Duplice omicidio a Pietracatella, comunità sconvolta: ora scoprire se anche l’ex sindaco aveva ingerito una dose minima di ricina

A Pietracatella, comune dove è iniziato il calvario di Antonella di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia uccise probabilmente da una dose letale di Ricina, i cittadini sono sotto choc.
Ai microfoni dell’inviata de “La Vita in diretta” hanno risposto con riluttanza, quasi come se non volessero accettare quello che le indagini stanno stabilendo: la ricina avrebbe ammazzato Antonella e Sara.
A difendere la famiglia è soprattutto il sindaco in carica Antonio Tomassone, amico del suo predecessore Gianni Di Vita. Che da lui viene descritto come un uomo stimabile. La sua sarebbe la classica famiglia perfetta: lui commercialista con studio a Campobasso e Pietracatella, la moglie era una consulente del lavoro e le figlie Alice e Sara studentesse di liceo classico.
All’apparenza nessuna motivazione per quanto accaduto. Vox populi: De Vita a Natale riceveva molti regali, in qualcuno di questi potrebbe essere stata nascosta la ricina, destinata a tutta la sua famiglia.
C’è anche chi vuole pensare che si sia trattato di un contatto accidentale.
Ma l’ipotesi accreditate sembrerebbero confermare la tesi dell’ingestione orale.
Si tratta di un avvelenamento raro che esita in una malattia potenzialmente letale ad insorgenza acuta causata dall’ingestione, dall’inalazione o dall’iniezione di ricina, una lectina presente nei semi di Ricinus communis, la pianta del ricino. Il quadro clinico dipende dalla via di somministrazione; l’inalazione è maggiormente tossica, seguita dall’ingestione orale. I segni clinici d’esordio comprendono la nausea, il vomito, la diarrea, l’ematemesi e la melena (nel caso di ingestione), la tosse, l’affanno, la dispnea, il mal di gola e la congestione (nel caso di inalazione), e l’eritema, l’indurimento, le vesciche, la sindrome da permeabilità capillare e la necrosi localizzata (nel caso di iniezione). L’avvelenamento può progredire con convulsioni, shock, insufficienza d’organo, edema polmonare e insufficienza respiratoria.
Secondo quanto riferito dall’ospedale i sintomi di Sara e Antonella sarebbero compatibili con la prima ipotesi avendo avuto sintomi prevalentemente gastrointestinali iniziati dal giorno di Natale e terminati per la ragazza il 27 pomeriggio e per la madre la mattina dopo.
In un quadro clinico peggiorato all’improvviso col collasso degli organi vitali.
Dalla Procura di Larino si invita alla cautela. Per evitare due cose importanti: una possibile distruzione di prove (qualora non sia stato già fatto) oppure un effetto emulazione.
Per questo motivo noi di Controvento eviteremo di diffondere teorie relative a serie Tv e spionaggi relativi a spie e servizi segreti.
Importante è capire la situazione che riguarda i 5 medici indagati che restano nell’inchiesta di Larino.
Ma ancora più fondamentale è la ricerca di eventuali tracce di ricina anche nel corpo di Gianni de Vita, l’ex sindaco che ebbe un malore ma che poi non ha rischiato la vita. Allo Spallanzani dove era ricoverato nessuno ha pensato di cercare quel veleno.
Un altro passo decisivo dell’inchiesta sarà la consegna delle autopsie complete previsto per il 30 aprile.


