Esclusivo sanità, non si placa la protesta dei rianimatori al Veneziale

Non si placa la protesta dei rianimatori di Isernia. Hanno incrociato le braccia relativamente alla copertura dei turni aggiuntivi, essenziali per il rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Le notizie che ci giungono sono poco confortanti. Nonostante il gravissimo silenzio della Asrem e della politica regionale. Mute, per quanto note, anche le sigle sindacali e le voci provenienti da altri presidi, che pure sembra vivano comuni problematiche. Sembra andare tutto a gonfie vele. Come se nulla fosse. La nostra inchiesta, statene certi, si allargherà a macchia d’olio anche presso gli altri presidi regionali. C’è bisogno di capire cosa stia realmente succedendo. Condizioni di lavoro oberanti e precarie nella organizzazione, mancati pagamenti degli oneri aggiuntivi da troppi mesi, gettonisti facilitati da presunte irregolarità, coadiuvate da autorizzazioni apicali alle presenze e ai pagamenti. Lamentele per vessazioni, rigore al risparmio, demansionamento e discriminazioni gravi.
Era, insomma, solo l’incipit quanto vi avevamo in precedenza descritto. Quattro professionisti dipendenti, insieme a due ex dipendenti (che hanno presentato recentemente le dimissioni volontarie, praticamente licenziandosi) e a una pensionata libero professionista e a uno specializzando si sono già rivolti ad un noto studio legale di Isernia, lo studio dei legali Giovanni e Annamaria Serafino. Sono stati richiesti gli atti formali che daranno inizio al percorso giuridico previsto dai decreti ingiuntivi. Ma non finisce qui. Non avrebbero sottoscritto l’istanza soltanto la responsabile del servizio e una dei tre specializzandi in servizio, peraltro entrambe imparentate con l’assessore alla sanità Iorio.
Sulla situazione graverebbe non solo la presenza dei gettonisti, di cui appunto due pensionati, perché generano non pochi condizionamenti dei turni in quanto impegnati anche altrove. I gettonisti sarebbero stati facilitati in tutto e per tutto, tanto da non essere tenuti a giustificare le loro eventuali assenze, seppure adeguatamente e puntualmente remunerati. Ma addirittura verrebbero facilitati dalla libertà di non marcare le loro presenze, che verrebbero semplicemente autocertificate. Della cosa pare sia stato interessato il NAS. Apprendiamo, in questi ultimi giorni, che la protesta si è arricchita anche del rifiuto da parte dei dirigenti medici dipendenti della Asrem di affiancare, come accadeva fino a poco tempo prima, le attività assistenziali degli specializzandi, secondo il notorio decreto Calabria, che li rende vincitori di concorso a tempo indeterminato ma non autonomi, essendo comunque dirigenti in formazione professionale.
Così appunto com’è normato dalla legge vigente. I dipendenti ne hanno preteso il corretto rispetto applicativo. È chiaro che il peso della presenza di ben tre specializzandi, in una specialità estremamente delicata e in un servizio con soli altri cinque dipendenti doveva essere notevole. Ancor più se si considera che i gettonisti sarebbero presenti almeno nel medesimo numero come unità. E non possono neanche svolgere questa attività di affiancamento, appunto fungendo da personale esterno. Una matassa intricata, in cui la collaborazione distrofica dei dipendenti sembra vedere la sua fine.
Una ulteriore tegola sulla copertura dei turni del servizio pentro, che a tutt’oggi non è dato sapere come siano stati coperti né quali disservizi ai pazienti abbiano concretamente generato. La sperimentazione iniziata nel presidio pentro di una neanche tanto occulta privatizzazione, risulta foriera di non pochi disagi sotto troppi aspetti. Bolle altro in pentola. Ne siamo certi.
E mentre sembra andare tutto bene nel silenzio delle istituzioni, della giunta regionale, delle opposizioni, dei sindacati, della Asrem e delle associazioni dei pazienti, la sanità pubblica soccombe come se nulla fosse, secondo un piano oramai neanche troppo bene occultato.


