Cosenza come Campobasso, aborto quasi impossibile

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Ma mentre in Calabria la questione resta nel dibattito politico, in Molise non importa più nulla a nessuno

Cosa hanno in comune Calabria e Molise a livello sanitario. Avremmo voluto dirvi un decreto che salva entrambe le regioni dal commissariamento ma purtroppo non è così.

Per il Molise ancora nessun decreto nonostante le promesse dei parlamentari Cesa e Lotito.

La cosa che hanno purtroppo in comune è l’impossibilità di abortire nelle strutture sanitarie pubbliche. E di pochi giorni fa l’interrogazione parlamentare della pentastellata cosentina Anna Laura Orrico che denuncia: a Cosenza il diritto all’aborto è intermittente. C’ è solo un medico non obiettore di turno solo due giorni a settimana.

A Campobasso anche un solo medico. Va peggio a Isernia e Termoli dove non ci sono medici non obiettori.

Ma ecco la denuncia di Orrico.

“All’Ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza non è adeguatamente garantito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza poiché con un solo medico ‘a gettone’ incaricato del servizio sanitario in questione questo non è né efficace né continuativo. La vicenda – dice Orrico – sollevata, ormai da mesi, dalle proteste di cittadini e cittadine e dalle attiviste del Comitato Fem.in, descrive un quadro assai complicato per le donne cosentine della città e di tutta la provincia. Infatti, tutti e 13 i ginecologi assunti stabilmente all’Annunziata sono obiettori di coscienza, quasi come le ostetriche: 24 su 26.

Parliamo – prosegue l’esponente pentastellata – di un diritto e di una scelta che per le donne è sempre difficilissima dettata da ragioni cogenti ed intimissime, e non può essere assicurata, se così si può dire, soltanto da un medico a chiamata. In un nosocomio, fra l’altro, che dovrebbe essere un punto di riferimento per l’intera provincia di Cosenza, geograficamente fra le più vaste del Paese con 155 comuni e con un’utenza di 700mila cittadini.

Per queste ragioni, dopo essere intervenuta anche alla Camera per porre sotto la lente d’ingrandimento la questione, ho deciso di presentare un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute Schillaci per chiedergli di verificare se all’Ospedale di Cosenza venga efficacemente fatta rispettare la legge n. 194 del 1978 e se al contempo venga in questo modo assicurato il diritto alla salute delle donne che intendono ricorrere all’interruzione di gravidanza. Anche da situazioni simili – conclude Anna Laura Orrico – si denota che la Calabria è ultima in Italia per Livelli essenziali di assistenza, ma è ora di dire basta”.

In Molise la situazione è anche peggiore ma nulla si ode dalla politica. La deputata Lancellotta non ha ancora proferito parola in merito. Ma cosa aspettarsi da una esponente di FdI, il partito di Giorgia Meloni che propaganda la natalità.

La questione è assente nel dibattito politico sulla sanità in Molise anche a livello regionale. Si parla di cliniche private contro ospedali pubblici, Torre Covid non realizzata, 118 in affanno ma questo tema è stato completamente dimenticato. Irrisolto sia da Frattura che da Toma e di cui non si occupano più nemmeno i partiti di opposizione consiliare ed extraconsiliare ( quelli che non sono presenti nelle istituzioni e tacciono colpevolmente).

In Molise la sanità al femminile resta in secondo piano. Lo dovremmo ricordare a maggio quando durante la campagna elettorale chiederanno i voti anche alle donne. Quelle che ormai sono cancellate anche dal dibattito del diritto sociale alla salute, se i diritti non sono anche degli uomini.