Faccetta nera alla pista di pattinaggio, la condanna di Controvento e la doppia morale del Pd: la playlist poteva essere fermata

Faccetta nera alla pista di pattinaggio: la denuncia partita dalle chat social e presa a cuore dal segretario cittadino di Sinistra Italiana, l’ avvocato Matteo Fallica, è giunta a livello nazionale.
Ne hanno parlato a turno l’ Ansa, Repubblica, La Stampa e Corriere della Sera. Non è escluso che ne parlino anche altre testate.
Il fatto, che replica quanto successo a Limone Piemonte nel 2019, ha spaccato la cittadinanza a metà: c’è chi crede alla versione del gestore dell’impianto che si dice vittima di una playlist sbagliata, e chi invece no e chi si indigna ferocemente come giusto che sia. Noi di Controvento siamo tra questi.
Alla fine del video si nota tranquillamente che c’è una voce esterna. Dice quali numeri in pista devono uscire e come si sta dentro e intorno alla pista.
Si tratta per forza di qualcuna che si trovava in quel luogo in quel momento. Sennò non poteva chiamare i numeri che dovevano uscire dalla pista.
Se una persona fisica era presente poteva interrompere una playlist? È questa la domanda che ci dobbiamo porre tutti. La risposta è semplice e retorica: si che poteva.
E allora se poteva perché non lo ha fatto? Probabilmente, ed è la tesi più accreditata, nemmeno conosceva il brano simbolo del ventennio.
Non sapeva nemmeno cosa significasse per l’Italia e cosa rievocasse: il dominio dei maschi italiani fascisti sulle donne delle colonie dell’ Eritrea, dell’ Etiopia e della Somalia, i paesi colonizzati da Mussolini e i gerarchi fascisti che sono andati lì a stuprare quelle donne.
“Faccetta nera, bella Abissina, aspetta e spera finché l’ora si avvicina, quando saremo vicini a te, noi grideremo viva il Duce e viva il Re”. Un verso che la dice chiara la violenza che veniva usata nei confronti di quelle donne.
“Faccetta nera sarai romana…” dopo le violenze che hanno fatto negli anni.
Quindi sì Faccetta Nera è un canto di supremazia ( del popolo bianco italiano) e di sottomissione ( la donna bella, nera e abissina).
Niente a che vedere con Bella Ciao, una canzone che sa di liberazione. Di gente che si è svegliata e si è alzata per lottare per la libertà.
Sbagliato quindi fare il minimo raffronto tra le due cose.
E quindi? Giusto che il giostraio abbia chiesto scusa. Ma altrettanto giusto sarebbe che smontasse la pista e chiudesse qui la sua esperienza a Campobasso.
Giusto sarebbe che l’ amministrazione comunale di Campobasso l’ anno prossimo non rinnovi il contratto.
Giusto poi sarebbe insegnare i valori dell’ antifascismo. Perché l’ignoranza non è ammessa in tal senso.
Una parola va spesa anche sul Pd. Silenzio e imbarazzo su questa vicenda ma parole in libertà quando il presidente della Regione Roberti fece il saluto fascista durante una convention politica.
Non esistono doppie morali. O si condanna sempre o si fa finta sempre di non vedere. Fu grave l’ episodio del presidente della Regione ma lo è anche quello accaduto nella serata di domenica a Campobasso.
Antifascisti sempre.


