CONTROCULTURA/Stefano Benni, le mille sfumature di una penna “sottile”, tra umorismo e profonde riflessioni

di Anna Maria Di Pietro
Il 9 settembre scorso se n’è andato un Maestro indiscusso, difficile da etichettare, perché Benni è stato tante cose: scrittore, giornalista, drammaturgo e soprattutto uomo dallo sguardo acuto, intelligente e umano, comico e profondo, che esplorava l’umano in tutte le sue sfaccettature, mettendone in luce vizi e virtù, che poi trasferiva a quei personaggi eccentrici e surreali che popolavano i suoi racconti.
Non semplici narrazioni ma occasioni di profonde riflessioni sul mondo, sulla società, sulla politica, sull’essere umano e i suoi tratti grotteschi.
Stefano Benni era un mondo a sé, un insieme di colorate tessere che formavano un mosaico prezioso, unico, magico.
E l’allegoria era la sua arma, insieme a quella comicità esilarante capace di toccare le più nascoste corde dell’animo umano, tratteggiando vie da seguire per perseguire ideali quali la giustizia sociale, l’uguaglianza, in un mondo ingiusto, dedito al consumo sfrenato, dove prevale l’apparire e non l’essere.
E lo spirito critico come unica direzione per andare oltre, per non soccombere, aiutato dalla fantasia come mezzo per volare, innalzarsi, tornare a respirare e… per denunciare.
Anche la questione ambientale e la tecnologia infernale sono passati sotto la sua penna sferzante, come in Margherita Dolcevita, romanzo che narra la storia di una fanciulla un po’ goffa ma dotata di grande intraprendenza e acume, che vive tranquilla con la sua famiglia, alquanto bizzarra, in una zona periferica, una sorta di piccolo cosmo felice immerso nel verde ma circondato dal cemento, in cui arriva una famiglia, tecnologica, perfezionista, a rompere l’incantesimo. E Margherita, aiutata dai suoi familiari, incarna proprio l’esempio di come si possa andare controcorrente, vivendo diversamente dalla massa, restando, appunto, sé stessi.
La fantasia di Benni, la sua capacità di invitare il lettore a visitare quei posti strani, tra personaggi strampalati come una sirena, un uomo con la gardenia, o gustare al bancone del Bar Sport la famosa “Luisona”, rappresentano elementi che portano a una riflessione: ma a volte la realtà supera davvero la fantasia!
Perché, guardandosi intorno con occhi diversi, quei personaggi, in altre vesti e in altri contesti, s’incontrano davvero, e forse, lo scrittore ha intinto la penna proprio nel mondo reale, travestendo le sue creature proprio con quelle maschere indossate nella realtà.
E ora, vogliamo immaginarlo in uno dei suoi fantastici luoghi, seduto a un tavolino de Il bar sotto il mare, a raccontare ancora storie a quel barista chiacchierone, mentre i suoi lettori affezionati leggono ancora e ancora ad alta voce i suoi libri, strappandogli una risata, come richiesto dal figlio Niclas durante l’ultimo saluto.
“A rivederci” tra le pagine, Maestro!


