CONTROCULTURA/“Merìcula”, l’ultima silloge poetica di Greta Rodan, tra presentazione, arte e musica

di Anna Maria Di Pietro
“Prendi un desiderio a caso”, citando uno degli ultimi spettacoli di Greta Rodan, un libro di poesie, una mano che disegna e della buona musica per rendere unico un lento pomeriggio autunnale.
Un sabato pomeriggio, quello appena trascorso, in cui il Circolo Sannitico di Campobasso è stato l’elegante palcoscenico che ha ospitato la presentazione, originale e coinvolgente, di “Merìcula”, piccolo e prezioso scrigno poetico, i cui versi hanno volteggiato sulle note del sax del Maestro Gerardo Mautone, capace, sempre, di creare atmosfere che raggiungono le corde più profonde dell’anima, mentre l’autrice, tra una parola e l’altra, realizzava, con il carboncino, i suoi originali disegni, regalati con l’acquisto del libro, raffiguranti donne dai corpi sinuosi, quasi eterei, con il capo a forma di fiore.
I saluti istituzionali dell’assessora alla Cultura Adele Fraracci hanno dato il “la” all’evento, proseguito con l’introduzione della silloge da parte della giornalista Anna Maria Di Pietro, che ne ha curato anche la prefazione, e che ha evidenziato, tra letture a opera dell’autrice, domande e considerazioni personali, tutti i punti luce di una raccolta che è partigiana solo della bellezza, quella delle cose marginali che Greta Rodan riporta al centro, in qualche modo esaltandole.
Componimenti scritti dalla poeta in “epoche” diverse, che rappresentano brandelli di vita raccolti e ricomposti, sogni spezzati, giorni luminosi che si alternano a quelli senza luce, l’Amore totalizzante e l’amore falsato, il Molise “di una volta” che diventa rifugio nei vicoli stretti e nelle osterie che ancora offrono la tradizione che riporta indietro le lancette del tempo, il dolce e l’amaro, in versi che si possono “mangiare”, odorare, accarezzare con la gentilezza di un gatto nero, perché capaci di accendere i sensi. E poi, quel tema che da sempre Greta Rodan ha a cuore, frutto di tante battaglie di una donna per le donne: la violenza di genere, a cui ha dedicato “Voglio spendere una parola per te”, romanzo essenziale e toccante, giocato sul filo di varie epoche, tra passato e presente, in storie che si intrecciano e si assomigliano tutte.
Argomento, sentito e attuale, che ha dato vita, dopo la lettura del componimento Liberazione, a un dibattito vivace, in cui il pubblico presente ha espresso le proprie opinioni, facendo emergere aspetti interessanti.
Qualche ora trascorsa all’insegna della Cultura nel senso più ampio del termine, tra poesia, arte, musica e parole, andando in profondità, con un invito a rallentare, abbandonando lo sguardo distratto e fermandosi a vedere quanto di prezioso si tralascia durante la corsa, proprio come la merìcula – la mora – che viene colta solo dal viandante lento che riesce a vederla, quasi come un miracolo, tra i rovi. Così, in fondo, è la vita, dove tra le spine, i dolori più profondi, le sconfitte, c’è sempre un gancio in mezzo al cielo, un appiglio che aiuta a rialzarsi, la luce di una lucciola che diventa faro a indicare la via, per cogliere tutta la bellezza del Creato, avendo nuovi occhi rivolti alle cose umili da cui bisognerebbe ripartire, senza mai perdere la verde speranza.


