria d’uomo, negli anni 1979, 1991 e 1996.
Nel 1991 furono rilevati, oltre ai soliti effetti, anche la fuoriuscita, in corrispondenza della linea di costa, di una “lingua” di argilla, rappresentante il piede di una delle superfici di rottura, e fu osservata la formazione di alcuni piccoli crateri d’acqua e di melma argillosa.
Infine lo scoglio conglomeratico )di fronte al viadotto Marinelle fu avvicinato di una decina di metri alla linea di battigia per effetto del sollevamento del fondale marino dovuto al movimento franoso. 7) La Commissione Tecnico Scientifica
Il 14 marzo 1996, a distanza di 90 anni esatti dalla prima segnalazione la frana si manifestò nuovamente provocando i soliti effetti quali danni al coronamento, danni ai viadotti autostradali, alla ferrovia, alla SS 16
Adriatica, alle strade provinciali, comunali ecc…
Tutte le strade furono chiuse al traffico fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Di nuovo rispetto al passato ci fu la rottura della condotta idrica irrigua di grande diametro situata al di sopra dell’ autostrada.
Il 15.05.1966 con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2438 e con riferimento agli eventi franosi del comune di Petacciato veniva nominato quale Commissario Delegato il Presidente della Regione proMolise e veniva altresì nominata una Commissione Tecnico Scientifica.
Di detta commissione facevano parte il prof. Vincenzo Cotecchia con compiti di coordinatore ed i proff.
Gregorio Melidoro ed Antonio Vallario come componenti.
Il compito della CTS era quello di : “ …pervenire per mezzo di una campagna scientifica di studi, rilevamenti ed indagini nelle zone interessate dal dissesto idrogeologico, alla elaborazione di un progetto d’intervento di risanamento della frana”. Nessun dubbio, quindi, che la frana potesse essere risanata.
Tale progetto in realtà non vide mai la luce ed alla fine fu sostituito da un progetto preliminare di interventi urgenti da realizzare per la stabilizzazione del versante in frana.
Viceversa la campagna di studi, indagini e monitoraggio fu portata a termine in forma completa. Nel 1999 uno dei componenti, il prof. Vallario si dimise dalla CTS.
I lavori di indagine geognostica furono affidati alla ditta Geotrivell S.n.c. di Mosciano S. Angelo (Te) ed ebbero termine nell’aprile 2002.
Nel mese di giugno 2002 la CTS consegnò copia digitale dei lavori svolti alla regione Molise.
Il comune di Petacciato chiese copia di detti lavori con lettera del 19 dicembre 2022 (prot. 7236) e la regione la trasmise con lettera 20 dicembre 2022 (prot. 11862).
Di questi lavori chiesi ed ottenni una copia che ho conservato e di cui dispongo ancora. 8) I finanziamenti
La suddetta Ordinanza n. 2438 del 1996 stanziava a favore della Regione Molise 500 milioni delle vecchie lire che sommati a:
• 700 milioni lire già finanziati con Decreto n. 466 del 1994 del Dipartimento della Protezione
Civile;
• 1.500 milioni di lire stanziati con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 2621 del 1997, formavano un totale di 2.700 milioni delle vecchie lire, stanziati per gli studi, i rilevamenti dell’area di frana, le indagini e gli orientamenti progettuali;
la relazione generale a firma dei proff. Cotecchia e Melidoro fu completata nel giugno 2022.
La parte più interessante riguarda il progetto preliminare delle opere illustrato nelle tavole di progetto, illustrato nella relazione generale datata giugno 2002 e descritta nel Disciplinare Tecnico. Di questa relazione riporto testualmente quanto di seguito.

9) Il progetto preliminare

  1. INDICAZIONI PROGETTUALI
    12.1. Criteri di intervento
    Dal complesso delle conoscenze pregresse e delle indagini svolte si evince che il versante nord-orientale di Petacciato è interessato da cronici movimenti gravitativi profondi, che coinvolgono l’intera area di pendio compresa fra l’abitato e la linea di costa Adriatica; il piede di detti movimenti emerge a mare ad alcune decine di metri di distanza dalla linea di costa.
    *(Nelle successive rimobilitazioni il piede della frana sembra essere arretrato fino alla battigia. ndr)
    All’interno di questi corpi di frana, le cui superfici di scorrimento superano talora cento metri di profondità (con riferimento ai movimenti più profondi), si rinvengono altri corpi di frana più superficiali, le cui superfici di scorrimento sono comunque dell’ordine delle decine di metri.
    Fra le cause innescanti i movimenti franosi, sia superficiali che profondi, la più importante è rappresentata dalle escursioni delle pressioni dell’acqua nel pendio, sia sotto forma di falde acquifere all’interno dell’ammasso scompaginato, sia sotto forma di pressioni interstiziali propriamente dette all’interno dell’ammasso argilloso; e ciò soprattutto negli strati più profondi.
    Come dimostrano le verifiche di stabilità svolte (All. 12) l’acqua presente nel sottosuolo gioca un ruolo essenziale sulla stabilità del pendio in quanto riduce notevolmente la resistenza lungo le superfici di possibile scorrimento. I criteri di intervento ipotizzati per il consolidamento del versante mirano principalmente a ridurre le pressioni interstiziali nel versante e a ridurre l’infiltrazione dell’acqua meteorica nel sottosuolo. Altra tipologia di intervento è rappresentata dal rimodellamento superficiale del pendio, mediante briglie in gabbioni, al fine di evitare l’approfondimento dei fossi di erosione e il conseguente innesco di movimenti gravitativi superficiali.
    In conclusione gli interventi potranno configurarsi nelle forme che qui si riassumono:
  • Fossi di guardia lungo il perimetro della frana e reti di scolo adeguate;
  • Trincee drenanti superficiali e profonde, all’incirca lungo le linee di massima pendenza, costituenti un sistema idraulico a gravità capace di ridurre convenientemente le pressioni interstiziali nel pendio;
  • Regimazione fossi.

