CONTROCULTURA/L’importanza del Teatro nelle scuole per guardare il mondo con gli occhi dell’altro e praticare l’empatia

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di Anna Maria Di Pietro

«Bisognerebbe fare teatro nelle scuole, perché l’esercizio di mettersi nei panni degli altri ci può far diventare una società migliore» ha detto Elio Germano, pluripremiato attore, convito dell’alto valore educativo di una delle forme d’arte più antiche; valore già riconosciuto dagli antichi Greci, per i quali il teatro non aveva come fine ultimo il semplice intrattenimento, ma rappresentava uno strumento educativo e sociale.
E nell’attuale periodo storico caratterizzato da un deterioramento dei valori, in cui i rapporti umani diventano sempre più difficili, gli episodi di bullismo sempre più frequenti, la violenza di genere interessa ormai anche la fascia d’età più giovane e, non ultima, l’intolleranza nei confronti di chi non rientra in “canoni” prestabiliti da una cultura chiusa è sempre più intollerante, accanto all’Educazione sentimentale, che da tempo viene invocata come fondamentale materia scolastica, il teatro completerebbe il binomio perfetto per educare al rispetto dell’altro, per gettare nuove basi su cui rigenerare una società corrotta da ogni tipo di pregiudizio.

Intanto, praticare la recitazione comporta, come prima cosa, un lavoro su sé stessi, imparando a conoscersi e a comunicare con gli altri, superando anche i limiti caratteriali che spesso impediscono una relazione sana. Solo conoscendo sé stessi, in fondo, si possono conoscere anche gli altri.
Il teatro, in generale, abbraccia, include, e attraverso le varie modalità di dialogo è un formidabile momento di scambio non solo di battute ma anche di idee ed emozioni. Vestendo panni non propri, s’impara a confrontarsi con i sentimenti dell’altro, comprendendolo e accettandolo, giungendo, infine, a rispettarlo in tutti i suoi aspetti.
Pensando, per esempio, all’incontenibile clima d’odio nei confronti degli immigrati e, in genere, delle altre culture, o agli atti violenti, a fatti e parole, che scaturiscono dall’orientamento sessuale, ai femminicidi che alla base hanno quella cultura patriarcale che considera la donna proprietà dell’uomo, il teatro può veramente invertire la rotta insegnando a guardarsi nell’altro come in uno specchio, ritrovandosi in mille culture e facendo comprendere che ormai l’identità nazionale può pacificamente convivere con la globalizzazione, di cui rappresenta una piccola tessera che può sposarsi armonicamente con i colori di un immenso mosaico, imparando a riconoscere i bisogni e i sentimenti di chi si ha di fronte, riconoscendolo come essere umano e non mero oggetto di scherno, comprendendo che la diversità non ha etichette di genere, di razza, di sesso o altro, ma è connotazione naturale di ogni essere umano, perché siamo tutti diversi, per fortuna.

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Tanti sono gli studi pedagogici, sociologici, antropologici, e anche di altre discipline, che nel tempo si sono concentrati sulla valenza del teatro come materia scolastica, sottolineandone la valenza per quanto riguarda le relazioni tra gli individui, come momento per fermarsi e dare importanza alle relazioni interpersonali, in un mondo che viaggia veloce sulle ali di una tecnologia che troppo spesso limita i rapporti a brevi messaggi, contribuendo a un isolamento dell’individuo sempre più preoccupante, con la perdita di quella capacità di confrontarsi, di guardarsi negli occhi, di vivere momenti di socialità autentici. È urgente, allora, invertire la tendenza, reimparare o imparare a relazionarsi, costruendo rapporti improntati sul reciproco rispetto, confrontandosi senza voler prevalere con le proprie idee o le proprie emozioni, e in questo il teatro, sempre insieme alla famiglia, che in primis educa, può essere davvero un valoroso alleato e, chissà, far scoprire a qualcuno anche un talento e una passione per la recitazione. E la passione, come i sogni, aiutano a vivere meglio e in armonia con gli altri.