Diritti delle donne, l’otto marzo la Commissione pari opportunità festeggia in anticipo il suo secondo compleanno sulla stampa locale: tra le attività dimenticate la lettera sul Ddl Bongiorno e le dimissioni di due commissari

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Scopriamo, solo tramite la stampa e i social, che la Commissione di parità e delle pari opportunità ha “festeggiato” i suoi primi due anni.

Non è l’8 marzo il compleanno della commissione presieduta dall’ avvocata Giusi Di Lalla ( il linguaggio di genere dovrebbe essere al centro della discussione visto che in programma c’è un corso proprio su questo) è nata a maggio del 2024.

Quindi è quantomeno inopportuno celebrare un compleanno prima di compiere gli anni. Di pari opportunità dovremmo parlare tutti i giorni, non in occasioni specifiche.

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Notiamo però che la presidente si fa chiamare avvocato al maschile. Negando proprio dalle basi, quelle linguistiche, le pari opportunità. Il ruolo apicale, declinato al femminile, vuol dire che esso stesso può essere ricoperto dalla donna. Negare questo principio e poi prevedere l’arrivo in Molise di Cecilia Robustelli, autrice del libro Donne Grammatica e media, sia alquanto contraddittorio.

Poi tutta una serie di citazioni di convegni, protocolli e iniziative. Dimenticando che la Commissione pari opportunità ha un ruolo propulsivo, ossia deve proporre delle leggi relative al miglioramento della condizione femminile in Molise.

C’è stata sì la legge antigaslighting, inserita nella finanziaria dello scorso anno, ma è poi diventata operativa? Esistono dei protocolli per applicarla? Ce lo chiediamo tutti e chi scrive ammette di aver inciso poco in tal senso.

Bene la medicina di genere, peccato che tra il pubblico e tra i relatori a Larino ci fosse soltanto una parte politica, la stessa che ha invitato la Commissione a Luglio a Roma, nella sede della Camera dei Deputati, a firmare un protocollo d’intesa sulla violenza di genere che arrivava dalla Commissione abruzzese: On The Road.

Il protocollo non è stato presentato in una stanza qualsiasi della Camera dei Deputati, ma in un evento a marca politica di Fratelli d’Italia. C’erano tutti dalla ministra Roccella alla deputata Elisabetta Lancellotta. E non mancarono, chi scrive era presente, frecciatine al Partito Democratico e alla sua leader Elly Schlein.

La Commissione non ha garantito pluralismo cassando la proposta di alcuni commissari, di esprimere solidarietà alla consigliera Alessandra Salvatore, quando il presidente della Regione Francesco Roberti le disse che aveva bisogno dell’insegnante di sostegno.

Se nel 2024 la Commissione concesse il patrocinio al Molisepride che si svolse a Isernia, non fece la stessa cosa nel 2025 con quello di Termoli, per il quale chiese addirittura un “parere tecnico” alla struttura regionale, che arrivò negativo.

Al culmine di queste mancate condivisioni si arriva alle dimissioni di due commissari, l’avvocata Iulia Iemma e Sobrino Coppetelli.

Entrambi nelle lettere si lamentavano della mancanza di pluralismo all’interno della commissione. Cosa che anche chi sta ricostruendo condivide.

Nell’ articolo di Primo piano manca la lettera che la Commissione ha inviato al ministero della Giustizia per chiedere che il Ddl Bongiorno ( quello sul consenso in materia di stupri) si adeguasse alla Convenzione di Instanbul e alle direttive europee.

Il provvedimento, adottato all’unanimità dei presenti, evidentemente non era realmente condiviso da tutti ma una cosa fatta perché richiesta dalla vicepresidente Benedetta De Lisi ( come mai nello specchietto di primo piano non viene citata come tale né lei e nè il vicepresidente Mario D’Apice) e dalla commissaria Viviana Pizzi ( la stessa che scrive questo articolo).

In questo momento in cui le consigliere di parità vengono cancellate, non si fa cenno alla presenza in Commissione dell’avvocata Pina Cennamo. Non ci si dice preoccupate per questa grave cancellazione sui territori regionali. Nemmeno se la prossima consigliera di parità fosse stata Maria Antonietta Battista, attuale commissaria.

Poi le foto, che puniscono le commissarie dissidenti, presenti con i nomi e anonimizzate dalla mancata presenza nelle foto, nelle quali compaiono però persone totalmente estranee agli eventi organizzati e presenti soltanto come persone interessate alla salute delle donne e delle persone in generale.

Una autocelebrazione che dimentica, esclude non è un buon biglietto da visita per chi deve propagandare le pari opportunità e la condivisione.