Ddl dissenso, ecco perché le donne di destra non hanno aderito alla mobilitazione contro la legge Bongiorno e per le donne stuprate

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Archiviata la fase locale ora si passa sul nazionale: il centrosinistra farà di tutto per bloccare l’approvazione della Legge del dissenso voluta da Giulia Bongiorno, la senatrice della Lega che ha di fatto annullato l’ accordo che ci fu tra Meloni e Schlein alla Camera dei deputati il 25 novembre.

All’epoca era solo il sì esplicito che distingueva il rapporto sessuale dallo stupro.

Ora sarà invece il no esplicito con una grande discrezionalità riguardo ai casi di freezing tutti da dimostrare in tribunale.

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Quello che mi preme sottolineare è che questa battaglia sarebbe dovuta essere di tutte le donne e di tutti i centri antiviolenza che le supportano.

Invece anche in questo caso, soprattutto in Molise, abbiamo dovuto constatare che così non è.

L’associazione Liberaluna, che proprio grazie a un avviso pubblico del centrodestra ha ottenuto la gestione dei Cav regionali dal primo novembre 2025, è totalmente assente dal dibattito.

Ad assegnare loro i fondi la consigliera delegata Stefania Passarelli, legata politicamente ad Aldo Patriciello, l’ eurodeputato e segretario regionale della Lega, lo stesso partito della Bongiorno. Quindi silenzio su tutta la linea.

Caso emblematico quello della Commissione di parità e pari opportunità, guidata dalla presidente Giusi Di Lalla, che rappresenta politicamente il partito dei Popolari per l’Italia di Vincenzo Niro, quindi di centrodestra.

L’organismo a garanzia della parità e delle pari opportunità deve rappresentare pluralismo. E invece a luglio dello scorso anno, appellandosi a vizi di carattere tecnico non concesse il patrocinio al pride di Termoli.

Cosa è avvenuto mesi dopo? Due commissari ( Iulia Iemma e Sobrino Coppetelli) si sono dimessi denunciando mancanza di condivisione e di pluralismo all’interno della stessa commissione.

Chi scrive è anch’ ella una commissaria. Condivide le motivazioni che hanno spinto a lasciare la commissione Iemma e Coppetelli.

Tuttavia resta dentro per cercare di preservare quello spirito di pluralismo invocato da Pallante dopo le dimissioni dei primi due commissari.

Io stessa, stimolando la vicepresidente Benedetta De Lisi, mi sono impegnata per far sì che la commissione si esprimesse sul tema.

È stata poi la vicepresidente De Lisi a ottenere la riunione della commissione dove poi, all’unanimità, si è deciso di scrivere una lettera al ministro della Giustizia invocando il principio che il ddl Bongiorno non rispetta la convenzione di Instanbul.

Una posizione a cui avrebbe dovuto fare seguito l’ adesione alla manifestazione, così come fatto dalla Consulta comunale di Campobasso.

Nulla da fare. Nessuno era presente tranne la scrivente e la consigliera di parità Cennamo. Segno che senza il dibattito interno non ci sarebbe stata nemmeno la lettera al ministero.

La lotta vera, quella in cui si rischia l’ arresto se si disturba troppo il manovratore, resta uno strumento solo di centrosinistra.

Peccato che lo stupro lo rischiano anche poi le donne e le figlie delle donne di destra.