Crisi Campobasso, l’opinione della direttrice: i partiti non esistono più. Poi la provocazione: perché non andare al voto con una unica lista?

La crisi al Comune di Campobasso ha mostrato una cosa in cui un elettore su 2 già ha dimostrato di credere: la politica, quella delle sezioni di partito, non esiste più.
Gli unici che hanno parlato liberamente, con le loro dimissioni, sono stati quelli di Cantiere Civico. Nonostante due su tre degli assessori ( Marcheggiani e Fraracci) al termine dell’incarico istituzionale hanno lasciato anche la formazione di Pino Ruta.
I segretari di partito invece della neo formazione destrasinistra hanno dimostrato di non esistere e di essere ostaggio delle brame degli eletti. Nella vecchia politica chi entrava ad amministrare gestiva gli enti per i quali veniva eletto.
Ma la linea politica, quella vera che disegnava alleanze e inimicizia, la decidevano a tavolino le Segreterie di partito.
Che ora, in assenza di sedi e dipendenti delle stesse, non esistono più anche se nominate formalmente.
Lo dimostrano i segretari regionali di centrodestra, che per paura di perdere gli “esponenti con tanti voti” si sono adattati a loro dichiarando di voler essere “la donna immobile” e di aspettar la “piuma al vento” del Tar per decidere qualcosa.
Lo dimostrano però anche le Segreterie del Pd e del Movimento Cinque Stelle, ma anche di Avs, che su tema tacciono come e più della sindaca Forte.
Ci aspettiamo almeno una redistribuzione delle deleghe. Un Comune non rimane a lungo senza vicesindaco. O senza assessori pesanti come i lavori pubblici.
Ad oggi, in caso di mancata assegnazione delle deleghe tutto resta in mano alla Sindaca ma per ancora quanto tempo è possibile?
Il silenzio dei colpevoli quindi continua. La politica non esiste a sua volta.
Andando Controvento ci permettiamo di fare una proposta: e se dalle prossime elezioni si presentasse una lista unica di 64 candidati nella quale i primi 32 fossero gli eletti?
Si tratta di fantaelezioni ma solo con un monocolore senza opposizione, per il quale occorre un quorum del 40% degli elettori per validare le elezioni, giustificherebbe l’inerzia dell’opposizione di centrodestra alla crisi del centrosinistra. Questa destrasinistra non può funzionare perché significa la morte della politica. L’errore del Cantiere Civico è stato credere ( con la firma dell’ accordo ndr) che potesse esistere ancora la differenza sostanziale tra centrodestra e centrosinistra. Il silenzio bypartisan della politica, che rimanda tutto alla decisione del Tar Molise sul ricorso del centrodestra, vuol dire una cosa sola: l’ etica della Polis non esiste più perché è annullata la differenza tra le parti in causa.