12.2. Stralcio funzionale
Negli elaborati grafici allegati alla presente relazione sono riportati i disegni costruttivi degli interventi ritenuti più urgenti perché mirati alla stabilizzazione della zona più critica dell’intera area in frana, quella che abbraccia il viadotto Cacchione e il viadotto Marinella.

12.2.1 Trincee drenanti al piede del pendio
La tipologia dell’intervento proposto, relativamente alle trincee drenanti profonde, è stata con successo sperimentata per il consolidamento della frana che ha interessato il versante nord-orientale del Montagnolo in Ancona (progettato da uno degli scriventi), ove è stato appena terminato un primo stralcio di otto trincee drenanti, già efficacemente in esercizio.
L’intervento proposto nella zona di Petacciato è rappresentato da quattro trincee drenanti, disposte secondo allineamenti trasversali alla linea di costa, al piede del versante e a cavallo delle infrastrutture stradali e ferroviarie ivi presenti (strada statale, ferrovia Adriatica delle F.S., Autostrada adriatica).
Al fine di evitare disagi alla circolazione, derivanti dalla necessità di interrompere il traffico per consentire la realizzazione delle opere, le trincee drenanti sono discontinue, e cioè interrotte in corrispondenza degli attraversamenti delle suddette infrastrutture, per essere collegate alla base da tubazioni di raccolta delle acque drenate. Il collegamento dei vari tronchi di trincee avverrà dall’interno di appositi pozzi, mediante apposita attrezzatura per la perforazione in orizzontale da un tratto all’altro di trincea drenante.
Caratteristiche e dimensioni delle opere sono chiaramente desumibili dai disegni di progetto (Tav. 1 e 5.1- 5.2); le caratteristiche costruttive delle trincee sono riportate nelle tavole 6.1 e 6.2, mentre le modalità esecutive sono riportate nel Disciplinare tecnico (All. 13)

12.2.2 Trincee drenanti in testa frana
Per ridurre l’infiltrazione dell’acqua all’interno del corpo franoso, è stata prevista la realizzazione di una trincea drenante mediamente profonda il cui tracciato si sviluppa subito a valle della corona della frana principale. Le caratteristiche costruttive della trincea sono desumibili dai disegni di progetto
In corrispondenza del punto più depresso dello sviluppo della trincea si innesta un ramo di trincea diretto secondo le linee di massima pendenza, avente la funzione di collettore di scarico della trincea. Il recapito finale di detto collettore è stato individuato incorrispondenza della testata di uno dei fossi di erosione principali.
Le caratteristiche costruttive e le dimensioni delle opere sono chiaramente desumibili dai disegni di progetto (Tav. 1, 4, 6.1, 6.2); le modalità esecutive sono riportate nel Disciplinare tecnico (All. 13)
12.2.3 Regimazione fossi
La regimazione dei fossi viene conseguita mediante briglie in gabbioni, finalizzate al controllo dell’erosione e al raggiungimento di un nuovo profilo di equilibrio.
Le caratteristiche e le dimensioni delle opere sono chiaramente desumibili dai disegni di progetto (Tav. 1 e
3.1-3.3); le modalità esecutive sono riportate nel Disciplinare tecnico (All. 13)

10) Brevi considerazioni
La frana è stata quindi studiata e monitorata ed è stata anche fornita una tipologia di opere atte a realizzare il consolidamento del versante. Questo a partire dal giugno 2002 è stato notificato alla Regione e, nel dicembre 2022, da questa al comune. Eppure per quindici anni nessuno l’ha comunicato alla cittadinanza.
Quando io stesso, nel 2004 provai a parlare della frana, e da quanto era emerso dagli studi sulla frana, in molti dissero che non era vero. Gli studi me l’ero magari inventati insieme alle indagini ed a tutto il resto. Neppure la frana esisteva. Non esistendo la frana non c’era necessità di intervenire . Dopo le frane più recenti, del 2009 e del 2015, quegli stessi negazionisti hanno riaffermato l’inutilità di ogni intervento in quanto la frana, questa volta, sarebbe talmente grave e profonda da essere inarrestabile. Per guarire dalla frana sarebbe bastato ignorarla.
11) Il Patto per il Molise
In ogni caso gli studi e i progetti messi a punto dalla CTS caddero nel dimenticatoio.
Il giorno 26.07.2016 fu firmato a Campobasso il “Patto per il Molise” tra gli allora Presidenti del Consiglio dei Ministri e della Regione Molise nel cui “Allegato A” vennero destinati alla frana di Petacciato 44 milioni di Euro, dei quali 41 a carico del MATTM ed i restanti 3 milioni a carico di ”altre fonti”.
A marzo 2017 ebbi modo di osservare nella sede del comune un progetto sulla frana, diviso in quattro lotti che prevedeva interventi del tutto inutili e dannosi. Cominciai a scrivere un po a tutti per far presente il problema e qualcosa accadde perché sembra che questo progetto sia stato accantonato.
Non mi risulta però che nel frattempo sia siano stati ripresi gli studi ed i progetti della CTS. Mi pare di aver visto qualche impresa che eseguiva nuovi sondaggi sul territorio ed una barca che eseguiva delle prospezioni in mare ma di proposte progettuali non ho notizie. Del resto quel che è sicuro che nessun affidatario della realizzazione di proposte progettuali possa vantare titoli equivalenti a quelli dei professori dell’Università di Bari e dei tecnici che li accompagnarono nella esecuzione degli studi e dei progetti.