Controcultura, Paolo Di Paolo, lo sguardo profondo di un fotografo che coglieva l’anima delle cose. Il tributo della sua Larino

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di Anna Maria Di Pietro

Il 17 maggio del 1925 nasceva a Larino un talento puro, un figlio che non ha mai dimenticato le sue origini, conservando con il “piccolo borgo” un legame profondo, in un reciproco rapporto di sincero affetto. E sabato scorso, in occasione del centenario della sua nascita, l’amministrazione comunale, con la partecipazione di MoliseCinema, ancora una volta ha voluto rendergli omaggio, come uomo e come artista, attraverso l’esposizione di una sua gigantografia in piazza Duomo, cui è seguita, al Cinema Teatro Risorgimento, la proiezione del film “Paolo Di Paolo: un tesoro di gioventù”, del regista Bruce Weber.

Prima della proiezione, i saluti istituzionali dell’assessora alla Cultura Iolanda Giusti si sono concentrati sul ricordo di un grande artista, sottolineandone l’onestà intellettuale che lo portò a rinunciare alla sua grande passione quando il ruolo della fotografia si ridusse alla mera ricerca dello scoop, perdendo quelle connotazioni di eleganza, informazione visiva e documentazione emozionale tanto care al “Maestro”.
Commoventi le parole della figlia Silvia, che ha ribadito il profondo affetto del padre per la città natale e per la festa patronale, ricordando quando, durante la processione, quasi come un rito, suonava il campanaccio dei buoi al passaggio della statua di San Pardo.
Presente anche Giovanna Calvenzi, curatrice della prima mostra dedicata al “Maestro” al Maxxi di Roma, che ha sottolineato il forte legame con Paolo Di Paolo, tanto da considerarlo “uno di famiglia”, invitando l’amministrazione frentana a dedicargli una strada, un giardino, a suggello della particolare connessione tra la città e l’artista.

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Un pubblico attento ed emotivamente partecipe ha potuto ripercorrere, attraverso il film, la vita artistica e umana di un uomo che ha saputo, con eleganza e raffinata sensibilità, documentare l’intima rinascita dell’Italia che si liberava dalle ferite e dalle macerie del secondo conflitto mondiale, attraverso scatti che hanno colto l’attimo, il momento saliente, l’anima delle cose, e delle persone, con quegli occhi che sapevano leggere oltre la superficie.
Oltre al racconto del regista e delle tante persone che hanno incrociato Paolo Di Paolo, il documentario è stato occasione per riascoltare, ancora una volta, con commozione, la voce del protagonista che si è raccontato in tutta la sua umiltà, sembrando, a tratti, meravigliato nel rivedere i suoi capolavori. Il suo obiettivo, che ha immortalato i più grandi personaggi dell’epoca, da Anna Magnani a Sophia Loren, passando per Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, che ha seguito nel reportage “La lunga strada di sabbia”, è stato anche uno strumento democratico, capace di un racconto non filtrato, ma reale, che ha saputo cogliere le cose grandi e quelle piccole alla stessa maniera, imprimendogli la medesima importanza. Il glamour o la povertà, la diva dal prezioso cappello candido o il bambino con il cappotto liso per lui avevano la stessa dignità e la stessa bellezza. Perché la cifra di ogni suo scatto era il rispetto.

E poi, quel ricordo, tra malinconia e cruda consapevolezza, nel raccontare l’epoca buia in cui «il fascismo era una cappa che non lasciava entrare la poesia, l’arte, la cultura» e la gente, lui compreso, «non poteva essere infelice perché non conosceva la felicità». Dunque, una volta passato quel periodo, i suoi occhi videro il mondo per la prima volta e lo affrontò con entusiasmo, cercando bellezza ovunque, immortalandola.
Paolo Di Paolo era un poeta puro, un artista illuminato, proprio come quella luce, nelle sue foto in bianco e nero, che cercava e riusciva a trovare nella sua perfezione, narrando storie per immagini, regalando emozioni pure. E lo ha fatto ancora sabato sera, in un luogo dove si respirava la sua presenza, come ha detto sua moglie Elena Marcelli: «È la terza volta che vedo questo film, ma non ho mai pianto. Stasera l’ho fatto, forse per la presenza e il calore dei tanti amici. Paolo è qui. E sono felice».