CONTROCULTURA/ “donne informate sui fatti” di Carlo Fruttero, un thriller atipico tutto al femminile, senza colpi di scena, ironico e delicato

Scritto da
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

di Anna Maria Di Pietro

Una piacevole esplorazione del mondo femminile, con tutti i suoi risvolti psicologici e le sue sfumature, accurata, profonda, a tratti divertente e leggera ma non scontata.
Un’architettura geniale per un “giallo chiaro”: il ritrovamento, in un fosso, del corpo esanime di una giovane donna dà vita a un poliedrico gineceo, utile per la risoluzione del caso.

Otto donne, in qualche modo collegate alla vittima, vengono ascoltate e raccontano, ipotizzano, dicono e non dicono, tra chi crede di sapere, chi sa e non parla, chi sussurra appena, chi finge. Così, il lettore incontrerà vari profili: la bidella impicciona, la giornalista rampante, la carabiniera sospettosa per deformazione personale, la barista chiamata “miss coniglio” e altre figure femminili i cui racconti si incrociano più volte, si sovrappongono, fino, però, a diventare quasi uno solo, come se ogni voce fosse la tessera di un mosaico che alla fine mostra il suo disegno.

Pubblicità

Pagina dopo pagina, si delineano il profilo della vittima – una ex prostituta rumena che ha cercato di affrancarsi – e i relativi contorni, in un quadro generale chiaro fin da subito, che non contempla il coup de théâtre e che tuttavia rende la lettura interessante, perché ogni racconto, ogni voce è quasi un “botta e risposta” che aggiunge o demolisce ipotesi, incuriosendo il lettore.
Il tema centrale, la tratta delle ragazze straniere attirate in Italia con la promessa di una vita migliore per poi finire sulla strada, viene “toccato piano” dall’autore, che lo affronta con la linea morbida della penna, in qualche modo ripulendolo da particolari morbosi.
Non manca l’ironia sottile e raffinata, anch’essa finalizzata a non appesantire, a rendere piacevole la lettura.

Il linguaggio? Esilarante perché rispecchia esattamente le protagoniste dei racconti: tecnico, familiare, elementare, sagace, a seconda dell’estrazione sociale e culturale, con inflessioni che spaziano dal popolare al registro medio, fino ad arrivare alla declamazione di frasi in lingua francese.
Come pure rispecchia l’ambientazione: una Torino che viene descritta in tutte le sue sfaccettature, dalla periferia alla città, passando per le colline, mettendo in luce le caratteristiche peculiari dei vari ceti sociali, tra ipocrisia, bigottismo o estrema semplicità.
Alla fine, si può dire tranquillamente che questo libro, omaggiando il mondo femminile, è anche un modo per portare il lettore a “leggere”, nel profondo, la realtà che lo circonda, entrando nei meandri più nascosti, sommersi dall’ipocrisia che fa passare oltre senza mai fermarsi.
Consigliata la lettura, magari… sotto l’ombrellone!