Controvento a Natale, il vero senso di una festa cristiana

di Nicola Zagaria
Natale è vita. Gioia, speranza, pace e amore. Quattro candele sempre accese. Che si spengono simbolicamente come da tradizione al termine dell’Avvento. Valori elevati dell’umanità.
Al solstizio d’inverno. Nei giorni più corti dell’anno. Il sole nel punto più basso nell’emisfero nord. A sud il più alto. Un cerchio che si chiude perfetto. Nel richiamo alla memoria della storia dell’umanità e del mondo.
Per ciascuno esiste il valore dell’essenza del Cuore. Maria e Giuseppe, semplici uomini di Nazareth, vengono scelti come ognuno nella storia della salvezza. Propria. Ma dell’umanità intera. Nessuno si salva da solo. Il legame sottile della fratellanza dei cuori è inscindibile.
Il Valore di una persona non lo misura il giudizio umano ma la grazia che abita chiunque. Una estensione universale dell’essenza del Creatore. Per noi un’apertura a questa effusione.
Noi viviamo in una derivazione di grazia. Più o meno grande. Secondo quanto è aperta quella porta del Cuore dell’Anima. Non perché perfetti ma perché creati a sua immagine e somiglianza, pronti al Ritorno alla casa del Padre. Nel mezzo il cammino transitorio e il passaggio terreno come creature, fatto di miserie e nobiltà dell’esistenza. Come è stato preannunciato nelle antiche scritture profetiche. Un annuncio di salvezza permanente ed eternamente rinnovato in ciascuno di noi. Di cui ciascuno a sua volta è profeta. Fino alla notte dei tempi in cui non sorgerà sole.
Ma l’unica Luce.
Nella nascita del Figlio la rinascita di ogni figlio di uomo fatto carne.
Ma vivo nello Spirito.


