CONTROCULTURA/ Le Mamme Antifasciste: dal centro sociale “Leoncavallo alle altre esperienze nel mondo, la trasformazione da ruolo privato a ruolo sociale, politico e culturale

di Anna Maria Di Pietro
Con il recente sgombero del centro sociale più noto d’Italia, e in attesa della grande manifestazione prevista a Milano per il 6 settembre prossimo, l’Associazione delle Mamme Antifasciste, rappresentando il volto giuridico del “Leoncavallo”, è diventata oggetto di rivalsa da parte del Viminale, che ha richiesto alla presidente, Marina Boer, 3 milioni di euro, cioè la somma che il ministero dell’Interno era stato condannato a pagare alla famiglia Cabassi – proprietaria della sede del centro sociale – per non aver eseguito lo sfratto nei tempi stabiliti.
La storia dell’Associazione Mamme Antifasciste in Italia…
L’Associazione Mamme Antifasciste è nata dopo l’uccisione, il 18 marzo 1978, di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (“Iaio”), appena diciottenni; una vera e propria esecuzione a sangue freddo, di chiara matrice eversiva di destra, appena due giorni dopo il sequestro di Aldo Moro. I mandanti mai individuati in maniera chiara, il caso archiviato.
Così, Danila Angeli e Carmen De Min, rispettivamente mamma di Fausto e mamma di Lorenzo, insieme a Lydia Franceschi, mamma di Roberto, ucciso nel 1973 da un proiettile della polizia durante una manifestazione studentesca, e ideatrice de nome dell’associazione, decisero di andare oltre il dolore, trasformandolo in qualcosa di diverso, di utile, creando un movimento spontaneo di donne che chiedeva verità e giustizia per quei ragazzi che diventarono poi i figli di tutte.
Donne di ogni estrazione sociale: casalinghe, combattenti, ex partigine, sindacaliste, laureate o con la sola licenza elementare, dai quaranta ai settant’anni, si unirono in una battaglia comune dando un nuovo volto, straordinario, al ruolo di madre: non più solo accudente e privato, ma pubblico e votato al bene comune, con connotati politici, sociali e culturali.
Una trasformazione che travasarono nel centro sociale, dandogli nuova vita come spazio d’incontro dove le idee potevano circolare liberamente, combattendo per l’aborto, informando tutte le donne sull’utilità dei consultori, dando vita a dibattiti, incontri, manifestazioni per i diritti e contro i pregiudizi; uno spazio di aggregazione anche artistico, altamente culturale e interculturale, un luogo di pace e di ricerca di giustizia, di verità, e non di “sovversione” come certa destra ha sempre etichettato. Il “Leoncavallo” da allora è stato sempre un punto di riferimento importante per la città di Milano, rappresentando, al contempo, una speranza, un nuovo modo di vivere la città.
Le Mamme Antifasciste: dal centro sociale “Leoncavallo alle altre esperienze nel mondo, la trasformazione da ruolo privato a ruolo sociale, politico e culturale

… e nel mondo
In Turchia, nel 1995 è stato costituito il movimento delle Saturday Mothers (Madri del sabato), un’associazione di donne che ogni sabato si riunisce a Istanbul per chiedere, attraverso una simbolica veglia pacifica e silenziosa, verità sulla scomparsa e l’uccisione per motivi politici di figli e familiari durante le repressioni degli anni Ottanta e Novanta, di figli e familiari.
Un gruppo di donne coraggiose che ha subìto pressioni indicibili, arresti e processi messi in atto dalle autorità, ma che non si arrende nonostante i divieti e i blocchi. Il movimento con il passare del tempo si è ampliato, andando a ricomprendere anche gli altri familiari delle vittime e i vari sostenitori, prendendo il nome di Saturday Mothers/People.
In Argentina, le mamme dei desaparecidos, i dissidenti scomparsi durante il regime dittatoriale, tra il 1976 e il 1983, hanno dato vita, nel 1977, all’Associazione Madres de Plaza de Mayo – dal nome della piazza di Buenos Aires, dove si riunirono per protestare la prima volta -, formata da attiviste dedite ai diritti civili, che da oltre trent’anni si battono per la liberazione o la “restituzione” dei propri figli tenuti illegalmente prigionieri o uccisi dalla polizia locale.
In origine, il loro simbolo era un pannolino di tela, il primo usato per i figli neonati, che nel tempo è stato sostituto da un fazzoletto bianco che portano sul capo, sempre con la foto dei figli scomparsi tra le mani. Il giorno prescelto per gli incontri è rimasto il giovedì: proprio come quella prima volta, si ritrovano nella stessa piazza riunendosi in cerchio e marciando per mezz’ora intorno al monumento centrale.
Le Mothers of Mourning (Madri del Lutto), invece, operano in Iran. Il gruppo si è costituito dopo le elezioni presidenziali del 2009, quando il regime fece una carneficina durante le manifestazioni di protesta.
Le madri, così, si unirono per chiedere giustizia per i figli e i mariti uccisi o fatti sparire, includendo anche la richiesta di liberazione dei molti prigionieri.
Un movimento che ogni sabato si riunisce presso il “Laleh Park” di Teheran, e che nel tempo si è ampliato, andando a ricomprendere le madri che hanno perso i propri figli nelle proteste che si sono susseguite nel corso degli anni.
Madri e donne con un obiettivo comune, che hanno dato, e ancora danno, un senso profondo e tangibile al dolore, uscendo dal limbo del ruolo materno, tradizionalmente inteso, per trasformalo in atto politico e sociale, in qualche caso facendo rete, come negli incontri tra le Mamme Antifasciste italiane e quelle argentine, che hanno avuto lo scopo di allargare le maglie attraverso dibattiti e azioni comuni.
E oggi che il centro sociale “Leoncavallo” è stato sgomberato dalla destra, con un atto di forza privo di ogni dignità perché incurante delle persone e della storia e basato su motivi privi di ogni fondamento, Milano e tutta l’Italia sono orfane di uno spazio fondamentale di libertà e cultura, di accoglienza e inclusione, in un momento storico che sta ripiombando nel buio “più nero”.
Ma una cosa è certa: non si potrà mai soffocare né silenziare, e anzi si rafforzerà, il grido di libertà del “Leoncavallo” e di tutte le donne, le ragazze e i ragazzi che hanno lottato per una società più giusta, parteggiando sempre per la pace, che prospera sempre nella democrazia piena e mai nell’autoritarismo e nella repressione.


