Editoriale, il 25 novembre di Controvento: si naviga a vista tra femminicidi e tentativi di adeguarsi alle normative europee. Basta chiacchiere al vento, sì alle azioni che riconoscono la violenza

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Un 25 novembre particolare per le donne sopravvissute alla violenza maschile. Anche in Molise tantissime manifestazioni che vogliono ricordarle. Anche un corteo di studentesse e studenti. Una rappresentazione all’Unimol e nel pomeriggio la presentazione della nuova rete antiviolenza da parte della Regione Molise.

È questa l’unica manifestazione alla quale parteciperemo come Controvento. Non ci servono convegni che puntano alla sensibilizzazione ma non sono altro che adulti che si parlano sopra senza sapere cosa sia davvero la violenza per chi la subisce.

Questo accade perché parla al posto delle sopravvissute sempre l’intellettuale di turno. Grazie al Comune di Campobasso e anche alla Regione Molise ne parlano troppi uomini che tolgono spazio e voce a chi la violenza l’ ha subita.

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L’Istat stima che in Italia le donne che hanno subìto violenze sono una su 3. Ma si parla sempre di quelle che hanno denunciato. I dati continuano a non essere reali. Perché il sommerso è ancora tantissimo e si fa ben poco per farlo emergere.

Perché se da una parte, grazie al ddl Boldrini, l’Italia si sta finalmente adeguando alla legge sul consenso in caso di stupro, che esisteva già in 26 paesi europei. Dall’ altra abbiamo due ministri della Repubblica che propagandano il patriarcato.

Il primo è Nordio, secondo il quale il codice genetico dell’uomo non è pronto per la parità e la seconda è proprio Roccella, con delega alle pari opportunità, la quale sostiene che non occorre l’ educazione sessuoaffettiva per arginare questo fenomeno.

Ma è proprio quello il punto da cui partite per educare le giovani generazioni a non agire più la violenza. Sì perchè non basta più insegnare ai bambini ad evitare il violento. Ma bisogna invece educare a capire il no dell’ altra persona.

Quindi a nulla servono sfilate e convegni se non sono associate a fatti concreti. Bene in tal senso la legge che porterà in aula il Movimento Cinque Stelle a Roma per l’istituzione dello psicologo di base. Potrà questa figura, equiparata al medico di base, seguire anche gratuitamente non solo chi ha traumi e problemi psicologici, ma soprattutto le sopravvissute alla violenza. Che spesso nei Centri antiviolenza non possono seguire la terapia psicologica per tanto tempo.

E la legge sul consenso? Quella va spiegata bene. Non significa che un uomo deve far firmare un contratto alla donna con cui vogliono un rapporto sessuale. No si tratta di educare l’uomo a capire i no della donna: il rapporto si perfeziona solo quando il sì della donna è espresso e attuale.

Significa che si ci può ripensare a qualsiasi momento. Anche se un minuto prima si è detto sì. E si può anche stabilire esplicitamente quali pratiche sessuali accettare o no.

Vuol dire che anche il sì sull’ altare non è un sì per sempre.

Passi in avanti ci sono ma ancora troppe sono le donne che muoiono per un no. A loro va il nostro 25 novembre. Controvento come sempre ma vicine a chi soffre.