CONTROCULTURA/“Sassi di parole”: il ritratto di Laudomia Bonanni dalla penna di tre donne, tra analisi letteraria e indagine grafologica

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Laudomia Bonanni, nata a L’Aquila nel 1907, è stata scrittrice, saggista, giornalista prolifica, ma anche donna di grande personalità, controcorrente, con uno sguardo acuto nella lettura della realtà che la circondava e che riportava, con stile asciutto e senza filtri, nei suoi scritti.
“Sassi di parole” è l’omaggio, tutto al femminile, di Antonella Caggiano, insegnante, poeta e giornalista, che in questo lavoro ha scandagliato le opere di Bonanni, con una lettura profondamente umana; Francesca Capriotti e Monica Ferri, grafologhe, che ne hanno esaminato la scrittura, ridonando un profilo, anche psicologico, interessante e dettagliato.

di Anna Maria Di Pietro

Un prezioso cameo che approfondisce, in maniera originale, la figura di una donna straordinaria apprezzata, per le sue opere, anche da Eugenio Montale. Un lavoro minuzioso che va oltre il saggio, scavando in profondità, esaminando con perizia e sensibilità ogni sfumatura, entrando, con passo lieve, nell’animo e nella mente di una personalità singolare per l’epoca.
«Ribelle, Laudomia, a partire dal nome», esordisce Antonella Caggiano nell’incipit del suo intervento, rifacendosi all’etimologia: colei che domina il popolo.
E rigo dopo rigo, la figura di Bonanni si delinea in maniera netta, attraverso i suoi scritti, in tutta la sua libertà, in tutto il suo coraggio nell’affrontare temi scottanti per i tempi, quali l’adulterio e l’aborto. Ma è nei suoi “Elzeviri”, pubblicati su importanti giornali, come La Tribuna o Il Giornale d’Italia, che riesce a regalare uno spaccato preciso e tremendamente onesto dell’epoca che vive, “dipingendo” quadretti a tinte fosche che descrivono l’ingiustizia e le atrocità della guerra, con un focus sulle condizioni disagiate di donne e bambini. E ancora, racconta il bigottismo della provincia, le credenze, l’importanza del giudizio altrui, ma anche la bellezza dei luoghi e, come dice Caggiano, i loro profumi, le tradizioni culinarie, con una scrittura capace di coinvolgere i sensi.

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Dallo studio emerge una donna curiosa, liberissima, femminista convinta, che metteva in pratica le sue convinzioni nella vita e nella scrittura, raccontando la condizione della donna senza giri di parole, cogliendo ogni sfumatura e riportandola in maniera trasparente, per quella straordinaria capacità di “calarsi nei panni”, sentire anche la più flebile vibrazione, “sentendo forte” il dolore altrui e, in qualche modo, nel romanzo “Il bambino di pietra”, classificatosi terzo al Premio Strega, vinto da Primo Levi, libera, seppur tra le pagine, la protagonista avviandola all’emancipazione.
Insomma, una donna indomita, nella vita come nella sua produzione letteraria, che Caggiano sembra sentire vicina, con assonanza di sentimenti e idee, a volte accarezzandola e incoraggiandola, altre guardandola con tenerezza infinita, ma sempre, in ogni caso, ammirandone tempra e battaglie.

E al suo studio approfondito, fa eco l’analisi grafologica di Francesca Capriotti e Monica Ferri. Attraverso l’analisi del gesto grafico, non prima di aver introdotto la disciplina, spigandone la bellezza e l’utilità contro ogni pregiudizio, fanno emergere la personalità di Bonanni in tutti i suoi aspetti, sottolineando le differenze nelle varie fasi storiche, facendo comprendere come le circostanze e gli avvenimenti esterni abbiano inciso sulla personalità, le scelte, lette attraverso i cambi di grafia. Affascinanti, quasi magiche, le spiegazioni tecniche – seppur comprensibili grazie alla capacità di rendere in maniera semplice il difficile – che descrivono in maniera puntuale i tratti caratteriali e le inclinazioni personali, gli impulsi, i moti interiori espressi o repressi, la voglia di emergere, di essere voce autonoma, mista al ritegno indotto dalla famiglia, l’orgoglio e l’istinto. Interessanti i passaggi sull’evoluzione della scrittura, che sottolineano i cambiamenti, la crescita personale, l’affrancamento dai condizionamenti familiari, infine, l’acquisizione di un’individualità agognata e conquistata.
Insomma, un prezioso lavoro che, tra analisi letteraria e lettura grafologica, regala uno spaccato storico attraverso gli occhi di una donna che ha vissuto appieno la sua vita, con curiosità, voglia di conoscenza e di affermazione, coraggio delle proprie idee e prese di posizione nette, lungimiranza e infinita umanità, che ha saputo calare nei suoi scritti scevri di belletti ed eufemismi perché veri e veraci, essenziali nei messaggi, privi di barocchismi perciò chiari e lineari, come il suo stile, come il suo intimo sentire.