Finalmente l’adeguamento dell’Italia all’ Europa civile: approvato all’unanimità l’emendamento sul consenso nel reato di stupro, ora bisogna dire esplicitamente sì per avviare un rapporto sessuale

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Una vera e propria rivoluzione per il codice penale e per il reato di stupro. Manca ormai solo il passaggio al Senato e l’ articolo 609 bis sarà definitivamente stravolto e modificato a favore delle donne vittime di violenza.

Tutto questo è avvenuto, non a caso, quando a capo dei partiti più votati in Italia ci sono due donne. Grazie all’ accordo bypartisan della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.

Segno che quando le donne si mettono insieme possono cambiare molto in materia di diritti. Come quando nel 1996 donne di destra e di sinistra fecero passare il concetto giuridico che il reato di violenza sessuale non era contro la morale pubblica ma contro la persona, molto e troppo spesso la donna.

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La questione del consenso espresso è fondamentale. Soprattutto nei casi in cui la vittima non riesce né a dire sì né a dire no perché intimorita dal suo aggressore, minacciata in qualche modo, oppure cade nel cosiddetto effetto “freezing” durante il quale il corpo si estranea dalla mente e subisce un atto che non desidera.

Nei processi del passato molto spesso veniva chiesto alle vittime: hai detto no?

Non dire no significava per molti giudici silenzio assenso. Ora invece bisogna esplicitamente dire sì. E tutto questo sarà una vera e propria rivoluzione

Ma cosa è successo ieri in Parlamento?

Lo stupro si configura anche se il sesso avviene senza «consenso libero ed attuale».

La Camera ha approvato all’unanimità con 227 sì la proposta di legge, frutto dell’approvazione di un emendamento in commissione Giustizia delle relatrici Carolina Varchi di FdI e Michela Di Biase del Pd, dopo una trattativa che ha coinvolto anche la premier Giorgia Meloni e la segretaria Elly Schlein.

Facile da pensare che lo stesso avverrà anche al Senato. Così l’Italia si adeguerà ai Paesi più sensibili a questi temi dove da anni è già così.

Si tratta di Belgio, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca,Danimarca, Finlandia,
Francia, Germania,Grecia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovenia, Spagna, Svezia e
Regno Unito.