Editoriale: ecco perché gli elettori di sinistra sono orfani e non si recano più alle urne. Una idea dei partiti che vorremmo in Parlamento

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Da più parti si ascoltano in questi giorni attacchi alla sinistra attuale.

Essere di sinistra oggi è un concetto talmente difficile da spiegare e anche da capire, che chi negli anni della prima Repubblica votava per il PCI e anche per il PSI, dopo tangentopoli e con la nascita della seconda Repubblica si é sentito orfano.

In quegli anni nasce quindi un fenomeno pericoloso, che è esploso nel terzo millennio: si chiama astensionismo.

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Oggi un italiano su due non si reca alle urne ed è molto spesso un elettore di sinistra.

Perché non riconosce in nessun partito nazionale esistente, l’ideale di sinistra che gli elettori di quelle parti politiche hanno nel cuore.

Parliamo dei partiti presenti in parlamento e analizziamone i dati salienti.

Il Partito Democratico ormai rappresenta i valori di sinistra soltanto nelle lotte per i diritti civili. Stanno continuando le battaglie iniziate negli anni 70 con divorzio e aborto, chiedendo e ottenendo lotte per i nuovi diritti lgbt. Ma il Pd non è vicino agli operai. Quelli che lavorano nelle fabbriche e rischiano ogni giorno di essere licenziati o di morire sul posto di lavoro, si sentono soli.

Il Pd non si riconosce nei valori della sinistra nemmeno sull’Unione Europea.

Oggi completamente appiattito sulla posizione di una difesa comune, anche con una Elly Schlein contraria al riarmo, il partito e gli intellettuali ad esso legati non ricordano che negli anni 50 il PCI votò contro l’Unione Europea.

Il Pd non ha mai fatto una battaglia per lo scaglionamento delle aliquote di reddito. Una lotta economica di sinistra che avrebbe permesso una tassazione maggiore sui redditi alti dei peperoni. Ad oggi chi guadagna 50mila euro l’anno paga come chi ne percepisce milioni.

Il Movimento Cinque Stelle, ad oggi concepito come il secondo partito di centrosinistra, non nasce nemmeno col centrosinistra. Era stato concepito da Grillo e Casaleggio come una eventuale terza via. Di matrice populista aveva come obiettivo spazzare tutti via. Ma arriva il 2018, si vincono le elezioni politiche e per governare in 5 anni si fanno, senza colpo ferire, prima una alleanza con la Lega nel Conte gialloverde e per poi passare ad un accordo con PD e Italia Viva nel Conte giallorosso. Poi i pentastellati sono confluiti nel Governo Draghi ( con tutti in maggioranza tranne Fratelli d’Italia e i fuoriusciti di Alternativa) .

Posizioni ambigue sui diritti civili che provengono dai tempi della nascita del Movimento, quando non si era né di destra né di sinistra, finti appoggi di facciata ai diritti dei lavoratori con poche eccezioni come la battaglia per la Stellantis.

Discorso a parte per Italia Viva e Azione. Nascono come costola del Pd con leader Matteo Renzi e Carlo Calenda. Ma cambiano pelle troppo spesso. Da non dimenticare che le battaglie contro i lavoratori ( Job act e abolizione dell’ articolo 18) portano il nome di Renzi.

E pure sui diritti civili abbiamo visto in passato sì l’ approvazione delle Unioni Civili, avvenuta durante il Governo dell’ ex sindaco di Firenze, ma con la preclusione delle adozioni dei figli dei partner.

Poi ci sono i partiti che gravitano attorno alla neonata sigla AVS ( Sinistra Italiana, Verdi e Partito Socialista) che pagano l’ essere eterogenei anche tra loro. Il partito socialista si sta riprendendo la propria identità dopo la mazzata ricevuta con tangentopoli. Sta ricominciando ad eleggere rappresentanti nelle amministrazioni locali, tuttavia a livello nazionale paga ancora lo scotto di una seconda Repubblica disastrosa e di una alleanza improbabile in Senato coi renziani di Italia Viva. Sinistra Italiana paga i conti con il capitalismo più estremo. Quello mascherato coi diritti civili, che appoggia pratiche come l’utero in affitto. Tematiche che, al pari di quello che accade nel Pd, hanno messo totalmente in secondo piano i diritti sociali.

Un quadro poco edificante. Che porta i cittadini a disertare le urne.

Da cosa dovrebbe ripartire la sinistra?

La vulgata: prima i diritti sociali e poi quelli civili non può più funzionare. Entrambe le lotte devono andare avanti di pari passo. Si può benissimo essere attenti ai temi degli operai non tralasciando la battaglia per quelli civili. Negli anni 70 mentre si facevano manifestazioni davanti alle fabbriche erano i tempi in cui si lottava anche per il divorzio e per l’aborto. Entrambe le lotte, insieme e senza contrapposizioni inutili, portavano gli elettori a riconoscersi nei partiti e andare al voto.

La sinistra dovrebbe dire chiaramente no alle spese militari. Il 2% del PIL per le armi significa togliere ossigeno a settori come la sanità pubblica e la scuola.

La sinistra dovrebbe dire sì alle battaglie, qualsiasi esse siano, che vanno in favore del povero e a favore di tassazioni più pesanti sui grandi patrimoni. Si dovrebbe dire sì alla sanità pubblica senza se e senza ma.

Non ci possono essere parti della sinistra contrarie all’accoglienza e all’integrazione degli immigrati.

Ma soprattutto ci vogliono scuole politiche che inculchino i valori base. Che scoraggino i cambi di partito repentini di persone che usano il carro della sinistra per essere eletti e percepire indennità stellari. Bisogna quindi imparare appartenenza e coerenza. Se ci riuscissimo si potrebbe riportare la gente a votare.