Condanna definitiva per Ciro Carnevale: aveva preso di mira il sito del giornale Primonumero e la direttrice di Telemolise Manuela Petescia con frasi volgari e sessiste

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Il blogger è stato condannato a due anni, il reato è stato dichiarato prescritto dalla Corte di Appello di Campobasso che tuttavia ha confermato la sentenza di primo grado e lo ha condannato a risarcire le parti. Ben poca cosa, purtroppo, considerando quello che è emerso nelle motivazioni della sentenza.

Un hackeraggio in piena regola al giornale Primonumero al quale sono stati purtroppo attribuiti scritti che mai erano partiti dagli account dei loro giornalisti. Ma questo è purtroppo il minimo. La parte più brutta riguarda la direttrice di Telemolise Manuela Petescia. Colpita da vere e proprie minacce di stupro riportate in sentenza, che nooi come i colleghi di Futuroquotidiano abbiamo inteso oscurare per tutelare la dignità della collega presa ingiustamente di mira. La nostra solidarietà e vicinanza è scontata soprattutto in questi giorni che precedono il 25 novembre, giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Una condotta, quella del blogger Ciro Carnevale, condannato in via definitiva, tesa a svilire personaggi pubblici e mondo del giornalismo.

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Tutto questo perché su facebook ognuno si sente in diritto di scrivere quello che vuole, notizie false comprese, e la gente può anche crederci, tutto sommato.
Ma fino a quando? Fino a quando qualcuno non si prenda la briga di andare a controllarle e non decida di spiattellare la verità (carte alla mano).
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da Ciro Carnevale. La vicenda è di solare evidenza, la leggiamo direttamente dalle sentenze e bastano due semplici righe per raccontarla.
1) Condanna a due anni di reclusione in primo grado.
2) Condanna confermata in secondo, ma dichiarata prescritta, che significa, semplicemente, non luogo a procedere per la parte penale (reato non più punibile), ma non certo estinzione dei doveri risarcitori.
E infatti la sentenza di Appello si chiude imponendo a Carnevale di risarcire le parti offese e pagare ogni spesa giudiziaria.
Ha accettato la prescrizione, dunque la condanna resta lì, non punibile, ma resta lì.
3) Ha poi presentato ricorso in Cassazione ma gli è andata male perché la Suprema Corte glielo ha rigettato.
Ebbene, nonostante la decisione della Cassazione sembri chiudere definitivamente il caso, il Carnevale ha scelto di manifestare il proprio dissenso attraverso i social media, in particolare sul suo profilo Facebook, dove ha espresso opinioni deliranti sulla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto tentando di far credere maldestramente di essere stato assolto, esponendosi in questo anche a nuove querele, come l’avvocato Francesco La Cava, che difende una delle parti in causa, la direttrice di Telemolise, ha precisato: “la prescrizione è rinunciabile e si può chiedere che il giudice decida nel merito. Se un imputato, nella fattispecie il Sig. Carnevale Ciro, voleva proclamarsi innocente ed estraneo ai fatti contestati avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione e chiedere la pronuncia nel merito. Si tenga ancora presente che il Giudice se ritiene che nei fatti di causa vi siano elementi per pronunciare sentenza di assoluzione è obbligato a farlo a prescindere dal reato prescritto o meno. Nel caso del Sig. Carnevale, due Giudici, Corte di Appello di Campobasso e Corte di Cassazione, lo hanno ritenuto colpevole, così come il Tribunale di Isernia, per cui, mancando la rinuncia, hanno dichiarato il reato prescritto. Proprio per questo motivo rimane in essere la condanna del risarcimento danni liquidato sia con la sentenza di primo grado che con quella di secondo grado. Se fosse stato dichiarato innocente non ci sarebbe stata condanna in favore delle parti civili che si stanno già attivando per il recupero del dovuto“.

Di seguito il link della sentenza della Corte d’Appello di Campobasso:

sentenza Corte d’appello 81/2025

(n.d.r.) Nel dispositivo di sentenza è stato ritenuto opportuno oscurare gli scritti offensivi, discriminatori e sessisti riconducibili a Ciro Carnevale, in quanto non conformi ai principi di rispetto e dignità della persona.