Dalla Prima Repubblica ai giorni nostri, Cornacchione parte da Bobbio: l’impoverimento ideologico ha rimpiazzato la classe dirigente

Una riflessione di Giovannino Cornacchione che può essere applicata a qualsiasi livello politico. Dal Comune di Campobasso fino in ambito nazionale. Controvento invita tutti a leggerla per avere un quadro della politica.
Invito alla meditazione
Norberto Bobbio, nel 1994 scrisse un ‘libretto’ che, a mio parere, raccoglieva l’urgenza di ricordare, ridefinire e mettere ordine, a seguito della decimazione dei partiti politici della cosiddetta ‘prima repubblica’, incappati tutti nell’inchiesta “Mani Pulite”, che quasi per cinquant’anni avevano fatto buono e cattivo tempo, che erano caduti e resuscitati, con una durata media dei Governi che si aggirava tra 12 e 14 mesi, a seguito della “scesa in campo” di Berlusconi, in un clima che divideva giustizialismo e una giustizia necessaria al ripristino dei ruoli e delle funzioni, bene, Bobbio pensò a un chiaro e sostanziale vademecum, che intitolò Destra e Sinistra – Ragioni e significati di una definizione politica – poiché, credo, ritenne che fosse doveroso riparlare e riflettere sulla valenza indispensabile degli Ideali. Cioè ripercorrere le vie e le scelte storiche che avevano distinto e caratterizzato un’idea di Nazione e un’idea di società.
“La dicotomia Destra e Sinistra, indica due opposte direzioni…..”, scriveva, mentre si allargavano le coalizioni di Governo, dividendo i resti del Centro Democristiano e ponendo le basi per una promiscuità capace di radicarsi e confondersi nella variegata galassia dei partiti.
Berlusconi, portatore di un conflitto di interessi mai visto prima, offriva riparo e seggi elettorali a chiunque volesse superare l’impasse che coinvolgeva l’intero panorama politico italiano. Bobbio, già senatore a vita, pensò di serrare le fila e rimarcare il senso della politica. Non era possibile, come non lo è tuttora, essere un pò di Destra e un pò di Sinistra. Men che meno era possibile confondersi nel marasma pressappochista che, in quel preciso periodo storico, indeboliva la Democrazia Repubblicana.
Ciò nonostante, lentamente, come un tarlo alla deriva, l’impoverimento ideologico ha rimpiazzato completamente la classe dirigente e, anche con punte di spavalderia, arranca e improvvisa nelle scelte necessarie per la pubblica amministrazione.
Giorno per giorno assistiamo a un processo di normalizzazione dell’abuso, impostato quasi sempre su fittizie emergenze che, scientemente, riducono gli spazi democratici, giorno dopo giorno, con scelte ed emanazioni di leggi molto discutibili, si lavora a un palese divario tra le classi dirigenti e il popolo che arranca proprio a causa dello sfaldamento dei diritti. E quindi, ne risulta che l’impoverimento non è solo economico, materiale – che in una società impostata sui consumi ha un valore di sopravvivenza -, è diventato un problema di qualità dei valori, sociali, etici, morali, che tengono coesa una Nazione.


