CONTROCULTURA/“L’urlo della sirena” di Maria Enea, un romanzo che profuma di Sorellanza e Resistenza

di Anna Maria Di Pietro
Un racconto in bianco e nero, attraverso il quale Maria Enea traccia in maniera precisa una trama fatta di Storia e storie che si intrecciano sullo sfondo di una Palermo assediata dalla Seconda Guerra Mondiale che ha spento sogni, bombardato palazzi, corpi, anime, tolto il pane e la dignità, imbrutito gli uomini. È in questo scenario che s’innalza l’urlo, prima sommerso, poi sempre più sonoro, della protagonista: Cristina, dodici anni appena, claudicante per un difetto fisico, che gli sguardi indiscreti le ricordano a ogni passo, e che proprio come una sirena si muove a fatica tra le pagine del libro per quella vita incerta che si trova ad affrontare, narrando in prima persona le vicissitudini personali, familiari e il dramma di un’intera città, affamata e distrutta, che non riconosce più.
All’improvviso, i suoi occhi bambini vedono l’orrore: in mezzo a quella desolazione, comprende che il nemico non è soltanto il soldato invasore, ma anche chi dovrebbe volerle bene e che, invece, tradisce il legame di sangue e, in qualche modo, le accende un’altra guerra, interiore, intima. Ma tra le macerie di case e vite, si staglia un pezzettino di azzurro, e il suo urlo diventa corale, perché altre voci si uniscono alla sua: quelle di Franca e Laura, che insieme alla protagonista creano un piccolo “mondo altro”, dove respirano un alito di libertà attraverso lo studio, le letture, il disegno, la musica, e dove i libri diventano balsamo per alleviare i tormenti; una bolla in cui proteggersi dalle brutture di una realtà a cui si oppongono con tutte le forze, e dove possono ancora sognare, fantasticando anche sull’Amore, quello vero, puro, ma anche complicato, in brevi momenti in cui spengono la guerra e il dolore e riaccendono la speranza proiettandosi in un futuro di pace e meditando, sempre, una vendetta che sarà inesorabile e certa.
Un romanzo storico che narra l’odissea di esistenze senza più punti di riferimento, perse in un dedalo di violenza e sangue.
Con il suo stile chiaro, immediato, attraverso periodi brevi e incisi che rimarcano i concetti, i sentimenti quali paura e sdegno, e concorrono a sottolineare la miseria dei luoghi e delle situazioni descritte, Maria Enea, rappresenta, mediante una puntuale ricostruzione storica, documentata in alcuni passi del romanzo, uno dei periodi più cupi dell’umanità, non nascondendo, insieme alla rabbia, la personale condanna della dittatura fascista. Toccando temi quali l’oppressione del regime, la condizione della donna, l’ingiustizia, la povertà e la perdita dei valori fondamentali, lo sguardo acuto dell’autrice legge l’animo dei personaggi, traendone una precisa analisi psicologica e profondamente umana, tanto che la sua voce si unisce a quella degli oppressi. A contestualizzare le vicende, in una Palermo che non è cornice ma quadro sul quale si delinea l’intera narrazione, sono i riferimenti precisi a strade, piazze, palazzi storici, tradizioni, sapori e, soprattutto, le frasi, i proverbi e gli stornelli del cantastorie in dialetto siciliano. E il taglio narrativo intriso di Resistenza, dove le parole diventano paesaggi interiori, rende quella storia la nostra storia e induce a una profonda riflessione: ma quel passato è davvero così lontano?


