CONTROCULTURA “Adriana e le altre” di Alain Elkann, un viaggio delicato nell’universo femminile e oltre

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di Anna Maria Di Pietro

Con il suo tratto leggero, dovuto a quella naturalezza propria di uno scrittore puro, l’autore consegna al lettore una raccolta di sette racconti e una novella lunga.
Storie che sembrano lontane tra loro, diverse, ma che poi, pagina dopo pagina, si scopre essere legate da un fil rouge che ne fa un unicum straordinario. A legarle, l’Amore in tutte le sue molteplici coniugazioni, sfumature e intensità: da quello filiale a quello per un uomo, fino, addirittura, a quello per un’opera d’arte, in un caleidoscopio di emozioni, reazioni, relazioni che, alla fine, si somigliano tutte.
Cinque di questi racconti hanno come protagoniste donne diverse tra loro: figlie, madri, amanti, che però nelle relazioni che vivono formano un gineceo in cui sembrano stringersi soprattutto per quel comune desiderio di essere amate, per quei rimorsi, quei rimpianti, quelle colpe che chiedono un’assoluzione.

Incontriamo, così, Adriana, figura che sembra contenere in sé i tratti di tutte “le altre”. Sfuggente, quasi eterea, vive rinchiusa nella sua camera, un po’ prigione, un po’ bolla protettiva, che abbandona solo per il suo amante, che si macchierà di un tradimento “doppio”.
L’amore tra madre e figlia, intessuto di conflitti, ha il volto Flavia, che combatte con Emma, figlia dodicenne che desidera un maiale e riesce infine a ottenerlo nonostante le sue resistenze. Un tema che rincontriamo in altre pagine, quelle finali della lunga novella, in cui la protagonista, Leini, riconsidera il suo ruolo di madre e, insieme, la sua intera esistenza, attraverso il rapporto difficile con sua figlia.
E ancora, Marcella che invece offre un amore puro, totalizzante: quello per sua nipote Filomena.
Sibilla che indossa con naturalezza una collana di rubini con una storia particolare, attraverso cui l’autore in qualche modo affronta il tema della consapevolezza postuma, quando è ormai tardi per rimediare agli errori commessi.
Tra le pagine incontriamo anche figure maschili: Ascanio, uomo ricchissimo, a cui però la ricchezza non interessa e decide di vivere in provincia, quasi nell’anonimato, conducendo “la sua vita come meglio crede”; James, con la sua spensieratezza nonostante tutto; Jean-Pierre, antiquario, e il suo amore “narcisistico” per un acquerello. Storia, quest’ultima, che scandaglia l’animo umano e ne mette in luce quelle ombre che portano a voler possedere le cose e non ad amarle nel senso più alto del termine.

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Interessanti sono le storie e i personaggi che si intrecciano ai protagonisti, e che contribuiscono all’analisi psicologica, profonda, che l’autore tratteggia per ogni figura, e in cui, però, non c’è giudizio, né di condanna né di assoluzione. E anche i luoghi in cui si dipanano le storie, da New York a Londra, passando per diverse città, sfiorando anche la provincia, contribuiscono in maniera incisiva al racconto.

Come in un puzzle, alla fine tutte le tessere trovano il proprio posto, ognuna con il proprio senso e la propria unicità ma contribuendo a formare un insieme armonioso, che porta a riflessione: in fondo, siamo tutti esseri diversi ma accomunati dagli stessi sentimenti, dalle stesse frustrazioni, dalle medesime reazioni. Senza distinzione di sesso, di razza, di cultura e di religione.