Costituente Comunista: giù le mani da Gaza

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di Giovanni Moriello

Tra poche ore cominceranno i colloqui sul piano di pace per Gaza elaborato da Trump. Nei suoi venti punti il presidente yankee esprime tutta la sua politica affaristica e colonialista. La distruzione che gli israeliani hanno fin ora perpetrato impunemente con le sue bombe, è per lui e la sua famiglia di affaristi e palazzinari una vera e propria manna dal cielo. A pensar male, in genere, si fa bene, e la rozza spregiudicatezza di questo ultra miliardario rende quanto meno lecito pensare che fin dall’inizio di questa guerra egli già fosse in fregola per il tintinnio di monete che sentiva nella sua mente. D’altronde è ormai arcinoto il fatto che Israele faccia il lavoro sporco per gli altri, pur non essendo affatto una marionetta eterodiretta, tanto è vero che vorrà partecipare alla spartizione della torta. Non ci si sporca le mani col sangue di 60.000 persone senza una lauta contropartita. E la preda da spartirsi è, appunto, Gaza: una miniera d’oro per Trump, Netanyhau e la loro cricca di speculatori! Citiamo dai 20 punti di Trump per non essere accusati di dire faziosità:

“10. Verrà elaborato un piano di sviluppo economico di Trump per ricostruire e rilanciare Gaza, convocando un gruppo di esperti che hanno contribuito alla nascita di alcune delle fiorenti città moderne del Medio Oriente. Molte proposte di investimento ponderate e idee di sviluppo entusiasmanti sono state elaborate da gruppi internazionali ben intenzionati e saranno prese in considerazione per sintetizzare i quadri di sicurezza e governance al fine di attrarre e facilitare questi investimenti che creeranno posti di lavoro, opportunità e speranza per il futuro di Gaza.”

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Si parla di un piano di sviluppo economico di Trump – quanti miliardi ingurgiterà? – di proposte di investimento fatte da gruppi internazionali, insomma dietro questa guerra ci sono interessi economici enormi! Chi diceva che nel III millennio non avremmo più visto conflitti scatenati dall’Occidente in forza dei sui interessi economici o era un ingenuo pacifista o era al libro paga di qualche lobbie. Invece, purtroppo, è ancora così; nulla è nuovo sotto il sole del denaro: l’imperialismo è ancora la fase suprema del capitalismo.

Come realizzare questi “buoni” propositi? A chi attribuire il governo della Striscia illo tempore, fino a quando tutti gli affari non saranno stati fatti? È molto semplice: siamo nell’ambito di una logica neocolonialista e la prima cosa da fare è estromettere dal potere e dalla terra innanzitutto i palestinesi. A tal proposito riportiamo per intero i punti nove e dodici.

“9. Gaza sarà governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle municipalità per la popolazione di Gaza. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione e il controllo di un nuovo organismo internazionale di transizione, il “Consiglio di pace”, che sarà guidato e presieduto dal presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato da annunciare, tra cui l’ex primo ministro Tony Blair. Questo organismo definirà il quadro di riferimento e gestirà i finanziamenti per la ricostruzione di Gaza fino a quando l’Autorità Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme, come delineato in varie proposte, tra cui il piano di pace del presidente Trump del 2020 e la proposta saudita-francese, e potrà riprendere in modo sicuro ed efficace il controllo di Gaza. Questo organismo farà appello ai migliori standard internazionali per creare un governo moderno ed efficiente che sia al servizio della popolazione di Gaza e favorisca gli investimenti.”

“12. Nessuno sarà costretto a lasciare Gaza e coloro che desiderano andarsene saranno liberi di farlo e liberi di tornare. Incoraggeremo le persone a rimanere e offriremo loro l’opportunità di costruire una Gaza migliore.”

Ai palestinesi il ruolo di burocrati semplicemente chiamati a rendere esecutivi piani e progetti edilizi, mentre le leve di comando saranno attribuite ad un Consiglio di pace – di fatto il governo ad interim della Striscia – presieduto da Trump e da Tony Blair, che gestiranno i finanziamenti per la ricostruzione. Se consideriamo che a Gaza il 70% delle case e degli edifici è completamente distrutto, per costoro si tratta di decenni di affari assicurati o in virtù di un loro governo diretto o con lo “strozzinaggio” dell’Autorità Palestinese, se e quando la riterranno in grado di governare. Cosa importa se, mentre speculeranno per costruire una magnifica riviera per nababbi, con resort extralusso e mega grattacieli, si dimenticheranno di costruire le case? Nel frattempo i gazawi saranno stati liberi di andarsene, e di non tornare mai più.

E Hamas? Cosa dovrebbe accettare sottoscrivendo questo piano? Oltre al rilascio di tutti gli ostaggi, l’organizzazione palestinese dovrebbe disarmarsi e andarsene in esilio, mentre la Striscia continuerebbe ad essere occupata dall’esercito israeliano! Se avvenisse, sarebbe quantomeno un paradosso. A tal proposito, riportiamo stralci dei punti 15 e 16.

“15. Gli Stati Uniti collaboreranno con i partner arabi e internazionali per costituire una forza internazionale di stabilizzazione (ISF) temporanea da dispiegare immediatamente a Gaza.”

“16. Israele non occuperà né annetterà Gaza. Man mano che l’ISF stabilirà il controllo e la stabilità, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si ritireranno sulla base di standard, tappe fondamentali e tempistiche legati alla smilitarizzazione che saranno concordati tra l’IDF, l’ISF, i garanti e gli Stati Uniti, con l’obiettivo di garantire la sicurezza di Gaza, che non costituirà più una minaccia per Israele.”

In sostanza, Israele, anche dopo la sottoscrizione di questo accordo, dovrebbe continuare ad occupare i territori che ha raso al suolo ancora per lungo tempo, fino a quando una non meglio precisata forza internazionale non prenderà il controllo della Striscia. Va da sé che internazionale significa senza palestinesi.

Considerato tutto quanto detto sopra, il piano Trump potrebbe mai essere accettato non solo da Hamas, ma anche da tutte le altre formazione palestinesi? Secondo noi dovrebbe essere respinto con fermezza, senza alcun indugio, poiché il destino della Palestina deve essere lasciato esclusivamente nelle mani dei palestinesi. Per tale motivo facciamo nostro l’appello all’unità lanciato il 2 ottobre scorso dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, di cui riportiamo alcuni stralci.

“Chiediamo una riunione nazionale urgente per una risposta unificata al piano americano. […]

Il Fronte sottolinea inoltre la necessità che tutti, palestinesi, arabi e a livello internazionale, si uniscano per fermare l’olocausto che il nostro popolo sta affrontando, e per garantire il ritiro e la ricostruzione, preservando le nostre costanti nazionali, i diritti del nostro popolo, la loro giusta causa e le loro legittime aspirazioni di libertà, ritorno e autodeterminazione.

Infine, ribadiamo che tenere questa riunione è diventata una necessità nazionale urgente in questa fase per raggiungere una decisione nazionale unificata riguardo alla proposta americana, e ai pericoli politici ed esistenziali contenuti in alcune delle sue clausole, al fine di sventare qualsiasi tentativo di imporre nuove realtà sul terreno, o di cercare di tradurre i risultati della guerra in quadri politici che potrebbero essere sfruttati per rimodellare la scena in modo contrario ai diritti nazionali stabiliti.”

Paelestina liber dal fiume al mare!