Frana di Petacciato, l’avvocato Fallica: ecco le responsabilità dietro la tragedia

L’avvocato Matteo Fallica, storico attivista civico, interviene sulla frana che ha colpito il suo paese, Petacciato. Una vicenda che si trascina da decenni tra promesse, finanziamenti e interventi controversi. L’avvocato Fallica pone una domanda netta: siamo di fronte a una tragedia inevitabile o al risultato di scelte precise? Un contributo che invita a guardare oltre l’emergenza.
“Vedere il proprio paese cedere così, scivolare giù letteralmente a fette, fa male. Fa male davvero. E nel contempo, vedere le immagini dei politici in visita, tra interviste e promesse già ascoltate troppe volte, suscita un fastidio amaro.
Poi arrivano le notizie delle evacuazioni, stamattina si parlava di circa 50 persone costrette a lasciare le proprie case, anziani spaventati costretti a uscire dalle proprie abitazioni. A loro va tutto il mio affetto. Tutto il mio cuore.
Ma, accanto al dolore, c’è la rabbia. Perché questa non è solo una frana: è una storia che si ripete. E, se nulla cambia, continuerà a ripetersi.

Da decenni il copione è sempre lo stesso: milioni di euro annunciati, stanziati per “risanare”, “mitigare”, “prevenire” la frana. Studi, tavoli tecnici, comitati, ministeri, CIPE, MIT, FSC, sigle su sigle. Progetti preliminari presentati da anni. Su Rendis c’è uno dal 2015. Un via vai di geologi, università, ricerche da tutta Italia, tesi di laurea, convegni. Insomma, una letteratura ingegneristica infinita.
Inizialmente erano previsti 41 milioni di euro del Patto per il Molise, poi 5 milioni proposti (insufficienti), 14 assegnati (parziali), altri da reperire. 44 milioni secondo una delibera CIPE. Infine, tra delibere e rimodulazioni, si arriva alla copertura completa. A fine 2025 la Regione ha dichiarato che è sarebbe pubblicata la gara per progettazione esecutiva per circa 28 milioni di euro. Ma già nel 2019 l’allora presidente della regione diceva che i fondi c’erano e i lavori sarebbero partiti di “urgenza”. Le stesse identiche parole che sentiamo oggi.

Morale della favola: dal 2015 si parla di interventi urgenti per la frana di Petacciato. Nel 2021 la gara era data per imminente, ma il bando è stato pubblicato solo nel dicembre 2025 e non è ancora stato aggiudicato. E così, dopo anni, siamo ancora qui. A contare crepe, nella terra e nell’anima.
Il paradosso più evidente è sotto gli occhi di tutti: è davanti alla chiesa “vecchia” del borgo antico, nel cuore dell’area più fragile. Lì, pochi anni fa, hanno demolito case per alleggerire il peso sul costone, con altri soldi pubblici spesi. E poi, pochi mesi fa, proprio nello stesso punto, si è scelto di colare tonnellate di cemento per realizzare “gradoni e sagrato della Chiesa di Santa Maria”. Tonnellate di cemento. Cemento sopra fragilità. Una scelta che lascia senza parole.
Mentre altrove, per fermare la frana, si mette al bando il cemento e si piantumano alberi, qui nel paese della “frana più grande d’Europa” si continua nella direzione opposta. Non faccio appelli al buonsenso, non è più tempo ed io non ne ho. Ma, tipo, la soprintendenza dov’è?
Io sono di Petacciato e lo rivendico ogni volta. Ed è proprio l’amore per questa terra che mi impedisce di essere indulgente. Mi porta a essere severo e polemico. Ho sempre denunciato ciò che non andava, da ex amministratore e da libero cittadino, di fronte alle opere inutili e ai progetti sbagliati, come la discarica o il forno crematorio.
Per questo oggi, davanti al mio paese ferito, voglio fare una domanda semplice: si può davvero parlare esclusivamente di “imprevedibilità naturale”? O esistono chiare responsabilità?
Secondo me, tutto questo è il risultato di anni di scelte discutibili, di risorse spese male, di soluzioni mai concretamente realizzate.
Alla comunità di Petacciato va il mio abbraccio sincero, con la speranza che questa volta le istituzioni agiscano davvero. Perché la sicurezza deve venire prima di tutto. Forza Petacciato”.


