CONTROCULTURA/“La zia marchesa” di Simonetta Agnello Hornby, una saga familiare avvincente dal sapore tipicamente siciliano

di Anna Maria Di Pietro
Muovendosi sul filo dei ricordi, il romanzo restituisce uno scorcio della Sicilia di fine Ottocento che ha il volto e il “passo” di Costanza Safamita, appartenente alla ricca aristocrazia terriera indebolita da tutta una serie di eventi che si delineano sullo sfondo della caduta del Regno delle due Sicilie e, soprattutto, dal potere della mafia che prende sempre più piede in vari settori, da quello economico a quello politico.
Sulla falsariga del Verismo – si percepisce chiara e forte l’influenza di Verga –, ricorda molto “La lunga vita di Marianna Ucria” di Dacia Maraini, e non solo per l’ambientazione.
Costanza, invisa alla madre sin dal parto perché femmina – La baronessa lanciò uno sguardo stanco e bieco, la respinse con il braccio e si coprì gli occhi con la mano – ma amatissima dal padre, si distingue sin da subito per i suoi capelli rossi, quasi inspiegabili, e continua a distinguersi sempre, soprattutto rispetto ai fratelli, tanto che suo padre, in controtendenza rispetto ai tempi, la sceglie come unica erede, proiettandola verso un futuro carico di responsabilità.
La ragazza, abbracciando la volontà paterna, costruisce pezzo dopo pezzo il suo nuovo status, entrando in contatto con la “Palermo bene”, sposandosi con un uomo affascinante ma dissoluto e vivendo con lui un rapporto d’amore intriso di sofferenza, affrontando vicende particolari, a tratti brutali, in un contesto patriarcale e arcaico, affollato di personaggi che concorrono alla trama, tra superstizione e farisaici dogmi religiosi, in cui iniziano a fare capolino elementi di novità che rappresentano l’eco di quello che succede nel continente.
Godibilissime le descrizioni dei piatti tipici, preziosa la scelta di aprire ogni capitolo con un proverbio siciliano: tutto concorre a contestualizzare, accompagnando il lettore in un viaggio letterario che coinvolge i sensi.
Così, l’autrice regala un magnifico e puntuale ritratto di donna: un cameo delicatissimo, profondamente psicologico, inserito in una cornice storica ricostruita attraverso lo studio puntuale di documenti originali dell’epoca, restituendo una figura femminile che, infine, nonostante l’ambiente ostile, riesce a non farsi risucchiare.
Con un’architettura particolare, il romanzo si dipana su più piani che si incastrano tra loro agevolmente, con una scrittura scorrevole, ricca ma non ridondante, e colpi di scena sensazionali. Il finale? Intelligente.


