CONTROCULTURA/ L’artista termolese Carla Di Pardo al “Festival del libro d’artista – Gioielli di carta” a Monte Sant’Angelo

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di Anna Maria Di Pietro

Scenografa, costumista e docente d’Arte, sperimentatrice e artista poliedrica, Carla Di Pardo lavora tra teatro, pittura, scultura e libri d’artista. La sua poetica ruota attorno alla ricerca, al recupero e alla trasformazione degli oggetti, con uno sguardo libero e personale sull’arte come esperienza sensoriale e identitaria.

Una collettiva d’arte che sabato sera ha preso il via nel cuore bianco del Gargano, in un luogo mistico, dove il tempo sembra essersi fermato: Monte Sant’Angelo, che richiama ogni anno migliaia di pellegrini in visita alla Basilica Santuario di San Michele, nota anche come Celeste Basilica, perché, secondo la tradizione, direttamente consacrata dall’Arcangelo Michele; situata lungo la Via Francigena, fa parte del sito seriale “Longobardi in Italia: il luoghi del potere”.
In questo contesto, ricco di storia e arte, la Biblioteca “Ciro Angelillis”, ex Convento delle Clarisse, ospita l’evento – a cura di Matteo Totaro, in foto con Carla Di Pardo, e con la partecipazione di critici d’arte ed esponenti del mondo editoriale – che vede l’esposizione di libri-oggetto scolpiti nella carta da 50 noti artisti; opere d’arte da sfiorare con le dita, da ascoltare nel silenzio, che invitano alla lentezza, alla contemplazione, alla memoria, come suggerisce il tema “Le pietre e il silenzio”, scelto per questa edizione.

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E tra le opere fuori concorso si inserisce il Libro d’Artista “Tra storia e silenzi” della molisana Carla Di Pardo, che a proposito della sua creatura dice: «Il mio libro d’artista nasce dal desiderio di sovvertire la forma tradizionale del libro, trasformandolo in corpo vivo, cucito, stratificato, che respira attraverso il bianco. Il bianco per me non è neutro. È carico di senso. È il bianco della pietra calcarea di Monte Sant’Angelo, della luce che filtra nella Grotta di San Michele, del silenzio mistico che avvolge quel luogo sacro. È il bianco della memoria, della spiritualità, di un tempo sospeso».

A proposito del tempo e della memoria, ha aggiunto: «Ho scelto materiali che portano con sé il tempo: pagine realizzate con lenzuola e federe di fine Ottocento, sdrucite dall’uso quotidiano e tramandate di nonna in nipote, di madre in figlia; carta fatta a mano, bianca e ruvida come la pietra; la tarlatana per la sua evanescente trasparenza. Non sono semplici supporti, ma presenze. Tra le pagine, il libro accoglie anche frammenti dorati, come stille di luce che impreziosiscono il messaggio e ne amplificano la sacralità. L’oro non è decorazione, ma rivelazione: è il segno dell’invisibile, della presenza divina che si manifesta nel dettaglio, nel silenzio, nella materia. Frammenti come reliquie luminose, tracce di una spiritualità che si fa tangibile. Dialogando con il bianco, lo accendono, lo elevano».

E ancora: «Ogni cucitura è un gesto che ricompone frammenti di storia e di fede. La mia poesia, suddivisa in versi, presente solo in alcune pagine, non vuole spiegare. Si rivela discreta. È un linguaggio dell’assenza, un sussurro che accompagna il cammino di chi osserva, di chi ascolta, di chi il libro lo sfoglia, lo tocca, lo vive, lo legge, lo immagina. Con questo libro non ho voluto raccontare, ma custodire. Non ho cercato di impormi, ma di trasmettere emozioni. “Tra storia e silenzi” è un luogo da abitare, un tempo da attraversare, un silenzio da ascoltare».

Parole dense di emozione, passione, profondità, che confermano Carla Di Pardo artista eclettica, originale, instancabile ricercatrice di nuove forme al di fuori della formalità, lungimirante, ma sempre radicata al territorio, che la ispira e che lei ricambia esaltandone la bellezza più nascosta, quella che sfugge ai più, ma che gli artisti sanno far fiorire attraverso le loro opere.
Come nella recente mostra a cielo aperto “Pannistesi” – inserita nell’ambito della IV edizione della manifestazione “Costruiamo Paesaggio” – curata proprio dalla nostra artista, che ha saputo trasformare un gesto quotidiano, e per molti scontato, in un momento magico, animando con 69 Lenzuoli d’Arte, realizzati da vari artisti, i vicoli di Casacalenda, testimoniando il territorio, la storia, la memoria e la vita sospesa, in un percorso lento che ha portato alla conoscenza dei luoghi e della loro bellezza, attraverso il fil rouge della partecipazione collettiva per una riflessione comune, per riscoprire la propria terra e riscoprirsi in essa.