Controcultura: Chiara Vigo, l’ultima depositaria dell’arte di lavorare il bisso marino e prima custode di un habitat da difendere

di Anna Maria Di Pietro
Sembra una leggenda la storia di Chiara Vigo che si immerge come una sirena nelle acque della laguna di Sant’Antioco, in Sardegna, per raccogliere la bava della Pinna nobilis, grande mollusco del Mediterraneo, da cui si ricava la “seta di mare”, una fibra che viene filata e poi, a mano e con l’aiuto di telai a pedale, utilizzata per realizzare preziosi ricami e tessuti nel colore originale, oro brillante, o in oltre cento colorazioni ottenute da tinture naturali estratte da erbe e fiori.
Un’arte tramandata di generazione in generazione, che Chiara Vigo ha appreso da sua nonna, ma la cui origine si perde nella notte dei tempi. Si narra che questa tradizionale lavorazione sia arrivata a Sant’Antioco grazie alla principessa Berenice di Caldea, che lì esiliata per essersi innamorata dell’imperatore romano Tito, insegnò alle donne del posto la preziosa arte. Le vesti di bisso, considerate nei secoli uno status symbol, venivano indossate da sacerdoti e nobili, e nelle occasioni speciali il tessuto veniva tinto di rosso
Tecnica, tenacia, pazienza e maestria sono le caratteristiche che accompagnano tutte le fasi, dalla raccolta della bava al manufatto finale.
La cosa straordinaria è che il bisso è considerato sacro, si insegna in maniera gratuita e niente viene venduto ma donato, tanto che il “Maestro di bisso” vive di offerte.
L’arte si trasferisce per “Giuramento dell’acqua”:
Ponente, Levante, Maestro e Grecale
Prendete la mia anima e
Buttatela nel fondale
Che sia la mia vita
Per Essere, Pregare e Tessere
Per ogni Gente
Che da me va e da me viene
Senza tempo, senza nome, senza colore, senza confini,
Senza denaro
In nome del Leone dell’Anima Mia e
Dello Spirito Eterno
Così sarà.
Chiara Vigo, attraverso laboratori e incontri con le scuole, tiene vivo il sapere antico e, al contempo, si batte per la salvaguardia della Pinna nobilis che, a causa della pesca a strascico, dell’inquinamento e di un turismo non consapevole, rischia l’estinzione.
Perché, in fondo, questa tradizione affonda le sue radici profonde nel rapporto ancestrale tra uomo e natura, e questa straordinaria donna, con il suo canto misterioso prima di ogni immersione, ne è testimonianza vivente.


