Donne violentate al centro di una sterile polemica, Passarelli presenta i dati della Regione irridendo la consigliera Fanelli: la sinistra fa solo propaganda noi i fatti.

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Il dolore delle donne molisane violentate ancora una volta deriso sui social da chi dovrebbe invece difenderle e sostenerle. E solo in occasione della discussione in aula della mozione presentata dal centrosinistra, prima firmataria Micaela Fanelli, che escono fuori dati delle attività che altrimenti sarebbero sconosciuti ai più.

A ridicolizzare la mozione del centrosinistra è stata la consigliera regionale di centrodestra Stefania Passarelli, che ha votato no alla mozione Fanelli dopo aver sciorinato i dati molisani.

Ma non erano quelli in discussione, lo ha detto Fanelli stessa, sottolineando che dopo l’intervento di Passarelli ci si aspettava un voto all’unanimità. Ma evidentemente il concetto: solo sì è sì fa ridere. Visto che il post su Facebook della consiglia Passarelli inizia con un emoticon di risata nei confronti di Fanelli. Un post in cui si presentano dati sulle attività antiviolenza non dovrebbe iniziare con una polemica. Solo sì é sì è un principio di legge che vogliono tutte le donne stuprate: non solo quelle di centrosinistra. È vero che la legge è arenata in Senato. Proprio perché il no come condizione per il riconoscimento del reato di stupro, che aveva proposto la senatrice Bongiorno, era stato oggetto di vibranti proteste femministe. Anche a Campobasso nel febbraio scorso. E non c’era in piazza Stefania Passarelli come non c’erano le donne di Liberaluna e neppure le donne della Commissione di Parità Opportunità, riferibili tutte al Centrodestra.

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Di questo ha parlato Micaela Fanelli affiancata dalla consigliera Alessandra Salvatore. Nessuno aveva messo in discussione le attività dei centri in Molise. Si era soltanto cercato di far passare un principio: solo quando la donna dice sì è sì. Ma ovviamente a chi deve difendere le posizioni di partito non interessa.

Ma leggiamo il post della consigliera Passarelli.

“Tra propaganda e realtà – Fanelli docet😂

Le appartenenze politiche sembrano valere solo per gli altri.

La consigliera Fanelli non si smentisce mai e prova a giustificare il voto contrario espresso ieri in Aula sulla mozione sul libero consenso con argomentazioni sterili.
Dimentica però, o sceglie di non ricordare, tutto ciò che la Regione Molise sta concretamente facendo per sostenere le donne vittime di violenza.

Parliamo di risorse stanziate dalla regione e impegnate, dell’attivazione capillare dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio, del Codice Rosa nei pronto soccorso, dell’istituzione del numero verde, delle attività del Centro per uomini autori di violenza, degli accordi di collaborazione con Procure, Forze dell’Ordine, Questure, Prefetture e Associazioni, del lavoro silenzioso ma fondamentale dei tanti operatori che ogni giorno affrontano storie spesso drammatiche e inimmaginabili.

Eppure, nel racconto della consigliera Fanelli, tutto questo sembra non esistere.
Ciò che dovrebbe fare la differenza sarebbe invece l’approvazione di una mozione che contiene semplicemente una serie di impegni rivolti al Governo nazionale.
Un atto che, nei fatti, non produce alcun effetto concreto sulle decisioni governative visto che il testo è oggetto di approfondimento in Senato ma serve a guadagnare due minuti di visibilità.

Come ho spiegato ieri in Aula, illustrando nel dettaglio quanto stiamo realizzando per le donne vittime di violenza e per i loro figli – dall’accoglienza in sicurezza ai percorsi di autonomia economica, dalle attività di sensibilizzazione nelle scuole ai programmi rivolti agli autori di violenza – ritengo che il contrasto alla violenza sulle donne si costruisca sui territori con interventi reali, finanziamenti adeguati, progettualità, servizi concreti ed educazione al rispetto – ed e’ tutto quello che abbiamo fatto e stiamo facendo.

Non con atti simbolico che non modificano in alcun modo le scelte che saranno compiute in altre sedi.

Questo, però, non si racconta.

Per anni da quella stessa parte politica si sono levati appelli e proclami sulla necessità di sostenere i caregiver familiari. Quando poi la legge è arrivata in Aula, assenze e astensioni.

Ecco perché, prima di impartire lezioni agli altri, sarebbe opportuno applicare a se stessi lo stesso criterio di giudizio. E sicuramente non a me, che non ho mai avuto una tessera di partito né ho ricevuto ordini ai quali rispondere né diktat ai quali sottostare.

L’appartenenza politica, appunto.

Nella locandina il lavoro svolto dal servizio programmazione Politiche Sociali, Liberaluna, ATS”.