Controcultura: “Circe”, dalla penna di Madeline Miller, l’altra faccia di una delle figure più emblematiche della mitologia, tra fonti storiche e interessanti riletture

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di Anna Maria Di Pietro

Con uno stile fluido e un piacevolissimo ritmo che favorisce l’immersione e l’immedesimazione del lettore, Madeline Miller ridipinge in maniera nuova e poetica la figura di Circe, svestendola di ogni classica aggettivazione e presentandola, rompendo la regola, non come la maga spietata e crudele, ma come donna animata da profonde passioni, fragile e umana, facendola parlare in prima persona per raccontare il suo cammino di crescita personale, il viaggio difficile dentro sé per conoscersi e conoscere il mondo, trovandosi dinanzi a una difficilissima scelta, in qualche modo accettando il proprio destino e, per vari aspetti, non discostandosi molto dalle donne di oggi.

La narrazione parte dal mito, ripercorre le fonti, ma poi devia verso nuove evoluzioni, a partire dal fatto che l’autrice architetta una scusa per spiegare l’esilio di Circe nell’isola di Eea, dove vive isolata e deve dare fondo a tutte le sue risorse per vivere la nuova esistenza, imparando a conoscere le erbe e le loro proprietà magiche, mettendo in atto stratagemmi e usando maniere violente sempre e solo per difendersi, mai per crudeltà. Una sorta di giustificazione, di intenzionale difesa da parte dell’autrice, con lo scopo di riabilitare e rimettere al centro un personaggio un po’ troppo “abusato” dal punto di vista letterario, offrendo profondi spunti di riflessione, utili a far comprendere quanto sia insidioso il giudizio senza approfondimento, costruito su dietrologie falsate.

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Così, Circe si trova ad affrontare nuove avventure, combattendo con gli dèi e con gli uomini, vista la sua doppia natura divina e umana. Ma è proprio l’indole umana, la sua sensibilità, il suo sentire in maniera profonda le emozioni a renderla diversa dalle divinità. E lo dimostra nel sentimento d’amore per il pescatore Glauco prima e per Dedalo poi.
Suggestivi alcuni episodi completamente rivisti e resi, forse, anche più interessanti da alcune libere interpretazioni della scrittrice.

E Ulisse? L’autrice lo tratteggia in maniera completamente diversa: non il bellissimo eroe, ma un uomo pavido e meschino, dal cui legame con Circe nasce il figlio Telegono. E qui si aprono pagine bellissime in cui emergono la forza e la dolcezza di una madre, con Circe capace di offrire un amore oltremisura. Perché questa è la storia di Circe e non di Ulisse e degli altri personaggi che popolano il variegato mosaico.
E… il finale è davvero sorprendente.