Fine vita, Fallica: dignità a pagamento

di Matteo Fallica
L’ avvocato Matteo Fallica, storico attivista civico e già referente regionale del referendum per l’eutanasia legale, propone una riflessione sull’ultimo caso di cronaca riguardante il suicidio medicalmente assistito di Laura Santi. Nel contesto della recente discussione in Senato sulla proposta di legge sul fine vita, Fallica denuncia un sistema che continua a negare dignità e libertà, mettendo in luce il rischio concreto di una gestione “classista” di una questione tanto delicata quanto profondamente umana come quella del “fine vita”
Di fronte all’ultimo caso di cronaca della morte di Laura Santi in Umbria tramite suicidio medicalmente assistito, non posso restare in silenzio. Credo che il tema necessiti di una coraggiosa riflessione. Due sono i punti che vorrei evidenziare con forza: l’assenza di pietà dello Stato per chi soffre e la speculazione economica sul dolore.

In Senato si sta discutendo la proposta di legge del centrodestra sul suicidio assistito e sul fine vita. Una proposta a dir poco vergognosa, che rende questa tematica classista e scriteriata. È prevista la creazione di un comitato etico nominato dal Presidente del Consiglio, l’esclusione totale del Servizio Sanitario Nazionale, costringendo i pazienti a rivolgersi interamente al settore privato e l’obbligo di cure palliative. Sono stabiliti limiti formali, come la necessità di essere su supporto vitale, che escludono di fatto i malati oncologici.
La commissione giustizia ha approvato il testo base, ma la votazione finale è stata rinviata da luglio a settembre, dopo la pausa estiva, come se la sofferenza potesse andare in vacanza ad agosto. Questa indifferenza è una violenza istituzionale.
Il comitato etico è un obbrobrio, l’obbligo delle cure palliative un atto di sadismo e l’esclusione del SSN è ipocrisia pura e un chiaro segno di classismo. Chi ha i soldi può morire con dignità, gli altri sono condannati a soffrire.
Un sistema così non tutela la libertà ma la compra. È la stessa storia dell’aborto. Anni fa, in una trasmissione del dott. Giuseppe Pittà (che Dio l’abbia in gloria), ho discusso del tema dei diritti civili insieme al giudice Daniele Colucci e dissi chiaramente:
“Nel pubblico ci sono troppi obiettori e a volte sono gli stessi medici che poi praticano l’interruzione di gravidanza nel privato, dietro lauti compensi.”
Per questa dichiarazione, ci tengo a sottolineare, non sono mai stato querelato, nessuno smentì. E oggi assistiamo allo stesso copione sul tema del fine vita: un diritto che diventa un privilegio per chi può permetterselo.
E davanti la storia straziante di Laura, si ribadisce una richiesta civile ancora inascoltata, rinviata. Lei voleva solo poter scegliere. E ci lascia un ultimo messaggio pubblicato sui social da far venire i brividi : “Ricordatemi come una donna che ha amato la vita.”
Ecco, proprio per amore della vita chiedeva di poter dire basta al dolore. E lo Stato, oggi, questo amore lo ignora.


